Caro Fabrizio, mi scrivi se si può usare ancora la parola spirito. Penso di capire bene il senso della tua domanda, vista la consunzione a cui le parole sono legate a causa degli usi nei contesti più diversi che se ne fa. E più le parole sono importanti, più sono soggette a questa inesorabile inflazione. Pensa a verità, bene, amore, Dio, libertà, cultura… spirito.
Ne viene che bisogna stare attenti a usare questa parola, perché appena la pronunci, senza aver condotto prima una necessaria (quanto inevitabilmente noiosa) explicatio terminorum, si accendono nella mente di chi ti ascolta delle immagini e delle idee che spesso non hanno nulla a che fare con quello che intendi. D’altra parte se ti metti a fare l’explicatio, hai già perso metà del tempo e la parte più fresca dell’attenzione di chi ti ascolta.
Ciononostante non conosco nessuna parola che possa sostituire il termine spirito. Perché, che cosa comunica di speciale questa parola?
E’ un po’ di giorni che sto in compagnia di Schopenhauer, la cui lettura considero benefica per la mente. E’ una persona onesta, chiara, vuole la verità, e poi sa scrivere. Cosa assolutamente non secondaria. Io ho una venerazione per lo stile chiaro e immediato. Penso che sia segno al contempo di onestà e di profondità intellettuale. Leggendo la tua domanda sullo spirito, mi è venuta alla mente questa frase di quel vecchio orso filosofico:
“Ogni sera, siamo più poveri di un giorno. Nel vedere scorrere questo nostro breve periodo di tempo potremmo diventar pazzi, se nel più profondo recesso della nostra essenza non vi fosse la segreta coscienza che ci appartiene la sorgente inesauribile dell’eternità, per poter rinnovare con essa continuamente il tempo della vita”. La frase viene da Parerga e paralipomena, vol. II, § 143; tr. it. di Mazzino Montinari, Adelphi, Milano 2003 (ed. or. 1851), vol. II, p. 372.
Che cos’è il profondo recesso della nostra essenza? Come parlarne? E come parlare della segreta coscienza che esso contiene e che ci dà la forza non solo per tirare avanti, ma per vivere con virilità, coraggio e anche un pizzico di gioia leggera? Lo spirito, ecco il punto, non è solo coscienza o sapere, è anche coraggio, è anche una forza. Il pneuma dei greci, soprattutto degli stoici, è sempre connesso con il fuoco, non tanto con il fuoco come uno dei quattro elementi primordiali, ma con ciò che è ancora prima di loro, il soffio igneo, l’energia primordiale. Lo spirito è il legame più intenso tra noi e il flusso primordiale della vita da cui veniamo e al quale torniamo. Io penso che il termine spirito dica la totalità della vita, la coscienza di vivere e insieme la gioia di essere vivo. Non è solo qualcosa di intellettuale, ma di integrale, di vitale. Ma quante altre cose mi vengono in mente…
Ciao, Vito.

Lo spirito è il legame più intenso tra noi e il flusso primordiale della vita da cui veniamo e al quale torniamo. Io penso che il termine spirito dica la totalità della vita, la coscienza di vivere e insieme la gioia di essere vivo. Non è solo qualcosa di intellettuale, ma di integrale, di vitale.
parole da incidere a fuoco sul cuore,
sono fuoco , sembrano scaturire misteriosamente da quella fonte che è la vita
grazie
elena f
Mi ritrovo. E però… c’è il pericolo di farsi inebriare, di non più propriamente pensare, ma farsi trascinare dall’emozione che sorge dal proprio vissuto, dalle parole lette, dai testi sacri, e così via. Risonanze che annebbiano l’intelligenza di che cosa “spirito” sia. Poiché nulla è peggiore del dominio che sull’anima esercitano i nomi, e i confini dei nomi si sovrappongono. Perché “Dio” è “vita”, “Dio” è “spirito”, “spirito” è “vita”, “vita” è “energia”, ecc. ecc.
Attualmente ho solo una risposta, precaria: rinuncia, digiuno, assottigliamento (spirituale, intendo…)
@fabio
forse bisogna cercare dentro e non al confine fra le parole, dove le parole si sovrappongono, in sillogismi che sembrano tautologici(A è A)
bekett diceva che avrebbe voluto fare dei buchi nel linguaggio per vedere cos’è nascosto dentro.il nostro parlare è sempre un dire in perdita nel momento stesso in cui pronunciamo parole esse mostrano la loro inadeguatezza che però, secondo me è anche la loro forza,perchè ci spingono ancora a cercare, forse anche nel digiuno e nella rinuncia
saluto tutti
elena f
Lo spirito è negli attimi della quotidianità, io credo, in ogni minuto sospirato in un vortice tra solitudini e caos, tra parole che giocano in poesia e mutevolezze del cuore.
@Mancuso
Ha un senso cercare nella distinzione tra spirito e anima una qualche realtà? C’è saggezza teologica oltre che psicologia popolare nell’individuare una polarità nel soggetto?
Qui si viaggia alti… è un piacere leggervi.
Credo che il macarismo evangelico significhi questo: solo lo Spirito di Dio può renderci poveri, nel senso di trasformarci in esseri umani che confidano solo in Dio, e si fondano su di Lui soltanto, perché avvertono che tutto il resto è nulla. Chi è reso povero dallo Spirito è di Dio, perciò è beato: ora e qui.
spero che Vito trovi il modo di intervenire. intanto posso dare un’indicazione bibliografica: il tema della differenza tra anima e spirito è trattato specificamente in Vito Mancuso, Per amore, Mondadori, pp.233 ss.
fabrizio
Grazie Fabri, io invece su questa cosa di spirito e anima vi mando via Mail un testo prezioso che ho trovato, troppo lungo per essere postato.
in merito all’interessantissimo libro l’anima ed il suo destino vorrei dire che la frase si Einstein riportata a pag 131 è …”la scienza senza religione è zoppa la religione senza scienza è cieca… grazie per l’ospitalità