Provocazione in forma d’apologo 9

Permettete innanzitutto che mi presenti: io sono un Punto di Vista. Come, direte subito allarmandovi per le maiuscole, un Punto di Vista? Un punto di vista, così, semplicemente, senza un personaggio in carne ed ossa o almeno immaginario che lo sostenga? Ebbene sì, proprio così: un Punto di Vista nudo e crudo, uno sguardo sorto dal nulla e sporto verso il nulla; e poi un filo di fiato, un refolo appena sufficiente a sospingere la vela della penna sul lago in apparenza liscio della pagina.

Del resto, per tanti esseri umani fatti di solidissima carne e incapaci di incarnare mai, nella loro reale esistenza, un punto di vista che sia uno, non è proprio possibile almeno per un istante accettare un punto di vista che, disincarnato, se ne vada libero e solo per il mondo sulle sue gambe di vento? E’ veramente uno scandalo osservare un paio di occhiali che se ne vanno a spasso senza nemmeno un naso che li inforchi e li regga?
A proposito di occhiali. C’è stato un tempo, lo confesso, nel quale persino a me ne fu proposto un paio, con tanto metodica insistenza che alla fine non potei fare a meno di cedere. Tutti, all’intorno, me li consigliavano, e anch’io, peraltro, dovevo ammettere l’esistenza di certe mancanze e storture nella mia visione. Fu così che accettai, confortato dalle parole di chi mi circondava, e soprattutto da quelle dell’Ottico. Oh che mondo nuovo mi si squadernò davanti all’inizio! E bisognava sentire i commenti, gli incoraggiamenti degli altri. Sì, fu davvero un bel periodo, quello, all’inizio. In seguito, però, incominciai a notare nuovi difetti di vista, diversi ma non meno gravi dei precedenti; inoltre, ed era ciò che allora più contava, avvertivo sempre più forti le voci dei critici, che assicuravano che ero di gran lunga preferibile nella vecchia versione. Insomma, finii per andare da un altro Ottico e per qualche tempo i suoi occhiali e soprattutto i suoi discorsi assennati e morali, che mi ripetevo senza sosta, mi impedirono di rendermi conto della verità: che cioè avevo sostituito dei problemi con altri problemi e che mi ero guadagnato nuovi partigiani e nuovi detrattori, e che non ero più capace di tirare diritto e guardare lontano, ignorando sia gli uni sia gli altri. Ma presto la cosa assunse un’evidenza tale che più nessun artificio valse a nasconderla. Allora presi l’unica decisione che andava presa, di cui sono tuttora orgoglioso e della quale non credo mi pentirò mai: soffiai via gli occhiali (frantumarli sotto i piedi non potevo, poiché non ho piedi) e ripresi la mia strada, nudo e crudo come dicevo prima, a lume di naso e più impettito di quanto fossi mai stato. Buonanotte al secchio e tanti saluti.
Eh sì, lo so, ammetto d’essere un Punto di Vista un po’ particolare: un Punto di Vista con un punto di vista.
(E, forse, così retrocedendo o così avanzando, che è la medesima cosa, di punto in punto e di vista in vista, questo vale e si estende all’infinito. Ovviamente, relativi dolori compresi: dal momento che in questa nostra condizione di viventi metafore il dolore è anzi maggiore che nell’esistenza ordinaria, è sconfinato: appunto perché, senza un corpo a far da confine, per noi non c’è un altrove, una terra altrui, ove quando qualcosa ci duole si possa in qualche modo trasferirlo e fare che non dolga. E dunque noi Punti di Vista, al contempo punti di vista di Punti di Vista, gridiamo tutti, in proprio e in conto terzi, tutti insieme gridiamo. Sembra un educato squittio, ma è, indiscutibilmente, un grido.)

7 pensieri su “Provocazione in forma d’apologo 9

  1. fabry2007

    questo, secondo me, è il migliore degli apologhi fino ad ora, Roberto. codici che si accavallano senza creare confusione, ma solo un’immagine nitida del caos e di un ordine che potrebbe apparire all’orizzonte, dentro, ma potrebbe anche sparire per sempre.
    fabrizio

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  2. elena f.

    immagino due Punti Di Vista senza carne che s’incontrano e nella trasparenza l’uno dell’altro possono vedere oltre e accorgersi che in fondo quello che vedono è sempre l’altro nella lente rifrangentesi all’infinito della verità

    bello

    elena f

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  3. marcos

    e in effetti tutte le linee (solari) convergono in un punto della lente, e da quel punto all’altro punto la distanza tra i due fuochi… che potrebbero distinguersi anche tra chi scrive e chi legge, o ciò che si è scritto da quanto si ha da leggere… insomma chi legge deve scomparire in qualche modo alla stessa maniera dello scrittore già scomparso… beh, non so quanto c’entri questo con la tua nona provocazione in forma d’apologo ma sicuramente m’ha fatto soffiare via gli occhiali…

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  4. Sandra Palombo

    Dal mio Punto di Vista, senza occhiali e senza l’Ottico, quindi dalla mia ottica individuale e irriproducibile, questo è un pezzo ottimo che si legge con piacere.
    Sandra

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  5. lucaariano

    Da miope (anche forte) non posso fare a meno di apprezzare questo post.. 🙂 Mi viene in mente il passo di quella canzone: “Peppino […] con i tuoi occhi e con i miei occhiali”
    Un caro saluto

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  6. Mario Ardenti

    Amo molto da un poco di tempo scrivere sciocchezze, senz’altra giustificazione che la noia e la vanità, e sono molto contento quando qualcuno le legge: se poi ci trovo anche un commento…
    E leggo in rete centinaia di cose, essendo vecchio e solo e dunque avendo nulla da fare, e comparo con occhio che si sforza di essere “altro” e concludo, alla fine, che siamo in tanti.
    Tutti Punti-di-Vista ineccepibili, visto che si è dissolto l’arbitro… ma no mano, mai stato l’arbitro, NON PUO’ esistere!

    Sempre salutando

    Mario

    P.S. Chi ha scritto il libro delle classifiche è un millantatore.

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