Ascolta, è già notte fonda… # 1

Ingeborg BACHMANN – Anrufung Des Großen Bären

orsa maggiore

Großer Bär, komm herab, zottige Nacht,
Wolkenpelztier mit den alten Augen,
Sternenaugen,
durch das Dickicht brechen schimmernd
deine Pfoten mit den Krallen,
Sternenkrallen,
wachsam halten wir die Herden,
doch gebannt von dir, und mißtrauen
deinen müden Flanken und den scharfen
halbentblößten Zähnen,
alter Bär.

Ein Zapfen: eure Welt.
Ihr: die Schuppen dran.
Ich treib sie, roll sie
von den Tannen im Anfang
zu den Tannen am Ende,
schnaub sie an, prüf sie im Maul
und pack zu mit den Tatzen.

Fürchtet euch oder fürchtet euch nicht!
Zahlt in den Klingelbeutel und gebt
dem blinden Mann ein gutes Wort,
daß er den Bären an der Leine halt.
Und würzt die Lämmer gut.

‘s könnt sein, daß dieser Bär
sich losreißt, nicht mehr droht
und alle Zapfen jagt, die von den Tannen
gefallen sind, den großen, geflügelten,
die aus dem Paradiese stürzten.

*

Ingeborg BACHMANN – Invocazione all’Orsa Maggiore

Scendi, Orsa Maggiore, notte arruffata,
fiera dal manto di nubi, dagli antichi occhi,
stelle occhi,
nella macchia affondano, scintillanti,
le tue zampe con gli artigli,
stelle artigli,
vigili noi pascoliamo gli armenti,
pur da te ammaliati, e diffidiamo
dei tuoi fianchi sfiniti, degli aguzzi
denti dischiusi,
vecchia orsa.

Un cono di pigna: il vostro mondo.
Voi: le sue squame.
Dagli abeti dell’inizio
agli abeti della fine
la rivolto, la sbalzo,
l’annuso, ne saggio il sapore
e l’abbranco.

Temete o non temete!
Gettate l’obolo nella borsa,
all’uomo cieco una buona parola,
perché tenga l’orsa al guinzaglio.
E condite gli agnelli di spezie.

Potrebbe quest’orsa
liberarsi, non più minacciando,
incalzando ogni pigna, dagli abeti
caduta, maestosi abeti alati,
precipitati dal paradiso.

*

(Traduzione di Luigi Reitani)

17 pensieri su “Ascolta, è già notte fonda… # 1

  1. Luca Ariano

    Grazie Francesco per questa splendida poesia della Bachmann. Segnalo in uscita un numero monografico su di lei su Palazzo San Vitale, rivista di Parma edita da MUP. Scusate l’OT ma penso sarà un numero interessante su una poetessa che merita di essere letta e approfondita!

    Un caro saluto

    Rispondi
  2. francescomarotta

    Che coincidenza, Luca! Pensa che io avevo preparato un “Tradotti da silenzio” (che ho deciso di spostare e di postare a ferragosto: credo possa avere effetti refrigeranti!) sulla Bachmann… Poi, oggi pomeriggio, sarà stato il caldo, sarà stato un qualche “non so che”, mi sono addormentato, anche se per pochi minuti (non mi capita mai) e, forse, devo anche aver sognato (anche questo non mi capita spesso): mi sembrava di udire la voce di padre Virginio Rotondi, in una di quelle trasmissioni radiofoniche degli anni Sessanta, alora molto seguite. Ero un bambino, ma ricordo, spero di non sbagliare, che teneva una rubrica quotidiana che si chiamava “Ascolta, si fa sera”, una sorta di “It’s time to go: teach your children”. Quindi, proprio perché alle “voci” che si odono nel sonno bisogna sempre prestare attenzione, l’ho interpretato come un invito, direi quasi un “ordine”, a tenere una mia rubrica. Il passaggio dalla meditazione sulla sera che arriva alla presa d’atto che “è già notte fonda”, contiene tutta la distanza che, ahimè, mi separa da quel sant’uomo…

    fm

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  3. fk

    Grande proposta!
    “Ho mangiato un cuore di nebbia”. Questo suo verso mi accompagna come un amuleto.
    Poetessa straordinaria.

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  4. Gaja

    Ho letto e studiato la Bachmann in lingua originale, all’università. È rimasta sempre con me da allora in poi, nel mio cuore e tra le mie letture. (Francesco, i tuoi post riescono sempre a stupirmi. Grazie.)

    Rispondi
  5. francescomarotta

    Nessuna risposta a nessun post, Gian Ruggero, solo il lancio di una nuova rubrica e l’anticipazione del post di ferragosto, in modo che tutti gli interessati e i non interessati possano prendere in anticipo le loro precauzioni. So già di gente che tornerà dalle località di villeggiatura proprio per leggerlo appena sfornato.

    La rubrica notturna, a carattere aperiodo, avrebbe la pretesa di proporsi come antidoto alla marzullite dilagante, un invito, a chi ne ha voglia, a lasciare nello spazio dei commenti una riflessione o un pensiero intorno al testo (non sempre si tratterà di un testo scritto) che di volta in volta verrà proposto.

    Io e il mio staff di collaboratori crediamo che, attraverso qualche testimonianza, possa venire fuori un quadro abbastanza attendibile della profondità della notte, piuttosto che continuare a chiederne notizie alla “sentinella”.

    Intanto, a quanto vedo, abbiamo già un prezioso contributo, quello del dottor Fk, che dall’incontro con la tenebra ha già ricavato un amuleto. Bene, altri quattro o cinque commenti del genere e il succeso dell’iniziativa è bello che assicurato.

    In caso contrario, la decisione sulle sorti della rubrica, sarà, purtroppo, “drastica”: non ho nessuna intenzione di eliminarla!

    Grazie per la partecipazione e, vi assicuro, non ve ne pentirete. Il prossimo numero, beh, tenetevi forte…

    fm

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  6. francescomarotta

    Grazie Gaja. Anzi, un doppio grazie! Pensa che stavo postando la mia traduzione della “Anrufung”, un po’ diversa da quella egregia dell’esimio dottor Reitani; ma adesso, con la Golish e te in circolazione, ci penso due volte prima di fare un passo del genere…

    fm

    Rispondi
  7. Gaja

    No, no, Francesco! Non pensarci due volte! Posta pure qualsiasi cosa… io non sono una germanista, per carità… La mia seconda lingua è l’inglese, il tedesco lo parlavo bene qualche anno fa, (e lo leggo ancora) ma adesso sono un po’ fuori allenamento… Mi inchino davanti a chi ne sa più di me. Un abbraccio!

    Rispondi
  8. francescomarotta

    Grazie Nicola, con Celan vieni ad apporre un bel “sigillo” sull’ “amuleto” di Fk.

    Manca solo di dare voce alle due “presenze” che, silenziose, si aggirano tra questi versi: E.B. e S.W.

    fm

    Rispondi
  9. hag reijk

    Keine neue Welt ohne neue Sprache (Nessun mondo nuovo senza una nuova lingua)-queste parole della Bachmann mi hanno sempre colpito ed hanno finito per insediarsi tra le costellazioni del mio cielo, come un Großer Bär…

    Rispondi
  10. fabry2007

    dagli antichi occhi,
    stelle occhi

    io mi porto questo, perché tutto avviene sotto uno sguardo, per me, che dà senso a ogni pensiero, ad ogni impulso.
    grazie anche per questi occhi, queste stelle.

    Rispondi
  11. francescomarotta

    Hag Reijk, la “Neue Sprache” è quella che si declina nell’ “Anrufung”, modificandone il senso fino a inglobare una “testimonianza” che trasforma l’ “invocazione/preghiera” in una inesorabile “chiamata a giudizio” di un “male” che non è solo metafisico. L’esorcismo è contro l’abuso e la contraffazione di topoi biblici, utilizzati per spiegare le derive storiche di fronte alle quali, in questo modo, in questa sterile ritualizzazione, si crede di trovare, o di ritrovare, la propria “innocenza”.

    Grazie per questo ulteriore elemento: all’amuleto e al sigillo, aggiungiamo la lingua/mondo, e gli “Sternenaugen” di cui parla Fabrizio, e senza i quali ogni lingua, così come ogni testimonianza, è muta.

    fm

    p.s.

    Tutto questo successo della rubrica un po’ mi sgomenta, ma cercherò di riequilibrare la faccenda con la prossima ventata notturna: mi sa che un po’ di aficionados toglieranno l’àncora, così come ha già fatto il mio staff non appena ne ha letto il testo in anteprima.

    Rispondi
  12. elena f

    Keine neue Welt ohne neue Sprache (Nessun mondo nuovo senza una nuova lingua)-

    alten Augen allora dovrebbe diventare neue Augen
    e allora potremmo sperare che si avveri un sogno

    nessun mondo nuovo senza una nuova lingua
    Keine neue Sprache ohne neue Augen
    nessuna lingua nuova senza occhi nuovi

    (il mio tedesco procede ad intuito ma spero sia corretto)

    grazie francesco

    elena f

    Rispondi
  13. mariapia

    Ma che belle nuove ci porti, Francesco!
    Già le notizie di “Tradotti dla silenzio” che attendiamo, poi le tue, poi le sue…Di Ingeborg..
    Aggiungi che mancano Edoth e Simone…questo è amore, per la poesia che fa pensiero,e che vive di pensiero – passione, anche.
    E’ stata una delle poetesse che ho più proposto in lettura ai seminari che tenevo a “Donne in poesia” (dalla Libreria” Rinascita” in poi), e sempre accettando il doppio registro di soggezione e amore, che volevo però trasmetterne l’impatto di coscienza, e di bellezza.
    ,,perché coraggio ci vuole, e pazienza a farsi prendere dal suo amore, ce ne vuole, perché quella fierezza viene da regioni che ci sono state via via sottratte, col tempo, e con l’incubo dell’attualità.(Lei che la odiava e preferiva leggere, per ironia i quotidiani di anni prima, a colazione, per significare “il nero” della storia..)

    Maria Pia

    Rispondi
  14. francescomarotta

    ‘alten Augen allora dovrebbe diventare neue Augen
    e allora potremmo sperare che si avveri un sogno’

    Sì, Elena, solo così: solo così l’Anrufung ridiventa “preghiera”, canto di speranza, e non più “chiamata a giudizio” o “imprecazione”. E questo “miracolo”, questa “metamorfosi”, può avvenire solo attraverso una ‘lingua femminile’ capace di ridare a ogni parola la “prima pronuncia”. Solo la “parola” di una donna può coniugare, come avviene in questo canto, Simone Weil e Ernst Bloch.

    Grazie per il prezioso contributo.

    E grazie a Maria Pia per aver dato voce a una delle due presenze silenziose che vagano tra i versi: come invisibili nomothetes che segnano il cammino e la norma.

    fm

    Rispondi

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