Grande Libello

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(Prime idee per un reality show su Letteratura & Letterati brainstormizzate per voi da Chiara Daino UND Franz Krauspenhaar)

Stimato Franz,

apolide nell’anima e uomo di mondo, hai deciso? Partecipi? Non so quale testa di Zeus abbia partorito una simile i-dea…
Sono gatta conFusa (più del solito): sono in secca, ma immagini il pieno che si può riversare? 30 scrittori rinchiusi in Accademia (sempre ripresi dalle telecamere!) per il primo poetry show?

Il Grande Libello è la nostra ultima Isola? Non lo slam con televoto dalla Crusca – a frenarmi, non gli anapesti razionati, né le prove di metrica… È il “professionale” a tabulare la resa: confessare all’Italia tutta quali colleghi si vogliono eliminare – potrebbe avere risvolti da revolver… E io amo la vita (anche perché si sa, i performativi sono i primi a “saltare”…)!
D’altro cantico – sarebbe un idillio stendere nella stanza dei giochi di parole (anche se ricercata – mai troppo richiesta): ci metterei la sirma!
Il contratto editoriale in palio è prodigio – per noi in balia del fenomeno: orfani di Mecenate dobbiamo adottare plot & spot? Là dove il sapere non riesce, lo sponsor elargisce: il fittizio si eleva redditizio e – al fin, paghiamo bad & breakfast? E così? Ai posteri l’ardua sentenza o ai poster la via di sopravvivenza?
Tre mesi senza alcol, sigarette, antidepressivi, analisti e lamette: realizzi il reality? Vogliono sterminare, non promuovere! E le prove a tema? Tremo: la settimana Arcadica mi ridurrebbe in anti – patetico vagare declamando «Vai o non Vai?» (senhal in codice: Steve – cifrato s.o.s. ai guitar heroes)…
Oh, Franz, per le tue bianche ginocchia e per il rosso in banca, per la stanca che ciocca – chiedo venia e chiedo pecunia, consiglia tu l’anemica (in vena randagia: da felina a cinica, di folina in colica).

Chiara (media, grazie!)

***

Chiara cara,

media in krug è meglio ma sarebbe allor la mezza – e allora facciamoci una Fiesta, e tre volte tanto dunque farebbe il liter e mezo che va ben, anche Don Ferrazzi (anca per far rima con mezo) se lo beve alquanto, soprattutto con accompagno di stinko di majale: dunque dunque dunque, al reality poetico slam atomico stomp ci penso e ponzo Fonzarelli sommo dagli Happy days, dunque da immemore Zeitgeist. Te lo dice uno che c’è cresciuto a pane companatico e Piccoli Fans (e crescono, ohmmammaMilosansdrocchia Ciro-Ciro-Ciro se crescono! – e mi chiedono il poster, ma io al maximum je pozzo dà momentaneamente il post, questo); e come si dice a Palemmo, ‘u capisti? E certo, e poi c’è anche che sto vagliando lo stare senza l’antidepressivo favourite per tre mesi, mica bruscolini de tiempo. Ma ci ponzi, Fonzina? Il Franzino senza i Maveral 0,50 che fa, se spara una machinepistol o Machinegun Kelly (oh, il Big Charles Bronson, mica caramelle è chiaro che mi girano le palle come il Bartali del Conte Paolo, eh?) nella Tempra o mores?! E il litio chi me lo dà, il sciur Gori, ovvero il sciur Canile Finque in Parodi? Che poi le mie bianche ginocchia, che han preso l’andazzo del trico, è vero, e pure logico vista l’età no evergreen, son stanche di reggere ‘sto rosso in banca da far paura al Profondo Argento Dario mica tanto più vivo. Dalla folina alla colica, dagli Appennini alle Ande, dalla bolina in Luna Rossa al golino in Laura Angel… Scusi Valeria, GO GO GO, vada a recitare le sue foliès più in là, che c’è il Fantastichino Ennio 8 (presenta Pippo Baudo) che l’aspetta! Comunque in pochi versi leonini ti dico che ci sto: io i colleghi da eliminare se vuoi te li snocciolo come olive Saclà con tutti i nomi & cognomi, manco fossi Baccini che si ubriaca con l’amico Pinketts al Trottoir, noto luogo di perdizione dei portamonete della Milano con l’ingoio imbriaco. Oh, ma pure nichts Alkohol? E no Zigaretten? E che facciamo, allora? Si compensa col sex and the city, cioè con la visione baricentrica bassa di quelle svenevoli carogne singleton-sur-ton newyorkesi sempre a caccia di salde patte pantalonaie? Oh, scherzi? Piuttosto, se hai già la tua lista della spesa pronta, farfalla, lasciamela nella Hall of Paradise che ci aggiungo i miei nomen omen e carichiamo i Winchester. O preferisci i vecchi Smith & Wesson? Oh, fai tu, beddamatri, io mi fido; benchè con loro, i due gemellini tuttopepe, mi sono sempre trovato bene, mai un inceppo come – dicono – il Siffredi Rocco. Mica la Beretta, ecco, che a qualche aspirante suicida l’ha lasciato in mutandoni di tela sul più bello della sparata grossa in tempia o sottogola! Io voglio la satisfaction (o Satisfiction, come el disi el me amis Gianpaolo Serino) guaranteed!
Bon, ci sentiamo presto per i details, Karachiara.

Franz (erone, una specie di wurstel umano, ecco…)

16 pensieri su “Grande Libello

  1. francesco sasso

    Se volete, vi offro il mio bunker come set per il reality ed anche una decina di lettori da legare con manette in dotazione alla spalliera del letto, non garantisco la qualità dei letti, da testare comunque, come anche i lettori, che non sempre son buoni, come nuovi farmaci dico, tipo Prozac, tanto per compensare lo squilibrio chimico, ché l’abuso persistente di poeti e scrittori senz’ombra di lettore alcuno per tre mesi, mi spiegò l’esimio collega, inibisce la produzione della serotonina da parte del cervello.
    Naturalmente per franz girl girl girl nel boccostage e contenitori di rifiuti abbastanza capienti da contenere corpi umani e i Montley crue a manetta on stage.

    stone

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  2. lucaariano

    Avete deciso di rilanciare il genere epistolare nell’epoca del postmoderno? 🙂 Ottima idea: io sono un grande estimatore del genere, con le email tutto si perde, tutto si ditrugge…Buon reality naturalmente!
    Un caro saluto

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  3. Marco Simonelli

    Capitommi un dì, un lustro fa se ben rimembro, d’aver un gig (un ingaggio, una roba che poi anche se la fai male ti pagano lo stesso). Trattavasi di lettura poetica da svolgersi in claustrofobica vetrina di negozio di alta moda sito nel bel mezzo del centro fiorentino, fra cardo et decumano, in Struscio Avenue, durante l’ora di punta, quell’ora in sul calar del giorno in cui il sabato del villaggiotto si riempie di varia umanità tipo signore coi capelli rosso menopausa, adolescenti urlanti e ridacchianti, coppiette con passeggino incorporato che vanno alla Standa etc etc (acc.) L’esposizione vocale doveva durare meno d’un’ora. Mi fu richiesto dall’organizzazione di “fare qualcosa per attirare gente”. Fu così che mi ritrovai in un malinconico febbraio, bianchiccio di carne, non ben depilato, in tanga, qual lattea porchetta vociante al pubblico ludibrio del pubblico. Una mosca intrappolata fra doppie finestre.

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  4. themanagershow

    Ragazzi non siete nelle condizioni di preparare alcunché prima di ogni cosa voi avere bisogno di disintossicarvi da sovrastrutture e patimenti verbali incommensurabili ed estremi che vi provocano catarsi catartica e indisciplinatezza evidenziata da un forte movimento ascendente e discendente delle sillabe e dei marchingegni alfabetici, i vostri lemmi sono fuori squadra e non sono bene allineati con il contesto e con il testo inoltre studi parossistici hanno stabilito e evidenziato che esaminando le questioni è possibile preparare e studiare la situazione convenzionale del poetry slam in work progress tre giorni tre prima dell’evento mediatico chiusi in baracca senza tetto e senza servizi igienici e senza vitto e alloggio e senza prozac pillole e gocce litio e senza digitale tubo catodico e pixel inverosimilmente la struttura molecolare dell’assioma potrebbe causarvi trauma linguare e sublinguare e la vostra prestazione poetesca subcosciente non sarebbe possibile e non è un pretesto questo per cui, visto che sono la vostra manager, vi consiglio o meglio vi ordino di andare a fare una tre giorni tre in campo di grano tagliare spighe con la falce poi fare belle ballette di paglia sotto il sole cocente poi prendere bastone per cotoliare le olive poi portare frantoio per fare olio poi alzarsi alle cinque e mungere vacca nerina e bianchina che hanno le mammelle gonfie di latte poi andare a preparare impastata gallinelle e fai puripuripuripurì e poi impastare 5 chili leggasi cinquechili di farina grano duro e poi impastare pane e infornare poi spietrare terreno e costruire recinto questo per tre giorni tre il quarto giorno farsi doccia e andare piazza stazione con divina commedia sotto braccio e poi aprire libri e cominciare a declamare versi alle gente che passa e spiegare parola per parola fare parafrasi e analisi logica e grammaticale di ogni verso e portare valigie fino al treno tutto questo per altri giorni tre poi settimo giorno riposarsi e preparare progetto slam reality poetry show

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  5. themanagershow

    e la gente si fermava ad ascoltarti o solo risate. hai sentito di quel musicista famoso, uno dei uomini più belli del mondo, che ha suonato per un’ora con uno stradivari di migliaia di dollari alla stazione e ha guadagnato solo 32 dollari? nessuno lo ha ricosciuto. a.

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  6. Chiara Daino

    Joshua Bell, caro “manager”.

    Per il resto preferisco la vendemmia “forzata” – alle balle di fieno: la POTATURA…you know…

    Chiara Daino

    P.S: Mai riposta fu tanto responso! Grazie Franz, per il gomitolo che (s)rotoli sì che felina possa unghiarlo!

    P.P.S: @Luca: siamo già quattro ere dopo il post-moderno;) ma qualsiasi cosa stiamo rilanciando è un lancio (in primis!). Un abbraccio

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  7. elena f.

    il grande lì…bello!

    inquietante l’idea di chiudere trenta letterati in scatola catodica…l’unica cosa che mi viene in mente è la necessità di mettere in valigia un voca-boll’ario…potrebbe essere utile in caso di as-fasia claustro-fonica…

    ciao chiara e franz

    saluto tutti

    elena f

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  8. managerdibell

    “cara” manager, sono una femminuccia e sono la manager anche di Joshua Bell, ma mi sa che quello lo licenzio, non può portarmi 32 dollars, eh no! Il violino m’è costato un occhio della testa!

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  9. francesco sasso

    “(Non sarai uno scrittore ma hai molto da dire!)”

    Grazie!
    E’ un bel complimento, davvero.
    La mia compagna non fa che ripetermi una frase simile, che dovrei riprendere a far versi.
    Come scrisse Bufalino: che ci vuole a scrivere un libro? Leggerlo è la fatica.
    Ed io non vorrei mai leggere un mio libro.

    Per il resto, mi accontenterei di un minuto di perfezione.
    Un saluto
    stone

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  10. fk

    E la ci vogliono i finanziamenti, Ceshina cara, la tu non lo sai? Vediamo come va, la mi piacerebbe pure che tu portassi nella combriccola il Simonelli che mi pare alquanto avvezzo alla sperimentazione delle location. un discorzo pop tutto da portare in tivu alla fascia oraria dei “famosi” trogloditi.

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