Puro al 100 per 100

di Richard Linton

Il nostro cittadino americano si sveglia in un letto costruito secondo il modello originario del Medio Oriente, ma che fu modificato nell’Europa settentrionale prima di essere trasferito in America. Egli scosta da sé la coperta di cotone, che era usata in India, o di lino, adoperata in Medio Oriente, oppure di lana di pecora, che è pure allevata e usata nel Medio Oriente, o persino di seta, il cui uso è stato scoperto in Cina. Tutti questi materiali sono stati filati e tessuti con un procedimento inventato nel Medio Oriente. Ora infila i suoi mocassini che sono stati inventati dagli Indiani nelle foreste dell’America orientale, va nel bagno, la cui costruzione è una miscela di costruzioni europee e americane di data recente. Egli veste il pigiama, vestimento inventato in India, si lava con il sapone, che è stato scoperto dagli antichi Galli. Dopo di ciò si rade, il che è un rito che, a quanto pare, trae le sue origini dagli antichi Sumeri ed Egiziani.

Tornato in camera da letto prende il suo vestito da una sedia di tipo sud-europeo e comincia a vestirsi. Mette i pantaloni la cui forma deriva da un abito di pelle dei nomadi delle steppe dell’Asia, infila le scarpe di cuoio, indumento scoperto dagli antichi Egiziani e mette intorno al collo una striscia di stoffa variopinta che è il resto di uno scialle che portavano attraverso le spalle i Croati nel XVII secolo. Prima di fare colazione, getta uno sguardo fuori dalla finestra, il vetro della quale è stato scoperto dagli antichi Egiziani, e se piove metterà le soprascarpe di gomma, scoperte dagli Indiani dell’America centrale, prenderà l’ombrello inventato nell’Asia sud-orientale. In testa metterà il cappello di feltro, pure di materiale inventato nelle steppe asiatiche.

Cammin facendo, per recarsi a colazione si ferma per acquistare della carta che paga in denaro, una vecchia invenzione indiana. Al ristorante trova tutta una serie di elementi presi a prestito. Il suo piatto è fatto di una ceramica, scoperta in Cina, il suo coltello è d’acciaio, che per la prima volta è stato prodotto nell’India meridionale, la sua forchetta è un’invenzione medievale italiana, e il suo cucchiaio è una forma derivata da un originale romano.

Sorbe una tazza di caffè prodotto da una pianta dell’Etiopia, e zucchero con la panna del latte (…). Come secondo piatto può prendere delle uova di un volatile addomesticato in Indocina, o una sottile fettina di carne di un animale acclimatato nel Medio Oriente, salata ed essiccata secondo un procedimento inventato nell’Europa settentrionale.

Quando il nostro amico ha finito di mangiare, vorrà fumare, abitudine questa degli Indiani d’America, e fumerà una pianta coltivata in Brasile mettendola nella pipa, dovuta agli Indiani della Virginia, o arrotolandola in forma di sigaretta, che deriva dal Messico. Se fumando legge le novità del giornale, stampate con lettere inventate in Germania, e se queste novità parlano di inquietudini nel mondo, da buon cittadino conservatore egli renderà grazie a una divinità ebraica in una lingua indoeuropea di essere americano al 100 per 100.

(R. Linton, The Study of Man, New York 1936, riportato in R. Suprek, Sociologia, Edit-Rijeka, 1967)

23 pensieri su “Puro al 100 per 100

  1. Maestro Yoda

    Eppure questo scritto è così tipicamente americano!
    Noi siamo quello che indossiamo, che mangiamo, che compriamo…
    Non è così che si dimostra l’inconsistenza di un’identità comunitaria. Per farlo, bisognerebbe dimostrare che le distinzioni familiare/straniero, condiviso/conflittuale ecc.
    Sono prive di senso.
    Cioè che l’uomo è l’individuo disincarnato e cosmopolita che l’illuminismo si è inventato.

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  2. Giorgio

    “Per tolleranza, concetto chiave nello studio delle differenti religioni, si intende il rispetto per una visione del mondo diversa dalla propria. Ciò non significa necessariamente che differenze e contraddizioni debbano scomparire, oppure che non abbia importanza ciò in cui si crede o se si crede in qualcosa. Un atteggiamento tollerante è compatibile con un fermo convincimento e con il tentativo di convertire altri, ma non può associarsi allo scherno delle idee altrui o a costrizioni e minacce. La tolleranza non limita il diritto di fare propaganda, ma esige che questa si svolga nel rispetto delle opinioni altrui”.

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  3. Maestro Yoda

    Niente da dire sul rispetto. Il fatto è che questa parola spesso nasconde la democratica indifferenza per il valore. Un misto di viltà e di impotenza. Le civiltà non sono tutte uguali, le religioni non sono tutte uguali, chi lo sostiene si è autoamputato del senso più importante di tutti, quello spirituale. Per una cultura degna di questo nome, è l’anticamera del suicidio.
    Per te è lo stesso che tua figlia riceva l’infibulazione piuttosto che la Cresima? O forse sei talmente democratico che hai abolito il concetto di iniziazione, per non essere costretto a scegliere?
    Per non soccombere al demone della violenza, attento a non buttarti nell’abisso di un nichilismo che si spaccia per pacifismo.

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  4. Giorgio

    Io ho i miei punti fermi e le mie scelte, ciononostante penso che:

    “ognuno chiama barbarie quello che non è nei suoi usi”

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  5. Maestro Yoda

    Detto così è puramente descrittivo del senso comune.
    Ma tu col senso comune ci devi fare i conti, anzi ti farebbe bene sottometterti alla sua saggezza, perchè a livello vitale è istinto di sopravvivenza. Ma tu forse preferisci vivere nelle altitudini della tua cultura umanistica, e pretendere che essa si diffonda sul popolo, prima o poi, rendendolo più umano.
    Hai dimenticato il marxismo della tua giovinezza?
    La coscienza che uno ha è quello che si può permettere, nelle sue condizioni. E le condizioni sono la figlia guardata come carne da macello, se passa in piazza dopo le undici. Poi ci sono le loro condizioni: un’etica bifronte, a seconda che ci si trovi o no nella terra benedetta dai piedi del profeta. E una moschea (che non è una chiesa) per preservare accuratamente il loro separatismo ostinato.

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  6. Giorgio

    Questa discussione è parallela all’altra al post di Luca Tassinari: già lì osservavo che a volte intervieni da filosofo, a volte da politico.

    Questa volta intervieni su questioni di cronaca: bisogna allora consultare i dati e vedere quanti crimini sono da addebitare a italiani e quanti a stranieri.

    “La coscienza che uno ha è quello che si può permettere, nelle sue condizioni”.

    Mi pare che l’unica soluzione allora sia lavorare sulle condizioni: cambiamo le condizioni!

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  7. Giorgio

    Certo.

    “se si considerano le guerre di religione… le menzogne, che sono state quasi tutte funeste, gli odi inconciliabili accesi dalle differenze di opinione; se si considerano tutti i mali prodotti dal falso zelo, gli uomini… da molto tempo hanno avuto il loro inferno su questa terra”.

    Sarebbe ora di cambiare!

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  8. vbinaghi

    Ma non capisci che non si superano differenze di un secolo con uno schiocco di dita? Adesso ti devi rapportare a loro per quello che sono, non per quello che vorresti che fossero. Chiedere un rispetto intransigente della legge, e concedere ospitalità condizionata agli spazi effettivi e alla reale volontà di integrazione. Esattamente il contrario delle politiche uliviste, per esempio.

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  9. Giorgio

    Se è per questo, non capisci che non si tratta di differenze di un secolo… Ti sembra che ci siano guerre da un secolo? Persecuzioni razziste da un secolo?

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  10. Maestro Yoda

    L’Islam e la Cristianità vivevano in due secoli diversi.
    Criminale è farli convivere per forza, come chi mette nella stessa gabbia un cane e un gatto e si lamenta se scorre il sangue.

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  11. Martina

    La gabbia è made in cina (e i resti della lite tra cane e gatto sono riciclabili).

    Saluti da Martina

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  12. Giorgio

    Ma perché, tu vorresti tenerli in due recinti diversi, magari con fossati e ponti levatoi? Non ti sei accorto che la gabbia è una sola? E perché parli solo di Islam e Cristianità? La Cina e l’India non esistono?

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  13. Maestro Yoda

    Tu fai finta di non capire. La concorrenza economica è una cosa (e detesto anche quella se da una parte ci sono lavoratori con certi diritti e dall’altra quasi schiavi), la convivenza è un’altra. Finchè ragioni per principi astratti e non per dati di fatto non ci capiremo. E nemmeno capirai perchè le masse voteranno sempre più a destra, nonostante il tuo utopismo di nobili intenzioni.

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  14. Giorgio

    Sei tu che non capisci: non sto parlando di concorrenza economica, la Cina e l’India non sono solo economia, sono due mondi. Bisogna pensare al futuro, e tenere presente che oltre all’Occidente non c’è solo un mondo, ce ne sono tanti.

    E comunque:

    “Un’onesta divergenza è spesso segno della salute del progresso”.

    E:

    “Anche se la mia convinzione è una pia illusione, si ammetterà che è un’illusione affascinante”.

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  15. Angela D.N.

    è proprio l’occidente con i suoi mostruosi e omologati modelli che sta distruggendo le culture del mondo altro che gli altri che distruggono il nostro, ma smettiamola di prenderci in giro. a dire belle parole siamo bravi, ci siamo nutriti di tutti gli altri mondi li abbiamo ingurgitati e con le nostre belle cravatte le stiamo irrispettosamente distruggendo, questa è l’amara verità. altro che pericolo arabo, se solo provassimo a pensare per un iracheno cos’è l’occidente oggi dovremmo solo stare zitti e chiedere perdono, papa compreso. e mi fermo qui ma ci sarebbe da dire e di che fare mea culpa.

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  16. listexxx

    l’occidente è il migliore dei mondi possibile.

    grazie giorgio per aver duettato con me sulle note univeralistiche e ‘na tanticchia globalizzanti di jimmy fontana.

    consiglio canoro ulteriore: la notte, di bruno martino.

    saluti evergreen,
    rs

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