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Figlia miracolosa, culmine
della Visione, figlia-fenomeno
dell’astinenza
e della contenzione – sopra di noi è passata
la coincidenza
con un volto da lunazione
egizia e la premura del corpo
all’insaputa del corpo
cede a te la Parola.
Io sono Anna – Anna
che cresce in ginocchio
nel corpo della trafitta
dalla parola Amore e dall’evidenza
contraria
– sono la Maddalena che mostra appena il volto alla superficie del vaso
sublinguale, nella conca di sangue della sposa lasciata
nel colloquio di tutti
gli scomparsi – mandata avanti come la speranza
il sacrilegio
e la carneficina, un silenzio di polvere nel corpo
e la propagazione del suono del mio nome sulle acque.
Eretta dal suo corpo
– inginocchiata
nel suo corpo
con il volto rivolto verso il cuore
di mia madre
– con la teca del cranio e la dorsale
di puro acciaio e l’intero apparato dei nervi e le
cavettature
lattescenti e i rivoli opacissimi affluenti
nel rogo e nel mistero del suo cuore
– con la guancia nel nulla del cuore
di mia madre che sanguina
e sanguina: entrambe
le mie mani possono
testimoniare che il suo cuore è azzurro
e aperto
come l’orizzonte
e perdona e rimargina e perdona
– e dal centro di questo richiudersi di tubi che chiamano – oh!, Vita, io
custodisco Maria che è tutta
bianca e ciliata e aspetta
me come voi aspettate di risorgere.
Passo attraverso l’abbandono
e scintillo – come una lama
che non chiede.
Sono Maria che chiude le porte
quella che sana la profanazione
la Risolta nel Verbo
nella Parola-tempio
e la tua testa, Anna, viene sfiorata nel sonno
dalla fiamma d’acciaio del mio cuore.

Ho letto e riletto, Mariagrazia, questo bellissimo testo in cui ho colto il mistero che si ripete all’infinito, con sempre nuove attrici-simbolo: Anna, figlia – “che cresce in ginocchio/nel corpo della trafitta, dalla parola Amore e dall’evidenza/contraria” – e madre (di Maria, patrona delle partorienti e delle madri di famiglia), Maria (“la Risolta nel Verbo/nella Parola-tempio”), Maddalena (discepola di Gesù alla quale egli apparve resuscitato).
La Sospesa è (anche) il nome della chiesa di San Sergio e San Giorgio a Il Cairo, nella vecchia fortezza di Babilonia: luogo di culto vero e metaforico, che resiste ad altri culti.
Grazie. Giovanni
giovanni caro, dopo quanto affermi sono costretta a farti la mia pubblica proposta di matrimonio!
purtroppo nel pubblicare in rete sono saltati gli spazi tra le strofe e tutti i corsivi: in realtà si tratta di un dialoghetto tra madre e figlia per le vie misteriose del corpo – che nelle donne incinta è spalancato da un esproprio volontario. Ogni parola scritta in questo testo è tanto vera quanto io stessa non avrei potuto immaginare. Grazie infinite per la notizia sul luogo di culto: ovviamente la sospensione della quale io parlo è quella del corpo nel liquido amniotico – ma è bello pensare in parallelo alle preghiere sospese nell’amnio tra cielo e terra prima che esse raggiungano l’incarnazione nell’Ascolto
un bacio
maria grazia
E’ veramente bello. Non si può rimandarlo impostato bene? A dire il vero, è la classica poesia che vorrei leggere su carta. Fammi una bella lettera e me la mandi. Baci.
credo che il nostro ottimo fabrizio stia dando fondo alle proprie conoscenze tecnologiche per riuscire a reimpostare al meglio la calandronata – impresa quantomai ardua per qualsiasi editore, cartaceo o metafisico come questi pionieri internettiani. casomai lo sperato esito non venisse raggiunto se mi scrivi in privato un indirizzo sarò lieta di soddisfare il tuo buon cuore!
maria grazia
“…sopra di noi è passata
la coincidenza
con un volto da lunazione
egizia e la premura del corpo
all’insaputa del corpo
cede a te la Parola”
“Passo attraverso l’abbandono
e scintillo – come una lama
che non chiede”
versi gravidi/fruttiferi di un ciclico avvio/ritorno – davvero una delle più potenti voci contemporanee
QUA ci darem la mano…, cara Maria Grazia. LA’, però, non m’arrischierei…:-)
Apre, questo tuo testo bellissimo e polisemico. Apre molto e senza dubbio a più letture. La visceralità terragna e alchemica, al massimo grado, come qui, sfiora sempre il mistero; ne viene compenetrata, e i richiami che fai (Figlia miracolosa, Verbo etc) paiono proprio confermarlo. Non c’è manuale di fisiologia o di estetricia che possa renderlo come lo avvertiamo. E io mi arrendo – forse per esperienza genitoriale – e mi affido.
Un abbraccio grande.
Giovanni
caro enrico, gravidi senza dubbio: sono al sesto mese!
la mia battuta facile vuole introdurre una piccola riflessione circa l’influsso (inevitabile) della fisiologia sull’opera
quanto alla ciclicità: sì, certamente il mondo si ricostruisce interiormente intorno e attraverso le sue molteplici nascite
caro giovanni, ugualmente in tema di pericolosità coniugale, mi chiedo sempre chi di noi sia davvero all’altezza delle proprie Parole! ormai mi fido solo dei poeti la vita dei quali documenta la medesima eticità dell’opera – altrimenti, non val la pena leggerli come poeti, meglio considerarli come più tascabili scrittori di fantascienza
caramente,
maria grazia
non sapevo (nè avevo letto i precedenti commenti) – auguri, per la tua creatura(ed)opera, e.d.l.
Grande M.G.C.
Un saluto a te, da trasformare in una carezza per la poesia in carne ed ossa che preme alle porte della luce.
Ti abbraccio.
fm
caro enrico, caro francesco, vi raddoppio gli auguri e le carezze a nome della piccola signora – verrà lei stessa con la primavera a confermarli…
baci,
maria grazia
Io non ti conosco,purtroppo,ma i tuoi versi entrano nel cuore,lo sbriciolano in mille pezzetti per poi ricomporlo in ampiezza di luce. Continuerò a leggerti.
Auguri e un carissimo abbraccio
jolanda
nemmeno io conosco te, jolanda, dunque – usiamo pure i formulari fuorimoda: piacere!
chissà se da queste strettoie virtuali si sfocerà come tu dici in luce…
grazie
maria grazia
Carissima Maria Grazia,
causa le mie disgrazie, leggo in ritardo, e ora, ma sono a tempo!
per molte felicitazioni: la tua-nostra Anna (ma che gioia!), la Maria che ne fa grazia, che tu sei, e questo dilavato religioso silenzio che hai rimepito con parole.
Ti dedico questa mia, antica, ESISTE LA DELIZIOSA, anteriore alla mia maternità,:
“Esiste la deliziosa
prossimità, non il perfetto amore.
E intanto
lunghi tragitti tratti
erosi da pianto polvere
di sentieri assembrati angoli della mente che
stavano per sfollare e – sostano,
campi desertici
trasferimento, letto come strada
silenzio non ancora pace”
Prima di dedicarti Maternale, più in là.
Ti abbraccio tanto tanto, Maria Grazia.
Maria Pia
cara – aspetto il tuo prossimo dono! e spero che le tue che dici disgrazie siano già meno gravi – tengo con me il pensiero di questa anche imperfetta prossimità tra compagni di strada
un carissimo e imperfetto abbraccio
maria grazia
Evabbè, allora anch’io! Molto bello tutto. Tira fino in fondo che poi vedi la poesia. Cara Maria Grazia, avevo mandato qui il mio indirizzo di carne ed ossa per ricevere il regalo di carta e inchiostro, ma forse non si può per le regole del blog, o si è autocassato, chissà. Non ho problemi, non mi interessa della privacy, per cui potrebbe ben rimanere, ma a scanso di equivoci ti dico la cosa un po’ pietosa che si trova sulla guida del telefono, città Milano.
Madre immortale
madre precedente
soggiogo del perdono
madre circonfusa
perché nell’azzurro
perché nell’ineffabile
eppure trafitta
eppure dolorosa
madre senza rosa
senza giardiniere
madre che guarda
ogni libertà
madre sorvegliante
e dispensatrice
gaudiosa nel segreto
del mestruo che sparisce
madre celeste
cuore di Maria
madre del deserto
rosa della sete
rosa sabbiosa
fiore incandescente
candido incandido
fiamma della neve
misericordia
madre partoriente
misericordia
a tutti i figli tuoi
misericordia
balsamo dagli occhi
madre sanguinosa
che non muore mai
madre che dorme
dentro la sua arca
Maria viaggiatrice
respira su di noi
Maria dell’atmosfera
e degli oceani
il legno nelle mani
dei figli tuoi
i chiodi da inchiodare
le assi da spezzare
madre del telaio
proteggi i figli tuoi
madre delle vesti
antica nudità
l’azzurro del tuo manto
è la pura verità
l’azzurro che si incrocia
la tua sapienza
la tua misericordia
avvocata nostra
colpita nelle reni
colpisci al cuore
madre delle madri
amore sopra amore
madre sopra il tempo
remota libertà
colpisci al cuore
amore sopra amore.
prima la prosa: perdono, ho visto solo ora la tua risposta con l’indirizzo, eseguirò immediatamente
poi la poesia: amore sopra amore – perdono – sovraccarico d’amore – Maria – sì, tutte noi sappiamo chi è, che cosa sia: Maria – la sempre trafitta, la flagellata e la pur sempre amante
la di lei bontà quasi feroce
io lo dico da laica che subisce il fascino tremendo del complesso dei simboli celesti
grazie, Anna – davvero
maria grazia
Ho scritto un lungo commento stamattina, che si e’ perso in qualche misterioso angolo del web.
Riprovo, innanzitutto per farti gli auguri per la piccola signora che arrivera’ in primavera, e per complimentarmi per questo tuo bellissimo testo. La maternita’ e’ spesso al centro del tuo mondo poetico (sto pensando a La Scimmia Randagia). Qui raggiunge davvero una sacralita’che va al di la’ dei simboli e dei richiami cristiani dei versi, per abbracciare una religiosita’ direi carnale, profonda, che entra nel sangue e nel mistero della nascita.
“– e dal centro di questo richiudersi di tubi che chiamano – oh!, Vita, io
custodisco Maria che è tutta
bianca e ciliata e aspetta
me come voi aspettate di risorgere.”
Bellissimo ed emozionante, fra gli altri, questo passaggio.
Sto aspettando il tuo ultimo libro che ho appena ordinato da Crocetti. Sono certa che mi regalera’ dei piacevolissimi momenti di lettura.
Tanti auguri ancora,
Daniela
cara daniela dunque tre volte grazie: per la piccola lei, per il libro (non aspettarti troppe piacevolezze!) e per il generoso commento (la religione credo germogli solo dal corpo, dalla sua superesposizione e dalla sua assenza). peccato esserci mancate quest’estate ma come tutti gli abitanti del microcosmo di parole troveremo un punto di intresezione
un bacio
maria grazia