Chi era Theodor Storm (14.9. 1817 – 4.7.1888)? E dove si trova Husum, la città dove visse e morì? La grigia città sul mar grigio, che questo autore e poeta canta in una delle sue poesie più famose come un luogo di melanconico fascino. Ah, la grigia Germania e la sua ancor più grigia letteratura! Che tristezza!
Certo, mentre Baudelaire e Mallarmé a Parigi inventavano, esaurendo le loro forze umane e creative, elegantemente la modernità, i poeti e gli scrittori tedeschi preferivano rimanere a casa propria, nelle loro piccole città di provincia dove erano nati e dove svolgevano un lavoro borghese.
Non troviamo in quell’ epoca grandi viaggiatori o libertini, ma al contrario bravi cittadini che componevano nel loro tempo libero opere composte. Storm è un tale esempio. Fontane ( fino un certo punto…) Conrad Ferdinand Meyer e naturalmente Adalbert Stifter. Tutti apparentemente scrittori che rimanevano, a quanto pare volontariamente, in un recinto ben stretto, personaggi cupi, difficilmente immaginabile come dei flaneur nei viali delle grandi città.
Ma l’apparenza, come si sa, a volte può ingannare. E forse in certi casi non solo bisogna leggere fra le righe, ma addirittura controcorrente per scoprire la vera faccia di uno scrittore, quello più importante che vuole nascondere davanti a sé a agli altri.
In Storm tutto o quasi tutto tende verso l’idilliaco. La sua più bella e tutt’ora suggestiva novella Immensse, tradotto tanti anni fa in Italiano e forse ancora rintracciabile su qualche bancarella d’antiquariato, è naturalmente una storia d’amore, dove il compimento dell’amore è la rinuncia. Solo nella sfera dell’ideale, l’assoluto dell’amore può essere salvato per tutta l’eternità.
In termini psicoanalitici è facile riconosce in una tale esaltazione un’angoscia di fondo. Una paura di vita o fuga dalla vita. Più insistono Storm e Stifter sulle loro utopie personali, più palese appare dietro i loro sforzi lo spaventoso abisso di una vita tormentata da paradossi e contraddizioni.
In questo senso, essi ( ma sicuramente anche un poeta come Pascoli … ) non sono meno moderni rispetto ai loro contemporanei francesi, ma la modernità in loro appare ex negativo : un mostro a sette teste che divora ogni certezza.
Credo che non sia proprio un caso che Thomas Mann amasse particolarmente i Giacinti di Storm ispirandosi ad essi in certe scene del suo Tonio Kröger e che il romanzo preferito di Kafka fu il Nachsommer di Stifter. Sullo sfondo delle proprie angosce, questi autori coglievano l’inquietudine che carica ogni parola con tutte le ombre del loro significato inteso.
Nei Giacinti è la consapevolezza che uomo e donna non si possano mai raggiungere. Lei deve danzare mentre lui vorrebbe dormire. Lui l’ama e forse anche lei ama lui. Ma ognuno gira intorno al proprio centro interiore secondo una legge segreta che niente al mondo può spezzare.
Hyazinthen
Fern hallt die Musik; doch hier ist stille Nacht,
Mit Schlummerduft anhauchen mich die Pflanzen.
Ich habe immer, immer dein gedacht;
Ich möchte schlafen, aber du musst tanzen
Es hört nicht auf, es rast ihn Unterlaß;
Die Kerzen brennen und die Geigen schreien;
Es teilen und es schließen sich die Reihen,
Und alle glühen; aber du bist blaß.
Und du mußt tanzen; fremde Arme schmiegen
Sich an dein Herz; o leide nicht Gewalt!
Ich seh dein weißes Kleid vorüberfliegen
Und deine leichte, zärtliche Gestalt. – – –
Und süßer strömend quillt der Duft der Nacht
Und träumerischer aus dem Kelch der Pflanzen.
Ich habe immer, immer dein gedacht;
Ich möchte schlafen, aber du mußt tanzen.
Giaciniti
Lontani echi di musica, qui è notte fonda.
Mi spiran le piante un torpore profumato:
Sempre, sempre mi rammento di te;
Vorrei dormire ma tu devi danzare.
Non smette mai, continua senza posa;
Bruciano le candele, strillano i violini,
S’aprono e si richiudono le file
E tutti ardono ma tu sei pallida.
E tu devi danzare; altre braccia ti
stringono al petto, o non patire violenza!
Vedo il candido abito fluttuarmi
innanzi la tua figurina delicata! – – –
E dal calice delle piante copioso sgorga
Più dolce il profumo della notte e più sognante
Sempre, sempre mi rammento di te;
Vorrei dormire ma tu devi danzare.
( Traduzione di Adelmina Albini)

Bella idea, quella di ricordare Storm!
Questa poesia è l’ennesima conferma del fatto che dal Romanticismo in poi la bellezza e l’amore (da sempre legati) possono essere declinati solo come perdita (per alcuni perdita definitiva entro l’orizzonte mondano, per altri perdita assoluta, per sempre).
A Fabio Brotto:
Credo che Lei definisca la giusta prospettiva sotto la quale la modernità deve essese – anche – visto. E credo che sono propio questi autori , nel testo nominati, che fanno percepire, appunto,
la dimensione dello spavento e della perdita. L’apoteosi delle avanguardi, lanciata in quasi tutta la critica letteraria del dopoguerra come parola d’ordine, ha fatto dimenticare il potenziale esplosivo che si nasconde in quei scrittori che avertivano l’enorme spavento dell’essere umano in un mondo totalmente libero – o liberato.
Stefanie Golisch
che bel pezzo, Stefanie. elegante chiaro delicato, rispettoso. c’è passione.
come quella che metti nelle traduzioni.
volevo dirtelo, per quanto valga, già da un po’.
i giacinti”, una perla.
non conoscevo Storm e mi piace molto averlo conosciuto scritto così.
un saluto
paola
a paola: grazie, paola. anche per me i giacinti sono una perla, qualche cosa di enigmatico, sfuggente. Il verso ” ich moechte schlafen, aber du musst tanzen ” è uno di quei versi che vengono da molto lontano e quindi, mai del tutto compresi, ti lavorano dentro…
un caro saluto!
Stefanie
dai tuoi testi, Stefanie, s’impara sempre qualcosa di nuovo e di importante. una boccata di ossigeno.
@Stefanie
non volendo interpratarlo ma piuttosto sedermici di fronte da una delle infinite trasgressioni e aggressioni e accarezzamenti che esso m’accade
e ac(cadendomi) un muro (cade) – uno tra i – […]
quel verso (extra+terreno) è un conflitto tra sacro e profano, ma nello stesso tempo la sospensione in crinale del tale tra i due conduce ad entrambi e ad entrambi sfugge…
e si. d’accordo con te… lavora dentro.
grazie a te per la risposta.
paola
Salve,
la ringrazio per aver ricordato Storm al pubblico italiano.
Non sono perfettamente d’accordo con la sua visione di Storm. Non era proprio soltanto un “bravo cittadino”. Era ateo e scrisse anche numerose poesie politiche che gli crearono anche qualche problema con le autorità; verso i preti nutriva un vero ribrezzo, p.e. sotterrò sua moglie a notte fonda in modo che nessun prete potesse intervenire… Thomas Mann disse di lui che non c’era nulla di retto e corretto nella sua vita né nella sua personalità.
Oltre al link segnalato che riguarda la pittrice italiana Siri Pasina (www.siripasina.de) e le sue belle illustrazioni all’opera di Storm (vedo adesso che c’è anche una traduzione italiana di una poesia di Storm) segnalo anche la voce enciclopedica Wikipedia su Storm che è stata inserita di recente: http://it.wikipedia.org/wiki/Theodor_Storm
Grazie ancora per aver parlato di Storm.
Chi può aiutarmi a identificare la poesia di Storm in cui è ricorrente il verso “…ancora una volta…” e segue il concetto di concepimento di un figlio da parte di una donna con un uomo più anziano di lei.
Grazie.
Andrea