Tra molte assenze

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Entri in un bidone arrugginito
abbandonato in un campo
tra l’avena selvatica e l’ortica.
Dalla vernice secca affiora
un ribelle di dieci anni, scafato
capace di orinate punitive
negli orti dei barbogi vicini;
e di espropri di canne, temerari
per farci la capanna dell’estate, o
di assalti ai rami dei susini
dei giuggioli o di altre primizie.

*

Parlava piano Mauro
ammalatosi d’esaurimento
a diciott’anni; questo
dicevano i familiari
a chi notava i capelli lunghi
la barba incolta, l’eskimo
indossato estate e inverno.
Troppe cose non vanno,
è ora di cambiare…;
siamo stanchi del potere…
;
gli americani in Vietnam
stanno facendo una strage,
fermiamoli…
Questo, più o meno, ripeteva Mauro
a quelli che incontrava
mostrando un quotidiano stropicciato.
Nessuno rideva del suo apostolato
umile e instancabile.
Ricordo un Cantagiro
dei fine anni sessanta
con quel povero Cristo solo
su una panchina dei giardini;
mentre accanto la folla avvolgeva
un corteo lunghissimo di auto
coi cantanti dalle giacche colorate,
i sorrisi forzati, che salutavano.
Troppo per lui il retaggio
d’una famiglia piccolo borghese
in buona fede dentro
un suo modello ideale; suo padre
consigliere comunale democristiano,
sua madre donna di casa perfetta.
Senza aver mai fatto rivoluzioni
attentati o espropri proletari
era diventato negli anni
l’icona silenziosa e mite
di chi è fuori dal coro;
immutabile presenza
ad ogni cambio di scena, simili
e diverse solo nei gusti;
come per le generazioni: tronfie,
le ultime, con quelle che precedono,
per le abilità insuperabilmente
nuove, le esperienze uniche…

*

Ora che hai gli anni di tuo padre,
vedi l’esplosione del germoglio
e la foglia che cade, in ogni cosa;
il gioco dei nessi causali
nell’incedere lento della storia,
la miseria di poche variabili
rispetto alle infinite.
Sembra dar ragione la vita
all’ignoranza beata. Normalità
ed equilibrio, il punto di arrivo.
Con l’errore a nutrire l’esattezza,
la stupidità, l’intelligenza; e se
tutto alimenta tutto, ti domandi,
è solo questione di ruolo
contingente e di tempo?
A stabilire il merito: il potere
nominale dello Stato, d’un capo
qualunque, o il braccio che pianta
più forte la bandiera sulla cima,
il cappello sul lavoro degli altri?
Con nuovi occhi ti chiedi
se coraggio ed azzardo siano
momenti di una crescita,
o l’azione naturale e degna
nel contesto in perenne assestamento;
in una civiltà malata, spada
che assume il rosso del tramonto.

*

Vengono a cercarti i bambini:
perché ti sei nascosto
dentro? vieni a giocare…
Sei uno di loro e lotti
dove un tempo facevi capriole.
Ma tra i genitori che vigilano
i due che cerchi non ci sono.
Ci conteniamo gli uni dentro gli altri
non c’è contatto che non lasci un segno,
pure nel silenzio degli anni;
una sola morte si trascina dietro
infinite parti di quelli ancora vivi:
teche di memoria s’inabissano;
e doppiamente ci manchiamo.
Ti allontani dal bidone
che l’erba sempre più nasconde,
avendo qualcosa di urgente
da rendere.

10 pensieri su “Tra molte assenze

  1. stefanie golisch

    … prima lettura di questa mattina, bella, triste, vera…un insieme che può contenere solo una poesia…

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  2. Roberto Rossi Testa

    Caro Giovanni,
    mi pare che da un lato siamo già un po’ vecchi per questa saggezza che ci sopravviene, e che dall’altro siamo ancora un po’ giovani per accettarla del tutto.
    Un abbraccio,
    Roberto

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  3. mariapia

    E’ una pittura la tua poesia, tanti dipinti, e dai colori maliconici e vivi, dal vero.. presi da un’urgenza del presente;
    se è la tua vena, continua a raccontarne,con amicizia.

    MPia

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  4. Antonio Fiori

    I ricordi dell’infanzia possiedono a volte una forza inaspettata, si impongono, ci chiamano, pretendono voce. Queste quattro poesie-immagini di Giovanni lo dimostrano chiaramente. C’è la lezione di Attilio Bertolucci,il vuoto delle assenze, un verso addolcito dalle rime interne, una rara capacità di ‘restituzione’.
    Antonio

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  5. mariapia

    A te , Giovanni.
    Se ti va, fai una capatina su Nazione indiana, ci sono poesie mie, poèmes anzi, tratti da Album feriale. .
    Un abbraccio, da Maria P.

    Rispondi

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