Quando oggi ho accompagnato Giovanni
alla scuola materna, lui voleva farmi vedere
i giocattoli, voleva dirmi delle cose
che c’erano nella classe, e io vedevo,
mentre li guardavamo, come erano poveri i giocattoli
e come erano sporchi anche,
e poi lui voleva che io lo prendessi in braccio
e guardammo i pesci che avevano appiccicato
sopra dei fogli (e vidi che i pesci
erano delle foglie molto belle di una pianta strana
di cui non so il nome, e sembravano proprio veri)
e guardavo il foglio di Giovanni molto semplice e spoglio
e mi piaceva molto, con solo due pesci
che scendevano giù verso il basso del foglio,
e chiesi a lui quale era il suo, e lui mi indicava
sempre il disegno di qualcun altro.
Io dovevo andare al lavoro, così lo deposi
e lui s’avvicinò a un tavolino dove la maestra tirava fuori
dei puzzle, e lui disse subito: “Io voglio questo!”
(con una prontezza che io non avevo mai avuto).
La maestra glielo diede e lui cominciò a sparpagliarlo
poi tutto solo cominciò a mettere i pezzi,
e stava chino con la testa, e non mi guardava ora,
e io potevo andare, ma mi veniva da piangere
perché pensavo che o lui non sentiva quello che io sentivo,
o se lo sentiva lo nascondeva,
e, sapendo che io dovevo andare via, non alzava il capo
verso di me (che l’avevo chiamato alla vita
e l’avevo messo di fronte a questo strano gioco)
ma rimaneva solo
con il capo leggermente inclinato
intento nel suo gioco.
***
Giovanni, tu giustamente dici
meglio stare qui che nel cielo
quando saremo morti
perché qui sei con i tuoi cari,
sai dove sei, anche se non sempre sei contento,
qualche volta sei triste, qualche volta arrabbiato,
invece in cielo non sai con chi sei,
non si capisce bene come e dove si starebbe
e ti fa un po’ paura di stare così in alto,
e non si capisce dove si poggerebbero i piedi.
E anche io penso: Giovanni, in cielo, ti rivedrò
o non ti rivedrò?
Ma certo, certamente ci rivedremo,
io ti aspetterò e tu verrai,
e poi staremo lì, anche se non si sa bene in che modo,
anche se non si sa bene, non importa.
***
– Ma quando crescerò, tu diventerai piccolo?
– No, diventerò vecchio…
– E poi andrai in cielo?
– Sì, e tu diventerai vecchio.
– No, io non diventerò vecchio.
Ma è vero che dal cielo si può riscendere?
– Beh…forse…Ma non serve, perché in cielo si sta bene…e quando io sarò in cielo, ti aspetterò. Poi verrai anche tu e staremo insieme in cielo. Sei contento?
– … Ma perché non possiamo stare qui?
– Beh…
– Ma che, diamo fastidio a qualcuno?

Magnifiche. Mi piace come tutto lo struggimento di fondo si alleggerisca nella battuta finale. E mi è venuto in testa (non so perché, ma lo registro ora e qui): Par delicatesse j’ai perdu ma vie.
sì, la battuta finale è notevole (anche il resto). a me ricorda uno di quei film francesi tipo il favoloso mondo di amelie.
La tua poesia, Claudio, tocca in me corde profonde, avendo due figli; e me ne ricorda una che ho dedicato a mio figlio, nella prima raccolta, e che mi permetto di proporti.
Grazie. Giovanni
MICHELE
Cosa ti ho dato di buono
Non lo so
Una salute niente male
Spero
E un certo modo di scivolare
Sulle cose
Per amarne meglio alcune
Intensamente.
Ogni volta è una tenera sorpresa
Ritrovare sé stessi
Negli avvallamenti, i rilievi, i promontori
Della tua pelle
Luminosa
Sacra.
Ma si disperde in fretta
Il mio sorriso:
Intorno a te i pericoli, e in me
La buia stanza del dolore
Degli errori, dei difetti senza rimedio.
Avrai il tuo carico di gioie
E di pene: potesse ricaderne su di me
Una parte, ché non si è mai incolpevoli
Vivendo, generando nuova vita.
Ma tuo è il cammino
A me è dato solo nutrirti lo sguardo
Rafforzarti le gambe
E seguirti:
Se avrò saputo darti il meglio
Oltre il mio, oltre il tuo tempo.
(Da: Il tempo invisibile (Book Editore)
“A me è dato solo nutrirti lo sguardo
Rafforzarti le gambe”
Grazie Giovanni, la poesia a tuo figlio “scivola” e, nello stesso tempo, incide.
Claudio
Discorso piano, Claudio, ma parole dense e concentrazione, bastano pochi gesti, poche parole a costruire un mondo. In attesa di procurarmi i tuoi libri, spero di poter leggere qui altri tuoi testi.
Grazie anche a Giovanni per la sua bella poesia. Questo è l’augurio che tutti ci facciamo:
“…potesse ricaderne su di me
Una parte, ché non si è mai incolpevoli
Vivendo, generando nuova vita”.
Grazie a Giorgio, a Fabrizio, a Giancarlo.
Mi ha fatto ricordare una scena della mia adolescenza. Davanti al cancelletto di casa mia, in sicilia, in una serata di primavera malinconica. Le rose erano fiorite e si stava compiendo un’incredibile eclissi di luna. Tenevo in braccio mia sorella Rita, allora aveva pochi anni. Lei guardò la luna che diventava nera, e a un certo punto mi chiese: perché c’è il cielo? perchè ci sono le stelle? Io non risposi, non sapevo che dire, ma quella risposta non data la scrissi sul quaderno, la sera dopo, ed è diventata un verso che ho tenuto sempre con me, da grande: “Ti resterà per sempre il vuoto delle stelle”
Sebastiano
Molto intense. Struggenti. Commoventi. Grazie Claudio.
E’ sempre piacevole rileggerti. E sai che quel- … Ma perché non possiamo stare qui? mi torna talvolta in mente mentre sto con mio figlio? In tutte le tue poesie traspare serenità di vita che non vuol dire vita serena, ma un modo tutto di Damiani di guardarsi intorno che è, secondo me, unico,nella poesia di oggi.
Saluto tutti Sandra
caro damiani
conosco e apprezzo il suo lavoro di cui qualche volta mi hanno parlato amici comuni. mi piacerebbe scambiare con lei un pò di pensieri sulla poesia.
saluti da franco arminio
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