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I pesci e i migranti liberi

I pesci sono migranti liberi, e non hanno nessun ingresso sbarrato. E fanno il pallone, e si inseguono come fossero i fiati dell’organetto, e si addormentano felici.

Io ho spesso avvicinato il mio palmo alle loro bocche, per cercare di raccoglierne l’eredità quando avevo paura del naufragio e di poter rimanere perduto come un oggetto. E mi giravano intorno, senza spostare polvere: come in guerra, sulla terra, mio Dio.

Sott’acqua il mare sembra sicuro, non è arricciato e non sente l’assalto dei motori; senza il contatto con le dita umane resta puro in ogni lato, come la fede o come dovrebbe l’amore fra i popoli. Continua a leggere

In ricordo di Giorgio Weiss

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di Alessandra Palombo

Giorgio Weiss, autore e ricercatore di testi di letteratura giocosa non ha mai pubblicato le sue poesie, perché  la poesia  la viveva ogni giorno.

Si definiva “ Pubblicista, pittore, anagrammista e soprattutto poeta , con versi che rifuggono da lirismi e intime motivazioni, dando spazio a forme di gioco linguistico e temi erotici”

Nel  sito http://www.giorgioweiss.it è possibile leggere quanto ha fatto per la diffusione della poesia, del teatro  e dell’arte ; dalle trasmissioni televisive  degli anni ’80  nelle quali  si sfidarono, in due gare, i più grandi poeti italiani, sino al periodo finale della sua vita dedicata al concorso internazionale di haiku di Capoliveri all’Isola d’Elba. Continua a leggere

Piccola introduzione alla poesia di Beppe Salvia

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Beppe Salvia opera, nella seconda metà degli anni settanta, un rinnovamento della nostra poesia, un cambiamento di rotta che sarà poi gravido di conseguenze.  Vorrei partire da una breve prosa poetica uscita nel primo numero di Braci, del 1980, intitolata Il lume accanto allo scrittoio, dove nella forma apparentemente banale di un editoriale, è annunciata questa rivoluzione: Continua a leggere

Daniele Bollea, “A mio padre Giovanni Bollea”

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Al culmine di “L’anima ricorda” (Edizioni Mondo Fluttuante, 2014), grande libro di Daniele Bollea passato quasi completamente inosservato, sintesi inedita di poesia e scienza da far tremare, sono queste quattro poesie al padre, Giovanni Bollea, grande personaggio della nostra cultura contemporanea, non tanto per aver inventato la neuropsichiatria infantile, quanto per la forza e la calma delle sue parole, per la grandezza della sua anima. Continua a leggere

Maria Stella, da “Accompagnarti”

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Ho letto un piccolo libro di poesie che mi ha stupito, si intitola Accompagnarti, di Maria Stella, anglista insegnante alla Sapienza, esperta di otto-novecento inglese e traduttrice di Thomas Hardy e Ted Hughes (da ricordare un volume su Cesare Pavese traduttore, del ’77), scomparsa prematuramente nel 2004 (era nata all’Aquila nel 1950). Il libro è pubblicato da Fuorilinea, nella bella collana di poesia rosso sospeso (che però ha copertina gialla) Continua a leggere

VIVA, una rivista in carne e ossa

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Una rivista VIVA. Intervista a Claudio Damiani

(art a part of cult/ure, 2.2.2015)

Di Donato Di Pelino

A Roma i poeti si riuniscono in una galleria d’arte. Alla Nuova Pesa(storico spazio condotto da Simona Marchini, attrice, regista e molto altro) da qualche anno si danno appuntamento i fans di  “Viva”,  una “rivista in carne ed ossa”. Ogni numero ha un tema diverso e alla presentazione sono invitati scrittori e artisti a intervenire con letture o presentazioni dei loro lavori in sintonia con l’argomento scelto. Continua a leggere

Lorenzo Calogero

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Lorenzo Calogero non è stato in campo di concentramento come Celan, non ha conosciuto, come Celan, Cioran Gadamer e Heidegger, ma io penso che sia al suo livello, uno dei più grandi poeti del ‘900. Lo penso da tanti anni, feci la mia tesi di laurea su di lui nel 1982, e ne parlai a lungo con Amelia Rosselli, che si considerava sua allieva.

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LINGUA E LINGUAGGIO

La novità di Braci fu nella lingua. Parola e concetto allora inusati, e tuttora credo da spiegare e chiarire. Ciò che univa i poeti di Braci (e ciò che unisce ancor più quelli che, chiusa la rivista, hanno continuato con rinnovata fede e rigore nel cammino intrapreso) era non una poetica comune (che sarebbe come dire un’ideologia), ma una lingua.

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Poesie di Daniele Mencarelli

Pranziamo alla nostra ora,
il caffè di corsa perché è tardi
si sa che gli appuntamenti non aspettano
e se arrivi secondo hai da perderci,
solo un attimo sulla poltrona
su quei cuscini a tue sembianze,
cinque minuti dici al massimo,
sorseggiando dalla tazzina bollente ancora;
io so come andrà a finire
questa scena vista dal principio,
la mano parte a reggere la fronte
il capo lentamente appassire
infine le palpebre distendersi,
ecco, il torpore ti ha vinto
e non ricordo che abbia perso mai,
perché tu sei rimasto quello che eri,
un bambino amante del suo riposo.

(mio Padre) Continua a leggere

A questo servono le lacrime, di Paola Malavasi

Voglio parlarvi di un libro bellissimo: “A questo servono le lacrime” di Paola Malavasi, uscito qualche mese fa presso Interlinea Edizioni. Paola non l’ha visto perché è morta prima, a nemmeno quarant’anni, è scomparsa all’improvviso lasciando di sasso il mondo delle lettere italiane, che cominciava a conoscerla, la vedeva crescere nella poesia, avendo lei cominciato a pubblicare da non molti anni. E questo è il libro della sua maturità, e della sua rivelazione più piena.

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Bambino Gesù, di Daniele Mencarelli

Vi presento alcune poesie del poeta romano Daniele Mencarelli, tratte da BAMBINO GESU’, Ospedale Pediatrico, che uscirà prossimamente nella collana di poesia di Avagliano che dirigo assieme a Andrea Di Consoli.
Claudio Damiani

T’ho salutato per sei mesi
pensandoti impiegata o segretaria
di chissà quale ufficio dentro il paese,
poi l’anziano collega mi spiegò bene
la tua vera professione dento l’ospedale,
vivere da cinque anni dietro a un figlio,
un lavoro che nessuno potrà toglierti
per quanto sarà lunga la tua vita.
Ma tu della fatica ne fai un sorriso
del sacrificio una saggezza pratica.
Oggi sulla panchina ti godi il tempo
limpido e fresco com’è d’autunno a Roma.

(Padiglione Pio XII)

***

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Cesare

CESARE

Cesare viene la sera, e si siede sulla strada.
Cammina male, perché è zoppo,
ha una zampa rattrappita
perché è stato bastonato dal padrone.
Adesso non ha padrone,
vaga qua e là per il paese,
penso che gli diano da mangiare
perché non chiede niente, si mette lì seduto
e sta buono.

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PICCOLA ANTOLOGIA PETRARCHESCA

PICCOLA ANTOLOGIA PETRARCHESCA

 

Ripensando a quel, ch’oggi il cielo honora,

soave sguardo, al chinar l’aurea testa,

al volto, a quella angelica modesta

voce che m’adolciva, et or m’accora,

 

 

gran meraviglia ò com’io viva anchora:

né vivrei già, se chi tra bella e honesta,

qual fu più, lasciò in dubbio, non sì presta

fusse al mio scampo, là verso l’aurora.

 

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