L’Amor del trovatore

di Loris Pattuelli

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Dice Guiraut de Borneilh, trovatore (ca. 1138-1200): «Così, attraverso gli occhi, amore raggiunge il cuore: perché gli occhi sono gli esploratori del cuore, e vanno a riconoscere ciò che al cuore piacerebbe possedere.
E quando tutti e tre sono in pieno accordo ed hanno un’unica decisione, allora l’amore perfetto nasce da ciò che gli occhi hanno introdotto nel cuore.
In nessun altro modo l’amore può nascere e avere inizio oltre a questa nascita e a questo inizio mossi dalla simpatia .
Per grazia e su comando di questi tre, e per il loro piacere, l’amore nasce, e va con bella speranza a confortare i suoi amici.
Perché, come tutti i veri amanti sanno, l’amore è perfetta gentilezza, che nasce – senza dubbio – dal cuore e dagli occhi.
Gli occhi lo fanno sbocciare, il cuore lo fa maturare: amore, che è il frutto del loro stesso seme”.

Dice Joseph Campbell: “I trovatori celebravano la vita sperimentando direttamente nell’amore una forza affinatrice, sublimatrice, che apre il cuore alla melodia triste e agrodolce dell’innamoramento, angoscia e gioia di ognuno”.
I trovatori sono stati i primi in occidente a pensare l’amore così come lo pensiamo noi oggi, cioè come una relazione da persona a persona.
Prima l’amore era semplicemente Eros: il dio che eccita il desiderio sessuale. Eros è un bisogno fisiologico, è la reciproca attrazione degli organi. L’elemento individuale non ha importanza.
L’altra forma di amore era Agape: la carità, la compassione. Agape significa ama il prossimo tuo come te stesso. E’ amore spirituale, universale e impersonale.
Va sottolineato il fatto che, nel medioevo, il matrimonio era una faccenda esclusivamente sociale e famigliare, come lo è sempre stato, naturalmente, e come lo è ancora oggi in molte parti dell’oriente. I matrimoni venivano stabiliti e decisi dalle famiglie. Negli ambienti aristocratici, in particolare, le giovani appena adolescenti venivano unite in matrimonio per suggellare un patto o un accordo politico. In tale sistema, qualunque reale esperienza d’amore poteva rischiare il fallimento. Infatti, chi si macchiava della colpa di adulterio non solo poteva essere bruciato sul rogo ma, secondo il credo comune, sarebbe sicuramente bruciato all’inferno. Nonostante questo, l’amore si aprì lo stesso la strada nei nobili cuori e, anzi, venne addirittura invocato.
Dopo l’amore spirituale (Agape) e l’amore carnale (Eros), nell’Europa del duecento arrivò Amor: amore discriminante, ossia personale e specifico, che nasce dagli occhi e dal cuore; amore che non fa parte del cielo né dell’inferno, ma semplicemente della terra.
Fu compito dei trovatori celebrare questo tipo di passione, che nella loro visione era permeata di grazia divina. Fu così che il coraggio di amare divenne il coraggio di affermare la propria esistenza contro la tradizione.
L’Amor dei trovatori ha dato all’occidente la possibilità di porre l’accento sull’individuo, di avere fede nella sua esperienza e non nelle voci che arrivano dagli altri. Per Joseph Campbell, Amor mette in grande rilievo la validità dell’esperienza individuale di ciò che sono l’umanità , la vita, i valori, contro il sistema monolitico della tradizione. L’Amor dei trovatori è la cosa più grande che l’occidente abbia creato, quello che lo rende diverso da tutte le altre tradizioni. E’ una importante trasformazione non solo dei sentimenti e delle emozioni umane, ma anche della coscienza spirituale di tutto il genere umano.

8 pensieri su “L’Amor del trovatore

  1. Carla

    Quanta grazia in questo testo!
    ci tornerò più tardi perchè è un’argomento da me intimamente sentito.
    a presto
    carla

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  2. sparz

    “L’Amor dei trovatori è la cosa più grande che l’occidente abbia creato, quello che lo rende diverso da tutte le altre tradizioni.” Questa prospettiva – realmente interessante – non mi era mai balenata. Mi chiedo però, ad esempio, l’amore di Alcesti e Admeto non era certo solo Eros, anzi, né classificabile come Agape; in effetti mi sembra che questa di Euripide sia già una vera novità rispetto ai due grandi tragici precedenti.

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  3. fabry2007

    in effetti oggi beneficiamo di questa consapevolezza senza pensarci troppo. niente a che fare con l’individualismo sfrenato o il narcisismo. è qualcosa che però trovo anche nei vangeli. è sempre un irripetibile incontro di occhi: una salvezza dalla massa, insignificante perché non toccata, non “guardata” dall’amore.

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  4. a blink before the end

    l’amore non esiste se non nei nostri desideri. è solo un’illusione ottica. un miraggio. quando pensi di averlo incontrato allunghi la mano per sfiorarlo e quello svanisce nel nulla. non per niente la spiritualità è fatta di amore contemplativo . esiste finchè ti limiti a guardare e scompare appena allunghi la mano per toccarlo. l’amore esiste solo nei nostri occhi e nel nostro povero cuore malato di solitudine.

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  5. loris pattuelli

    “Amore è soltanto una parola di cinque lettere”, cantava Bob Dylan. Mi è tornata in mente questa cosa, forse a sproposito, leggendo le belle considerazioni di A blink before the end.

    Grazie Sparz, e io non avevo mai considerato in questo modo l’amore di Alcesti e Admeto. Non soltanto amore coniugale, non soltanto un remake di Demetra e Persefone. Grazie Sparz, proprio un gran bel suggerimento.

    E grazie anche a Fabry. Avresti potuto cavartela con una formuletta tipo: Eros+Agape=L’amore di Dio per l’uomo. E invece con il tuo invidiabile senso pratico ci hai ricordato un qualche cosa di ancora più prezioso.

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  6. marcosimonelli

    uuuuuuuuuuuhhhhhh sull’amore nell’accezione contemporanea credo ognuno oggi possa dire la sua (e ciò comprenderebbe tutto e il suo contrario) ma io punterei più l’attenzione sui trovatori, su quell’energia (da contestualizzarsi nell’epoca) che ha provocato in loro il moto scrittorio. E già che ci sono ci butto dentro Cavalcanti (che proprio trovatore nel senso stretto non era) ma la cui scienza sentimentale (concettosa che sembri oggidì) alla fin fine è appiccicabilissima al concetto di “relazione” odierna.

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