A lungo ho atteso questo giorno
davanti alle rose e ai miei coltelli
come l’assassino la vittima
o come il rogo l’eretico
per mostrarvi questi versi
li ho incisi sulle rovine di amori
fecondati con l’ombra fertile
partorita dalla tua luce femminile
in un Tempo atroce
ho temuto a lungo questa notte
come la vergine sposa
o come i papaveri del campo che aspettano l’alba
dove finisce il tuo corpo?
e dove inizia la mia follia?
Corro per raggiungere i tuoi occhi
stanco e perso
per le nevi e templi di oblìo
i tuoi occhi: due lune sulla collina arsa
una piccola patria
insanguinata dal mio amore e dalle pietre
che ho lanciato lungo questa costa
sono esule nell’origine dei tuoi occhi
occhi nudi: laghi freddi del nord
se vengo soltanto per rivedere i tuoi occhi verrò
come due notti estive della mia Darsìa
se ritorno soltanto dalla guerra dei tuoi occhi ritornerò
ad ascoltare nel buio i tuoi occhi
e chiamarli sotto la pioggia
con un altro alfabeto
Un cielo inospitale copre il tuo volto
e una primavera ostile non ti conduce al verde
una luna gelida trafigge gli orizzonti teneri
e si ubriaca nell’origine delle tue notti
(notti colpevoli di grida e fughe)
tu esisti perché ti nomino
tu cammini perché io ti raggiungo
dalle tue labbra fioriscono uccelli
nelle tue dita bruciano astri
entro nei sentieri del tuo nome all’alba
ed esco dal tuo sogno nel crepuscolo
voglio essere eco della tua voce
custode delle tue ceneri
che attraversano le mie
Gëzim Hajdari è nato nel 1957 a Hajdaraj, Albania. Poeta, saggista e traduttore. Vincitore di importanti premi letterari. Dal 1992 vive a Frosinone. Scrive sia in albanese sia in italiano.
Le tre poesie qui proposte sono contenenti in : Gëzim Hajdari: maldiluna / dhimbjehene, BESA editrice, 2205.

Nel 2005 incontrai Gëzim.
Mi colpì il suo dolore (che traspare dalla pelle del viso) e la forte vocazione di Poeta del popolo albanese. Rimproverò i poeti italiani di non essere epici ed altro ancora.
francesco
Grazie, Stefanie, sono poesie molto suggestive, antiche nell’ispirazione che parte dalla terra, dalla appartenenza alla terra, alla natura e che attraversa l’umano, rappresentato spesso da una figura femminile,donna o terra, donna e terra al tempo stesso. Trovo bellissimo questo intreccio e quell’eco di un dolore primitivo che la voce di Hajdari, epica e virile, mantiene.
Belle poesie ! Non conoscevo l’autore. Grazie!
Sono molto belle queste poesie: esiste un libro dove trovarle?
“Tu esisti perché io ti nomino” all’inizio mi ha fatto pensare alla Genesi e al potere della parola, ma poi, considerando che è una poesia d’amore, alla crudeltà del sentimento come un bisogno che qualcuno viene a colmare. Come se fosse sempre troppo sottile il confine tra amare come dono e amare per possedere, dire la propria carne nell’altro.
tanto, proprio da tanto, non mi è stato dato poter leggere versi così naturali quali una radura di pace così cedua al Centro dell’unicità dell’amore.
grazie. anch’io vorrei il libro.