Antonio Sparzani, Poesie.

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La nuova rima (Piacenza, 20 agosto 2007)

Dentro quale sonata

suonata dall’amico pianista,

dentro quale tè

verde di lucida giada,

dentro quale pagina di

il tuo vólto, domani,

dietro quale

luminosa

prova d’artista,

voglio tenere a bada,

o nascondere,

il vólto di te?

Come non rispondere

allo squillo

della tua voce squillante;

e insicura,

che prova, a tentoni,

e non sa,

non sa di sapere,

non sa,

trovare una breccia

tra le pieghe contorte

di una vecchia corteccia,

che rifiuta e allontana

con gli ampi gesti degli occhi

e con le fatiche del suo giorno

e con i pensieri della sua notte,

della sua notte,

perché non esiste,

la morte.

***

Rosaspine (27 agosto 2007)

Come in questo delirio della vita

distinguere le note,

le basse dalle alte

le delicate dalle sgraziate

le eleganti dalle stonate

le adombrate – appena – dalle ricantate

a tutti i venti.

Come riconoscere i volti più amati

i desideri più opalescenti

le rosaspine più profumate

i gesti,

– i gesti –

i gesti più deliranti.

***

Sile (Treviso, 28 agosto 2007)

Dormono i cigni,

con il capo appoggiato

sulle loro ali

sontuose,

mentre l’acqua li culla

sotto il segno di un cerro

che li protegge dalla riva,

segni evidenti dell’indifferenza

– mia – desiderata –

così lontana e ri-cercata –

alle cose.

Corre piano il Sile

lieve, affabile,

antica presenza,

e le ragazze con lo chignon

sui sandolini

sono polene impavide,

e la brezza attutisce

il sacrilegio

del ponte di ferro.

13 pensieri su “Antonio Sparzani, Poesie.

  1. Dona

    Leggendo queste poesie mi sono torna ti alla mente questi versi:
    A CHE SERVO?
    parole e musica Bob Dylan

    A che servo se sono come tutti gli altri,
    se mi volto, non appena vedo come vesti,
    se mi tappo le orecchie in modo da non poterti sentire piangere,
    a che servo?

    A che servo se so e non faccio,
    se vedo e non dico, se ti squadro da cima a fondo,
    se porgo un orecchio sordo al cielo tuonante,
    a che servo?

    A che servo mentre tu piangi silenziosamente
    e sento nella mia testa quello che dici nei sogni
    e mi ghiaccio in un ‘istante come gli altri che non ci provano,
    a che servo?

    A che servo sia per gli altri che per me stesso
    se ho avuto tutte le possibilità e ancora non riesco a vedere
    se le mie mani sono legate, non dovrei domandarmi
    chi le ha legate e perchè ed io dov’ero

    A che servo se dico cose banali
    e rido in faccia a quello che il dolore porta
    e giro le spalle mentre tu muori in silenzio,
    a che servo?

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  2. ruggerosolmi

    buona la prima. nel senso che mi piace la prima, di più.
    una vecchia corteccia che non molla l’albero.
    niente melassa, dolce sì però. un cucchiaino di zucchero, solo.

    saluti,
    rs

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  3. rosaspine

    Sardanapalus autem Assyriorum rex fuit, at ob nimias delicias et luxuriam regnum amisit, qua re cum nonnullis ex suis venenum bibit et, igni subiecto, cum regia sua conflagravit.

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  4. fabry2007

    un gioco di assonanze per capire, tra i suoni, quale sia il più autentico.
    la poesia distingue più di ogni altra cosa, tra nota e nota.

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  5. Madame Verdurin

    Come in questo delirio della vita

    distinguere le note

    Gentile autore et poeta, i disgraziati che frequentano il mio salotto lo sanno che, ahimé, fingendo di ascoltare con il mento appoggiato sulla mano, spesso capita di addormentarsi, e, a quelle più fragorose, di note, di svegliarsi con un sobbalzo fingendo un’esagerata e partecipe attenzione. Per poi magari scivolare di nuovo nel dormiveglia.

    Ma non si preoccupi, le sue note sono a frequenze speciali, si vede che lei ha a che fare con onde elettromagnetiche ed ultrasuoni. Si acoltano anche dormendo. O forse soprattutto dormendo. Non mi fraintenda. La prego. E’un complimento, anomalo, ma è un complimento.

    Altresì quando si interpella qualcuno con quei cosi nelle orecchie per ascoltare la musica, esso grida la risposta fortissimo. Laddove non era richiesto. Dicendo cose a sproposito.

    Resta il dubbio se le sue domande siano poi domande.

    M. Verdurin

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  6. sparz

    cara madame Verdurin, non dubito che molte note trascorrano financo sui lieti colli marchigiani, dove queta sovra i tetti e in mezzo agli orti posa la luna…

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