Emmy Ball-Hennings ( 1885- 1948) non si risparmia.
Se la vita è quella, lei, che non è né meglio, né peggio di essa, se la fa andare bene: pronta ad affrontare ogni giorno così come viene. Trovare sè stessa per EBH significa l’assimilazione totale, significa rendersi penetrabile, senza giudicare la sorte.
Da giovane fa l’attrice nei Tingeltangel, cioè nei varieté e la venditrice ambulante. Quando le occorrono dei soldi, si prostituisce e ancora poco prima della sua morte è costretta a lavorare in una fabbrica di scope. Non si lamenta e cammina dritto.
Attraverso una spietata osservazione di sè stessa riesce a trovare parti del proprio essere in tutto ciò che fa o che è, a causa della sua povertà, costretta a fare. Non prova vergogna, né si giustifica, anzi. Nel suo stupendo romanzo Il marchio di fuoco (purtroppo non tradotto in italiano!) sembra stupita e in un certo senso perfino affascinata dalla molteplicità di vite che possono abitare in un solo corpo. EBH, cambiando in continuazione vita e professione, non si traveste. La sua esistenza non è un gioco. Anche se è attrice di professione, nella vita si rifiuta di recitare, ma si identifica ogni volta completamente. Farsi attraversare da tutte le esperienze possibili, senza mai perdere il proprio nucleo interiore, è il segreto della sua vita.
Tre sono le certezze che rendono possibile la spaventosa bellezza di questa sua danza sulla soglia : la scrittura, la fede in Dio e l’amore incondizionato per Hugo Ball ( 1886-1927), poeta avanguardista e, verso la fine della sua breve vita, scrittore cattolico, biografo di santi.
Il coraggio di EBH , che non voleva valere o essere di più della vita stessa, fu grande. Sessantuno anni fa, il 10.8. 1948 morì in una clinica a Lugano.
Nata a Flensburg, nel nord della Germania, aveva trascorso gran parte della sua vita ad Agnuzzo, un piccolo paese sopra il lago di Lugano.
Fu amica di Hermann Hesse.
In estate affittò camere ai villeggianti.
Ebbe una figlia, Annemarie.
Amava il giardinaggio.
Per tutta la vita scrisse poesie e numerosi romanzi, pubblicati e non.
Nel 1944, all’età di 59 anni, ebbe la sua ultima storia d’amore con un giovane soldato.
Nei suoi diari aveva scritto: Non mi si deve rimproverare, perché ho tentato di accendere qualche stella in questo mondo. Non avevo cattive intenzioni. Che Dio mi protegga, spero che non mi capiti mai di dover usare la lingua degli uomini sani. La nostra vita, la si può raccontare solamente in sogni confusi. Mädchen am Kai
Hab keinen Charakter, hab nur Hunger,
Ich, Passagier im Zwischendeck des Lebens.
Geliebt und gehasst hab ich vergebens
Und jeden Abend auf der Lunger.
Und diese Kunst, die geht nach Brot.
Und kann man sterben wohl vor Scham?
Ich bin so müde, lendenlahm
Und dennoch : Zähne gesund, mein Mund ist rot.
Madonna, laß mich fallen in tiefen Schacht.
Nur einmal noch: behütet sein…
Wasch mich von allen Sünden rein:
Sieh, ich hab manche Nacht gewacht.
Ragazza alla banchina
Non ho carattere, ho solo fame,
Io, passeggera sull’ interponte della vita.
Amato e odiato ho invano
E ogni sera girovagato.
E questa arte insegue il pane.
E può una morire di vergogna?
Sono così stanca, sfinita
Eppure ho denti sani e bocca rossa.
Madonna, fammi cadere in un pozzo profondo.
Solo una volta ancora proteggimi…
Lavami da tutti i peccati:
guarda, sono stata sveglia molte notti.
Mein Ungesagt
O lösche meinen Feuerbrand!
Mein Ungesagt! Mein Unerkannt!
Mein Unbegreiflich! Seelenlos!
Mein Schicksal! Du mein Ohneschloß!
Mein Ungeriegelt! Du mein Turm!
Mein Gipfelglück! Mein Freiheitssturm!
Mein Überfall! Ergebungsweiß!
Mein Sehnsuchtsopfer! Liebespreis!
Mein Höllentod! Wie namentlich,
Wie namenlos erreich ich dich?
Mio non detto
O spegni il mio incendio!
Mio non detto! Mio non riconosciuto!
Mio incomprensibile! Senza anima!
Mio destino! Tu mio senzaserratura!
Mio non chiuso! Tu mia torre!
Mia gioia estrema! Mia tempesta di libertà!
Mio assalto! Bianca resa!
Mia vittima della nostalgia! Prezzo d’amore!
Mia morte in alto! Con quale nome,
con quale non-nome ti raggiungerò?
( Ohne Titel)
Sie feierten ein Fest, und niemand wußte es.
Es war vorüber, als sie es empfanden.
Sie weinten oft um einen Schmerz, den sie nicht kannten,
und litten dann an einer unbewußten Wunde.
Sie trugen Masken, die sie selbst nicht sahen,
Und waren so einander tief verborgen.
Was sich im Traum gelöst, versiegelte der Morgen
Und ein Vergessen stand auf ihrem Munde.
So ward ihr Dasein frommes Rätselspiel.
Und ihre Sehnsucht ward zu einer Sage.
Verschlungen blühten sie, hoch überm Tage,
In einem ihnen selbst geheimnisvollen Bunde.
( Senza titolo)
Festeggiavano senza saperlo.
E se ne accorsero quando era finita.
Piangevano spesso per un dolore che non conoscevano,
e soffrivano per una inconsapevole ferita.
Portavano delle maschere, che non vedevano,
Ed erano una all’altro ben nascosti.
Ciò che liberava il sogno, il mattino serrava
E sulle loro bocche – un dimenticare.
La loro vita fu un serio gioco enigmatico.
E la loro nostalgia divenne leggenda.
Intrecciati fiorirono alti sopra il giorno,
in un patto secreto anche a loro.
Traduzioni dal tedesco di Adelmina Albini e Stefanie Golisch
Le tre poesie di EBH sono contenute nel catalogo della mostra Ich bin da. Pardon. Emmy Ball Hennings. Annäherungen. Ed. da Regina Bucher e Bernhard Echte, Wädenswil, 2006.

Farsi attraversare da tutte le esperienze possibili, senza mai perdere il proprio nucleo interiore, è il segreto della sua vita.
non perdere il proprio nucleo interiore è l’unica scommessa per la quale valga la pena di giocarsi la vita.
grazie
elena f
@ Elena
Sono d’accordo con te. E aggiungerei che per non perderlo bisogna prima avercelo, cioè esserselo conquistato, un nucleo interiore. Non è un diritto dell’uomo, un nucleo interiore, non è “di serie” da queste parti…Tanto dolore, distillato…
“E questa arte insegue il pane.” a conferma dell’urgenza d’una poesia che guarda dritta negli occhi la vita, rinominandola non “con gli occhi degli uomini sani” ma con la lucidità di chi è “stata sveglia molte notti”.
Grazie, Stefanie, per quest’ottima proposta.
Giovanni
Si, credo che sia propio quello, il proprio centro interiore, bello o brutto, che sia… C’e una frase che mi piace tantissimo di uno scrittore tedesco che durante la guerra è vissuto in Italia, Rudolf Borchardt, che dice, più o meno, che la massima esperienza di vita è quando si da di più di quello che si riceve in cambio. Di buttare via , insomma, anche un po’ di sé stesso senza voler niente in cambio.. è il principio del cambio, di merce , di sentimenti e di tutto il resto che ci rovina…
Tornata dalle vacenza, sono contenta di leggere i vostri commenti!
La Hennings è una personalità interessantissima, peccato che non potete leggere questo libro!
Un caro saluto!
Stefanie
scusate: scambio intendo , naturalmente!