(a Mario Luzi, in memoria)
In pubblico, negli ultimi tempi, leggevi
da fogli ampi quasi come lenzuola
mi è stato detto, ho constatato. Problemi
di vista, probabilmente, ma dalla mente
fra una frase e l’altra, fra una parola
e un inchino delle palpebre, restava
sospeso un silenzio primordiale, puro
come quello della tua arte, degli uccelli
quando più alto è il loro volo; in quegli
enormi fogli preparavi le tue ali, le piegavi,
come è d’uso, per fare gli aeroplani?
Ti pensavamo eterno, ormai, casomai
l’orma di un verso a staccarsi dall’ombra, a librarsi…
Luce incarnata
Sbocciò
in tutti i suoi rosa, in tutti
i suoi rossi, Lucca;
sorse da oltre i larghi bastioni
la luce, aperta e gloriosa
in questa prima decade di dicembre.
Poi
sotto la volta affrescata
a cielo, con putti ed uccelli
fra gli spessi tendaggi gialli
avvolti a strascico e quelli
alle pareti in trompe-l’oeil rosa
il poeta novantenne tenne
una lezione sulla vecchiaia e l’umiltà
di fronte a un uditorio composto
per lo più da annoiate studentesse
botticelliane in jeans a vita bassa
e maglie che scoprivano l’ombelico.
Ma tu, sornione e quasi estraneo
ormai, sorridevi e, fra gli schiocchi
e i rantoli della tua ricerca
di portare i pensieri alla voce,
di trovare sillabe e saliva
fra i trilli continui dei loro cellulari
lo sapevi, certo, che quelle fasce di pelle
nuda sono il vero poema, ogni segreto
vi è lì inscritto, in grazia, e dice ancor
più vita della tua più ricercata parola.
Lo sapevi tu, caro vecchio, che
quella è la tinta, irraggiungibile,
che ha una rosa quando la luce
in lei vi si posa, infine, e tace.
Ignominiosamente
Ignominiosamente
diedero a te, maestro, del rimbambito,
dell’essere indegno e dell’irresponsabile
persino. Qualche ministro della Repubblica
si vantò, poi, e candidamente, di non aver
neppure mai sentito parlare di te prima
di allora. Eppure in tanti ti fummo grati
per quell’innocua buotade, detta ancora
una volta fuori dai denti per criticare
un certo trito vittimismo strumentale,
del tutto anacronistico, e ingiustificato.
(In tutta confidenza, caro maestro,
Lui non è mai stato tanto simpatico
neanche a me. Non mi sono mai piaciuti
quelli troppo pieni di sé, per quanto poi
possano realmente aver fatto, edificato)
Beh, chiesero quasi la tua testa, lì,
al Palazzo. E tu non li hai disturbati
che per altri pochi giorni, ormai…
Ignominiosamente
sono certo, perseverano (se mai dovessi
sovvenirgli fra i ricordi) a pensarti
solo come un vecchio rompiscatole
che un dì osò, così ignominiosamente,
offendere quel loro, intoccabile, leader.

Scrive Vladimir Jankélévitch: “Il silenzio è ciò che permette di sentire una voce altra, che parla un’altra lingua : una voce venuta da altrove. Questa lingua sconosciuta, d’una voce sconosciuta, questa vox ignota, si nasconde dietro il silenzio, come il silenzio si nasconde dietro i rumori superficiali della quotidianità: perciò l’uomo attento, tramite una sorta di dialettica rivolta al profondo, dapprima scava attraverso lo spessore rumoroso che lo circonda per portare allo scoperto le pieghe trasparenti del silenzio, indi penetra all’infinito nella profondità del silenzio stesso per scoprirvi la più segreta di tutte le musiche perché se il silenzio è al di là del rumore, l’armonia invisibile, l’armonia criptica, esoterica è al di là del silenzio stesso” (La musica e l’ineffabile, Bompiani, Milano 1998).
Tutta la più grande poesia degli ultimi due secoli è stata anche, in vario modo, poesia del silenzio. Mario Luzi, dal canto suo, afferma l’originaria partecipazione del silenzio alla lingua, e nega ogni inimicizia tra silenzio e parola. In lui la vox ignota è pur sempre, strenuamente, una vox.
Qual meraviglia!!!
Grazie a Fabio Franzin…
“l’orma di un verso a staccarsi dall’ombra, a librarsi…
Luce incarnata”
ringrazio Fabio Brotto per la sua dotta e illuminante citazione di Jankélévitch. Volevo dirti, caro Fabio, Che io vivo a Motta di Livenza. ciao, e grazie
Caspita, Franzin, siamo vicini! Mi fa piacere. Mi sa che uno dei prossimi giorni verrò a pesca sul Malgher. Sarai mica animalista anche tu? Luzi da buon toscano deve pure essere andato a caccia, se interpreto bene qualche sua poesia…