Poesie di Daniele Mencarelli

Pranziamo alla nostra ora,
il caffè di corsa perché è tardi
si sa che gli appuntamenti non aspettano
e se arrivi secondo hai da perderci,
solo un attimo sulla poltrona
su quei cuscini a tue sembianze,
cinque minuti dici al massimo,
sorseggiando dalla tazzina bollente ancora;
io so come andrà a finire
questa scena vista dal principio,
la mano parte a reggere la fronte
il capo lentamente appassire
infine le palpebre distendersi,
ecco, il torpore ti ha vinto
e non ricordo che abbia perso mai,
perché tu sei rimasto quello che eri,
un bambino amante del suo riposo.

(mio Padre)

***

Che difensore, che splendido marcatore,
ero un guardiano a protezione della porta,
povere quelle punte che mi toccavano
dal primo minuto paurose del mio sguardo,
ai calci d’angolo gli sputavo nelle orecchie
ad arbitro lontano picchiavo sui malleoli,
con le testate loro rispondevano
gli scatarri e le gomitate sugli zigomi.
Quando mi toccavano un compagno
facevo come un razzo tutto il campo,
minacciavo vendette al prossimo scontro.
Che lotte su quei rettangoli sterrati,
che disonore raccogliere il pallone
tra le grida avversarie di vittoria,
per me guardiano sconfitto della porta.

***
Ormai non si viaggia più insieme
tutti e cinque in auto verso il mare,
voi due davanti e noi tre di dietro,
Jglesias e i suoi amori in sottofondo.
Vanno per il loro nuovo viaggio
fratello e sorella con figli appresso,
è nell’ordine naturale delle cose!.
Io continuo a starvi dietro
su sedili più spaziosi perchè vuoti
con la testa infilata in mezzo ai vostri,
ad aspettare che passi sulla fronte
la mano dall’una poi dall’altra parte.

***

E’ una palazzina decorata, (o decorosa ?),
al piano di sopra già ci abitano
due sposetti e la loro nuova casa,
fresco di mobiliere l’arredo chiaro.
Oltre il profumo della prima cena
sento le promesse contro il tempo
allargarsi a chiedere una porzione d’infinito;
penso alle tapparelle ingessate di sotto
a quelle illuminate che i due abitano,
tra poco in quello spazio mia sorella
consumerà negli anni il suo avvenire
ci crescerà il figlio tra cucina e televisore,
affacciandosi controllerà la vita intorno
la strada in discesa poi le altre case
tre alberi per cornice a la strada provinciale.

***

Solo tu mi sai sorridere così
unica mia ragazza di questi anni,
quando mi vedi gli occhi li spalanchi
li fai più grandi di quanto la natura
non te li abbia già donati azzurri luccicanti,
ecco ride il viso e la tua bocca
da principio di gengive color latte
ha ora bene in vista quattro finestrelle,
quale sentimento saperti fedele
unico uomo sulla terra a cui lo doni.
Al centro della stanza ce ne stiamo
un ballo dopo l’altro
il tempo mite ci attraversa,
io e te, mia fidanzata scalza.

(Ilaria)
***

Il bar asilo di vecchi sfittati
ha smesso l’insegna di tre lettere
per una multicolore che dice “HAITI”,
stessa sorte ai tavoli in fòrmica
alle vetrine mai viste riempite,
salvo mozziconi e sporcizia d’anni,
tutto di zecca e verde tropici
una ventata di Caraibi in faccia alla provinciale,
del bar di sempre rimangono coppe e gagliardetti
e le bestemmie dal solito branco all’angolo.

***

I pellegrini si spostano col vento,
riempiono negozi a folate,
si spostano tra cappuccini
e formato tessera di Papa buono,
già accasato è quasi tutto il paese
da una tramontana la prima a far inverno;
rimangono loro, contemplano in magliettina,
in una piazza che è già a notte fonda,
alla chiesa con il suo portale esposto
una guardia di guardia appisolata.

(Castel Gandolfo)

***

Paese di bar e barbieri
ti svegli prima che nasca il sole,
c’è chi legge il giornale
con il fernet in mano per colazione,
due vecchi discutono di verderame
di vigne che non si finisce mai d’accudire
c’è anche Toni il matto beato
svegliato dal rumore delle corriere
e già tutto preso a rincorrere i piccioni,
si spengono intanto i lampioni
il chiarore fa più bella la chiesa,
in un angolo c’è uno che scrive,
la sua vita è fatta delle vostre
si lascia cullare dai discorsi
dai musi lisci di barbe appena fatte.

(Albano)

2 pensieri su “Poesie di Daniele Mencarelli

  1. fk

    E se ci mettessimo un piccolo taglio, usando il “more”? Non è difficile. Basta premere il tasto bianco a destra, e appare una linea tratteggiata; e poi si salva di nuovo.
    Se ci sono dei dubbi basta chiedere.

    Rispondi
  2. Al De Santis

    Sempre lieve ma densa la poesia di Daniele.
    Per me che conosco bene quei luoghi davvero belle le due poesie finali, in particolare quella su Albano.

    AD MAIORA.

    Rispondi

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