Lettera aperta a Raymond Carver

Raymond CarverGentile Sig. Raimond Carver,

Le scrivo queste righe per dovere di attribuzione, dico meglio: per lamentarmi con Lei, in quanto autore, ai miei occhi, di una incresciosa situazione nella quale attualmente mi dibatto.
Vengo subito al punto. Sto parlando di Meccanica popolare, lo ricordera’ di certo, e’ un Suo racconto. Tutto, secondo me, e’ iniziato da lì. Ho cominciato questo racconto seduto sulle poltrone di mezzo di un DC9 dell’Olimpic Airlines, in volo da Kos ad Atene, per poi proseguirlo da Atene a Roma. Le parlo della seconda meta’ d’agosto del 1998. Per tutto il viaggio ho avuto, a mo’ di sezione ritmica adeguata, i calci di mia figlia, seduta nel posto giusto dietro al mio. Cio’ non ostante, ho comunque letto la Sua storia, con bramosia, compenetrandomi proprio, nella situazione che lei ha descritta. Venivo da un sofferto soggiorno, da una sofferta convivenza, e all’alba, difronte al desco del check-in di Kos, ebbi a dire, ad una hostess che faceva problemi con il biglietto di ritorno di mia moglie…in uno stentato inglese, provocando le risa di quasi tutta la coda umana, ” i like that my wife stay here for some years, while my daugher and i go to home, and i’m probably happy for”. Detta cosi non fa ridere, ma alle sei di mattina, all’alba di una giornata stupenda, convengo che puo’, benevolmente, strappare qualche sorriso.

Al rientro a Fiumcino avevo finito il suo racconto. Vengo al punto. Credo, in buona sostanza, che Lei mi abbia giocato un brutto scherzo. Il meccanismo di immedesimazione, nei personaggi cosi amabilmente descritti, abbia trovato il suo zenith, nella scena della mia ex moglie che mi strappa di braccia la bambina, non appena arrivati all’aeroporto, minacciandomi di andare dai carabinieri (non l’ho sfiorata nemmeno con un dito) e tornandose a casa di sua madre.

Ora, a quella lite ne sono succedute altre, sempre con dilazionate riappacificazioni. L’intensita’ delle stesse, in maniera aritmicamente proporzionale, e’ stata scandita dall’intervallo fra le riappacificazioni.

So bene che non era certo Suo intento, quello di provocare, attraverso le Sue parole, la Sua storia, quello che e’ successo, nel tempo. Ma davvero, ho avuta, forte, la sensazione di star recitando un copione, finanche forse quella di ripetere le battute. Puo’ essere che la depressione giochi di questi scherzi. Ma, vede, io ho un disperato bisogno di individuare un’origine. Di stabilire un punto di partenza, o di svolta, al quale ascrivere

buona parte di quanto m’e’ successo. Lei e’ diventato un fenomeno, nel frattempo. Come spesso accade, proprio magari dopo la Sua morte. Ma la scena, il punto di svolta, di quella bambina contesa, rappresenta, meglio, molto meglio, di migliaia di pagine di sentenze di divorzio, l’immagine di quelle braccia che si contendono il loro “frutto”, il risultato tangibile della loro ultima scopata felice, ecco, ancora oggi mi lascia con una tremenda sensazione di vuoto. Come ha potuto ? Le ha vissute anche Lei ? Le ha sentite raccontare al bar ? Da qualche amico ? Le mie scarse letture mi impediscono di trovare altrettanta capacita’ di rendere questa tensione, in una situazione del tipo, da parte di qualche altro autore. Ho la certezza che in ogni caso, sarebbero ben poca cosa rispetto alla maestria con la quale Lei le ha descritte.

Ho sentito storie terribili, anche recentemente. Spunti che dalla realta’ potrebbero a pie’ pari essere trasposte in un racconto, senza alcun intervento da parte dell’autore, se non quello di saperle riportare, quasi con spirito cronachistico, privo di ogni commento, o manipolazione. Un fatto: una coppia,

Lui vedovo, lei piu’ giovane, entrambi senza figli precedenti, si sposano, fanno un figlio. Ad appena due mesi dalla nascita lei gli comunica che e’ sempre stata con un altro e che intende lasciarlo. Cosi, va via, portandosi il bambino. Lei, con il suo amico, rimane coinvolta in un pauroso incidente d’auto, finiscono in ospedale in fin di vita. Dopo qualche giorno dal deposito delle auto sinistrate, fanno la macabra scoperta del cadaverino del bimbo sotto un sedile dell’auto devastata. Quando lei si riprende, telefona all’ex marito e la prima cosa che gli chiede e’ di portarle il televisore. Ecco, una cosa cosi potrebbe serenamente averla scritta Lei, e mi viene fatto di chiedermi se mai qualcuno non la prendera’ a prestito per farne, chissa’, con la giusta maestria, una storia, un racconto, il punto di svolta di qualche vattelapesca di un romanzo, qualcosa.

La vita ha il potere di superare la fantasia. Credo di non aver avuto altri fantasmi che quelle braccia che si contendono, in aria, quel bambino. Mia moglie e’ diventata cattolica metodista, nel frattempo. E ora vive in un’altra casa. Mia figlia crescera’ con un altro uomo. Io ? Bah, continuo, perdutamente, a leggere racconti.

27 pensieri su “Lettera aperta a Raymond Carver

  1. mariobianco

    Non sono un’ammiratore di Carver,
    nè so chi ha scritto il presente racconto che è steso benissimo, peraltro, ma, chissà perchè, non mi tocca.
    Mi rimane freddo lì, tra l’esofago e lo stomaco.

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  2. cletus1

    Mario Bianco, intanto l’ho scritto io. Chi sono ? clicca sul nome e ti si disvelerà un mondo. Ho accettato l’invito dei redattori e da ieri mi trovo un paio di chiavi di casa in più.

    Quanto al brano. Beh, forse è proprio lì. che il testo si voleva fermare, fra l’esofago e qualcos’altro, come distillato, incongruo, senz’altro, della poetica carveriana. Grazie per la lettura, e il commento.

    ps. ho omesso di scrivere nelle mie info che ho anche un blog, qui: http://cletus1.blog.dada.net
    Enjoy !

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  3. lisa

    il minimalismo carveriano ha questa capacità di togliere le parole invece di aggiungerle alla realtà. è come guardare un film muto. ciò che accade, semplicemente, banalmente quotidianamente,diventa straordinario proprio perché la realtà è straordinaria se la si priva di questa ansia di raccontarla come se avesse sempre bisogno di “supereroi” per interpretarla.
    carver è un autore di pregio, forse sopravvalutato qui da noi soprattutto negli ultimi anni, lo è un po’ meno negli Stati Uniti dove, avendo il racconto breve maggior gloria che non qui da noi dove viene considerata una narrazione quasi di serie B, deve scontrarsi con non pochi autori autorevoli e altrettanto pregevoli di questa forma narrativa.
    comunque dallo stile di questo post mi sembra che Carver abbia dato buoni frutti!
    grazie
    lisa

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  4. fabry2007

    sono anch’io fermamente convinto che non ci sia niente da inventare. è già tutto nella vita (per chi la vive. sì, lo so, la Bronte, la Dickinson, la Austen…ma loro vivevano dentro).

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  5. cletus1

    Meccanica popolare è uno dei racconti che amo di più, di Carver. Anche Elefante non è male. Non so, questa cosa m’e’ venuta cosi, forse dopo aver sentito, da un amico, la storia (vera) che ho inserita nella parte finale. Grazie ancora a tutti per i commenti.

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  6. Gaja

    Bellissima considerazione, Fabry. Bronte, Dickinson, Austen… un mondo a parte. Ma la vita che hanno de-scritto è la nostra, comunque. Meravigliose.
    Un benvenuto a Cletus, complimenti per l’esordio.

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  7. listexxx

    mi si permetta di dire che dickinson è un pò la sachertorte della poesia. il caso umano dell’autoreclusa ha aiutato molto.

    da emily ad angie, detta “the legs”. altra carrozzeria, altro sprint, altro “vestito per uccidere”.

    au votre service,

    e saluti

    rs

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  8. listexxx

    che fa gajacenciarelli, sfotte?

    vada domani a leggersi il prossimo “contributo extra” please.

    le piace il mio avatar? credo che mi rappresenti al meglio, no?

    saluti,

    rs

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  9. Gaja

    la prego di non dubitare mai della sererrima stima che nutro per lei: non potrei mai permettermi di sfotterla. né lo desiderei giammai.

    quanto al contributo extra: lei mi rimanda al suo blog o a quest’istesso? dove potrò abbeverarmi alle sue parole postpostpostmoderne, dunque?

    sì, il suo avatar è notevole: d’altra parte il nero è l’assenza di tutti i colori, assorbendoli uno a uno senza rifletterne alcuno. come lei, che con le sue fagocitanti liste riassume in sé the whole world.

    sono abbastanza colta (voce del verbo istruire, non cogliere) per lei, ruggerosolmi?

    un caro saluto, malgrado.

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  10. listexxx

    come nero? ma non si vede l’avvocato di warhol? lo vedo solo io? ma com’è?

    grazie per la stima. non dubiti mai. mi riferivo al mio blog “liste”, sì. domani contributo extra con un apologo sulla birra di monaco.

    saluti,

    rs

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  11. Gaja

    ma non saprei, avrà le visioni? io vedo un avatar tuuuuuuutto nero.

    mi troverà lì sul suo blog, a bearmi delle sue liste, può contarci.

    la squisisco, malgrado

    gc

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  12. Marina Pizzi

    listexxx:
    “mi si permetta di dire che dickinson è un pò la sachertorte della poesia. il caso umano dell’autoreclusa ha aiutato molto.”:
    intanto, rs , un po’ in Italiano si scrive con l’apostrofo e non con l’accento, mi sa che lei del tutto di qui.
    poi Emily vestiva quasi sempre di bianco (lutto o vita poco importa) e non si sarebbe mai macchaita con la cioccolata o la marmellata. aveva una bella casa con giardino e il mondo al mignolo. niente e nessuno la hanno “aiutata”, caro=Lei, forse, non riesce a sopportare di non poterla nemmeno uguagliare.

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  13. mariobianco

    Per tornare a Carver, non sarà che avesse questa
    “capacità di togliere le parole “( come dice Lisa, di sopra) perché, a dire il vero, glie le cassava Gordon Lish che gli mozzava, sgozzava i racconti?

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  14. cletus1

    Mario Bianco, anche tu vittima delle rivelazioni baricchiane, a seguito del suo viaggio-reportage nelle biblioteche dei posti dove Carver ha vissuto, a caccia di prime stesure ? Ma, dando per buona la tua battuta, anche fosse, cosa toglie ? C’è qualche diatriba fra Tess Gallagher, e Gordon Lish, di cui non siamo a conoscenza ?

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  15. lisa

    Questa è una vecchia storia che si trascina. Lish potrebbe anche aver fatto il suo lavoro di editing,e averlo fatto bene, ma personalmente credo che se alla base non ci sia un buon materiale su cui lavorare neanche l’aggressivo Gordon potrebbe cavare un ragno dal buco.
    Sarà anche una visione romanticamente viziata la mia ma sono propensa a credere che all’epoca di quella collaborazione si fosse creata fra Carver e Lish una buona intesa e un rapporto di fiducia sulle rispettive capacità nel fare il proprio “mestiere”.
    un saluto
    lisa

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  16. listexxx

    marinapizzi, torno dalle mie grandi manoeuvers in the dark e trovo questo suo commento da maestrina. anzi, questo suo “PO’ PO'” di commento. e se io volessi prendermi delle licenze ortografiche? solo voi poetessi e poetesse potete prendervi le licenze? e che, c’avete i santi patroni in fureria? ma mi faccI il piacere, mi faccI.

    io mica eguaglio (anzi no, uguaglio). io supero. semmai. nel caso. spesso & volentieri.

    marinapizzi, la dickinson l’ho sempre trovata leggermente da caramello sofferente. una grande della poesia, ma icona prima, da gran premio, dello sfondamento delle granitiche palle del sottoscritto. preferisco altro, è lecito? me ne dà, appunto, “licenza”?

    se sì, grazie. se no, tante belle cosce (altra licenza – tra l’altro anatomica- oggi va così).

    saluti, nonostante

    rs

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  17. Marina Pizzi

    listexxx, lei gemella una patata con lo spirito, il maestrino che si crede un maestrone o minestrone, faccia lei, è proprio il suo io ipertrofico che è caduto nella rete della donna ragno. Pessoa ed Emily non sono per lei, buone cose

    Rispondi
  18. listexxx

    marinapizzi, lasci la dona ragno flor ai suoi due mariti di biancheria intima.

    io, come gino paoli, sto nelle mie mutande, e so cosa farò da grande.

    grande scrittura, grande io, è normale.

    emily vada in pace and love and peace in amherst, ma lei lasci in pace il pessoa, che già lo scrittore toscano che sostiene – oh ma quanto sostiene! sembra un sospensorio- s’è fatto i “sordi” (tullio de piscopo cantavit et rullavit)sulle spoglie del lusitano dai mille nombre.
    e con questo sempre tante belle cosce per tacer dei petti

    nonostante tutto

    saluti
    rs

    Rispondi
  19. Marina Pizzi

    listexxx, lei si fa trombone alla rovescia, ma trombone.
    Emily sta già benone.
    Pessoa scriveva tra un timbro e l’altro, ma scriveva e viaggiava e giostrava tra le cosce delle cose.
    listexxx, le sue rimembranze letterarie sono da settimana enigmistica usata.
    le cosce belle sgambettano ovunque e non ho bisogno del suo augurio tritarello e listarello.
    con far di fiuto girerò ben altre liste, le sue xxx sono così poco cosmiche al comico.
    ottime cose e faccia il bravo, non guardi sempre la lavagna per i voti! i suoi sono sempre e per sempre massimi.

    Rispondi
  20. listexxx

    la settimana enigmistica usata la usa lei.

    non le dico altro.

    tante belle cose, mi stia benone con emily nella fossa delle marianne a deprimere, ché la trista e trita non le dico che è lei.

    saluti, nonostante

    rs

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