Eva Kuhn Amendola a Boine
Florenz, 12 novembre 1911
Und toricht blind ist,wer erdreist im Dunken, / wer Tod u. Leben unterscheiden will. /
J. Baltrusciaitis ( poeta di nazionalità lituana )
Ed é un povero cieco colui che ardisce distinguere la morte dalla vita.
La mia traduzione italiana della stessa poesia. Forse Le piacerà!
Tanti, tanti buoni auguri e saluti affettuosi.
E. A.
Giovanni Boine a Eva Kuhn
Porto Maurizio, 27 agosto 1914
Come puoi pensare ch’io mi accontenti degli accomodamenti che disegni? Ti pare ch’io sia uomo da vederti ventiquattr’ore all’anno, e poi lasciarti sola cinquecento miglia distante, in balia di una città ch’io non conosco, con tuo marito sempre padrone di venire a casa tua, di ripigliarti di rifarti sua, di rubarti di strapparti di nuovo a me? Queste sono le sciocchezze del tuo spiritualismo da donne. Ora ti capisco bene, sai. Quella che chiamavo diffusione interiore é vigoria, é gioia, é un giovanile ripullare di energia buona che tu hai dentro ( e vuoi ch’io mi ti lasci sfuggire ora che t’ho capita? ) é amore, é Eva kuhn,
ch’io amo che é mia, mia [ … ] pensi che uno che t’ama, che Giovanni Boine, uomo sodo, reale con nervi pel quale il mondo non sta di là delle nuvole, possa accontentarsi di vederti ventiquattróre all’anno e amarti come in una leggenda.
B.
A Sibilla Aleramo
Porto Maurizio, 9 febbraio 1915
Questo tu brucia le labbra e la carta. Tu per pietà. Mano inquieta, data come per obolo, troppo presto risolta. E il diritto
d’un altro come una muraglia d’ansia.
Son qui steso, torbido di febbre e di limbo. La mia vita si chiama chiusa, il mio nome é nonperme. Dite tutti addio
quando tremando io dico eccomi. Ma se anche sogghigneró col viso, diró nel mio cuore eccomi fino a morire.
Tuo
Boine
A Sibilla Aleramo
Porto Maurizio, 11 febbraio 1915
Non ho saputo che gemere, ti ho pregato con labbra aride, come un allucinato come un ebbro. Son tutto singhiozzo.
Son teso a te come nel crampo. Non ragiono, non vedo, non ho pietà: son cieco e sordo.
Questa tua fronte che pensa troppo! Io l’infuocheró di baci; dovrai scioglierti, dovrai ridurti a me che sono la vita come viene, sono riso e tristezza, sono scatto e abbandono, sono voluta anarchia ed irragionevole torbidità,
Tuo
Boine
Sibilla Aleramo a Boine
[…] Quel polacco stamani diceva che saremo, io e te, nemici. Letteratura! Peró é certo che non mi conosci. Inquietudine
non é antitesi di schiettezza. E perché questo bisogno in te di difesa? Io sono l’eterna senza difesa, ma non vorrei cambiare.
Il primo giorno che ti vidi, strano ti giudicai inerme…altro che elementare…Prometti a me la gioia, bimbo, perché da me
l’attendi. L’avrai – e non mi sentirai gemere. Poi un giorno spariró…
Questa mia lettera t’indigna? Incomincia l’inimicizia Boine!
Dammi le tue mani…ch’io t’abbracci tutto o ch’io pianga remota da me stessa, amami, mio
Sibilla
A Sibilla Aleramo
Porto maurizio
Respiro mio,
…Dammi la bocca e gli occhi, ch’io li baci. Non ti diró più che cose serene, cose azzurre ed ariose come quella vastità
chiara innanzi a noi, quando ti accarezzavo, quand’ero cosí pieno e felice su quel colle.
Tuo
Boine
A Sibilla Aleramo
Genova, 20 febbraio. Ore 22 sabato
Ti supplico, scrivimi; niente di te! la mia sicurezza dura t’ha ferito; il ricordo di Michele, l’amore ti sfa. Rina, sono di muscoli,
sono di terra, bruto, e lui é la luce!
[ …] Che ardenza, voglia di averti! Vuoi ch’io mi consumi? ch’io sia cenere arsa?
Sibilla Aleramo a Boine
Alassio, 6 marzo 1915
Hotel Savoia sabato sera
Fragore di mare, e qui un tuo ritrattino ( me l’ha donato tuo madre senza che glielo chiedessi ) la tua figura giovine di contro
al tuo Porto, lo sguardo e il sorriso quasi spento che avevi la prima volta che ti vidi. Bello, caro, dolore, tremore. E veramente
come questo mare non taci un attimo, mi batti, m’insulti, mi sollevi, m’annienti…
Son qua perché il mare mi prenda, perché il mare mi passi sopra la fronte e io muoia sentendolo.
Addormentarmi…
Sono tanto stanca…
Tu non senti, mare…
Sibilla Aleramo a Boine
Alassio, 9 marzo 1915
Dormirti sulla spalla…Non mi conosci, non m’hai veduta dormire mai.
Sembra che l’onde stanotte salgano sino alla finestra…
Ore 7 mattino.
M’ha svegliata, dopo solo quattro ore di sonno, la luna calante venuta a toccarmi le palpebre…O tu che ti destavi?
E adesso da un pezzo é già sorto il sole. Che giornata avró? Tu riceverai questa? Partiró ?
Baciami.
Sibilla.
Giovanni Boine a Sibilla Aleramo
Porto Maurizio, fine marzo 1915
Ti prego caldamente di lasciarmi queto. Non provo nessuno dei sentimenti che tu supponi. Non ho nessun desiderio
di rivederti. Questi tuoi inviti per non dir altro, mi infastidiscono come delle sconvenienze. E come devo infine dire per dirti che non provo assolutamente nessun amore per te? Se tu viceversa ne provi capisco, posso capire, che tu gema, come tutte le creature gemono, ma ció che mi urta fino alla nausea é questo tuo travisamento di ogni mia parola, questo insopportabile accaparamento di me e delle mie intenzioni. E’ un caso di mostruosa vanità ch’io non credevo possibile. Hai raccolto tutte le bricciche dei miei discorsi, hai gonfiato il senso d’ogni mia proposizione, hai preteso vedere per le fessure della mia anima e ci vedi secondo il tuo tormento. Che io non ti ami non ti pare possibile che uno si sia ingannato non puó essere vero… Infine basta. Lasciami queto.


l’ho tovata, finalmente
la poesia che Sibilla scrisse a Campana, me l’hai fatta venire in mente…..
Leggendo questi frammenti di lettere io entro in quell’intimità
che solo l’amore e il dolore conoscono.
Grazie Marino.
8 agosto 1916
Baciarti…
Aspettando la posta, ecco cosa t’ho fatto…:
Fauno
Lontane dal mondo,
quercie,
rade nel sole d’agosto,
acque fra sassi,
lontane dal tempo,
e tu
dorato ridi,
tu alla bianca mia spalla
tu alla virginea sua musica
gioia dagli occhi ridi.
(ricordo del 3 agosto 1916)
(l’ultimo verso era venuto prima dei due penultimi: forse era meglio? Ma non ha importanza.E’per noi.)
buona domenica anche a te Antonella.
Carla, visto che sei una conoscitrice della Aleramo, credo che nel suo Il frustino, degli anni venti o trenta,
il personaggio maschile fosse proprio
Boine.
marino
Conosco ben poco di Boine….dovresti raccontarmi (magari più dettagliatamente)la sua storia.
Comunque belle le lettere, mi fanno tornare ad un mondo di ricordi e di passione, con tutto il suo fascino del bianco e nero.
Buona serata
carla
nato in liguria, ha studiato a milano,
la tisi l’ha costretto a tornare al
tepore di porto maurizio. Alessandro Cesati, mecenate ( il vero padrone di arcore prima che qualcuno la portasse via impunemente ai suoi eredi) gli passava una mesata.
Boine ha bisticciato con tutti, é morto a trent’anni lasciando articoli, saggi, poesie e un romanzo Il peccato.
buona serata Carla.
nessuno si ricorda di lui.
naturalmente Casati,pido desculpa
“Io sono l’eterna senza difesa, ma non vorrei cambiare”.
“Ascolta: la luce del crepuscolo attenua/
ed agli inquieti spiriti è dolce la tenebra:/
ascolta: ti ha vinto la Sorte:/
ma per i cuori leggeri un’altra vita è alle porte:
non c’è di dolcezza che possa uguagliare la Morte”.
(D. Campana, Il canto della tenebra).
ciao, Marino.