Ho appena finito un libro. E oltre al libro ho anche finito le pagine dei ringraziamenti.
In questo caso tre fogli in carattere minuto minuto, tanto per farci stare più roba possibile.
Cosa l’autore ha ascoltato o non ha ascoltato durante la stesura, a quali altri libri si fa riferimento o non si fa riferimento, da dove ha tratto l’ispirazione per la battuta a pag. 103, il quadro citato a pag. 276 l’ha visto nella pinacoteca di Hannover e ne è stato subito folgorato, l’idea della similitudine a pag. 324 gli è venuta guardando un vecchina che portava a spasso il cane, l’armadio a sei ante descritto a pag. 360 è quello che effettivamente lui teneva in camera da letto, prima che la moglie lo costringesse a cambiare arredamento, e poi ovviamente tanti tanti ringraziamenti, a tanta tanta gente, naturalmente tutti i famigliari, gatto compreso, poi tutti quelli della casa editrice, dagli editor all’usciere, senza dimenticare il vicino di casa che si è sorbito le continue letture e riletture ad alta voce delle bozze del capolavoro.
Bene, dopo questa filippica mi è venuta un’idea.
Quando uscirà il mio libro, chiederò all’editore di stampare e vendere separatamente un agile volumetto contenente tutti i ringraziamenti, le citazioni, tutti quelli che conosco e che devo ossequiare, l’elenco dei libri che ho letto durante la stesura, le canzonette che ho ascoltato, le innumerevoli storie d’amore che ho intrecciato in quel periodo, tutti gli antefatti e pure i postfatti.
Mi pare più onesto nei confronti del lettore (e acquirente). Chi è interessato al libro si compra il libro. Chi è interessato alle cazzate di contorno vellicanti il mio ego, le acquista a parte.
Poi, si affaccia alla mente un dubbio agghiacciante: e se mi si comprano solo l’agile volumetto?

Dai Paolo! E’ sicuro, che ti comprano l’agile volumetto, anche di più del libro vero, a decine di migliaia, basta che lo intitoli:
“Di come mi misi a rigraziare incaforchiandomi tra le gambe di Monica Sberluzzi”
Non è spirituale, nè poetico, però diletta “i bassi geni” come disse quel grande.
Divertente provocazione. In effetti, a me i ringraziamenti spesso mi fanno venire la pelle d’oca. Soprattutto quando vogliono essere divertenti e finto-casuali a tutti o costi, e invece sono il frutto di un calcolo freddo e preciso.
Ringraziare ai quattro venti è spesso una captatio benevolentiae, e anche un mettere le mani avanti su chi ci potrà aiutare anche dopo l’uscita del libro. Sotto sotto, poi, si spera di farla franca con i debiti; se l’ho citato nei ringraziamenti, non mi chiederà altro.
Poi ci sono quelli che ringraziano pure la portinaia, l’amante della moglie, la zia morta nel 65, ecc.
Gli americani sono sempre all’avanguardia per esempio nelle dediche: a mia moglia Jinny, alle mie splendide figlie, Roxana e Bobbie, che tanto hanno fatto, con tatto e simpatica sensibilità, per allietare con cioccolata al latte e birra Miller a 4, 5 gradi le mie innumerevoli notti di scrittura.
…e i single ? chi ringraziano ? il proprio divorzista ?
Gli scrittori americani sono tutti sposati, ci hai fatto caso? mah.
Beh, è un paese puritano moralista e immaturo, cosa si pretende se non che siano tutti sposati gli scrittori per bene? Ciao Franz, dove cipster sei finito?
Sì, vabbe’, però abbiamo poco da riderci su: una volta (e parlo di sempre, da Catullo a Copernico) invece dei ringraziamenti in fondo al libro si facevano le dediche all’inizio, con grandi profferte di amicizia ai tempi di Catullo e con leccate megagalattiche ai tempi di Copernico.
@ FK: sottoscrivo in pieno
@ Cletus: il divorzista può andare, purchè poi non te la sposi…;-)
@ La Signora ecc.: ecco, proprio il dono della concisione che manca ai nostri attuali
Ciao Paolo 😉
Marco
secondo me bisogna ringraziare solo l’editor, che molti tendono a misconoscere, a torto.
Vero, Fabry. Forse può sorgere un problema quando l’editor ha un nome “importante” ed è più noto dell’autore. Ecco che spunta subito qualcuno a dire “ah, ma allora lo ha scritto l’altro!”