Di Fabrizio Corselli
In verso libero
Adusta e ancor più infetta
attecchisce la corrosa larva
sul mio cuore nero d’infedele poeta,
poiché la si osservi stridere
con atempore giacenza e imperfetto moto
sulle vetuste pareti di uno sbiadito ricordo;
e ancor più cade, così lasciva,
del nudo e tenue sangue istoriato
tra le propaggini del vuoto
e del più recondito desiderio di comune uomo,
al quale il dente e la morsa della fame,
strapparono un lembo di frivola speranza.
Consunte cadono le croste
dalla volontà del proprio corpo,
per saggiarne a poco a poco l’ostentato banchetto
al di sotto di una livida e maculata pelle
ove danzano anoressici gli appetiti
di singulta e agitata tensione.
S’impossessa la malattia della tua carne
dalla quale s’effondono sentenze e gemiti,
rigurgiti ed autunnali umori come la brezza
al pari di colei che per sorte contraria
le ginocchia frantuma sul peplo di fede indigesta.
Così diverge l’abisso di quel solingo peccato
verso le ritorte fiamme dei tuoi occhi,
ove il riflesso vidi di un oggetto proibito;
Annientata e divelta con barbara rabbia
dal sottile taglio di un cordone reciso
la tua anima, adesso, con immole presenza,
mentre le cacci in gola il dito di percosso decreto,
sputa e ingoia, ingoia e rigetta
il fluido riverbero legato alla fedeltà del sangue
come vermiglio drappeggio
asservito alla volontà del vacuo
e dell’inutile sapore della propria esistenza.
La necrosi di un’altra vita artistica
che in me, morente non ravviso,
si consuma e si flette, a volte,
come purpureo rubino dai mille volti
che s’infrange al riflesso del proprio nome.
Dimentica ciò che sei, ancor più ciò che fai
e il valore di tale pietra miliare,
fa che io v’immerga, miope,
l’ultimo e lacero tessuto di un pensiero fecondo,
poiché sangue, siero, lacrime e morte,
si mescolano all’alba di un’ansante agonia,
per poi chiudere delle stagioni il meritato ciclo.
Così, di codesta anima ne rimangono solo i lembi
come stracci appesi al filo del proprio destino,
finché percossi dal taglio della mia penna
di umile e giovane scrittore.

giovane scrittore?
nel 1830, forse.
saluti, nonostante i secoli (dei secoli)
rs
Si vede che non lo conosci caro rs. E non conosci sopratutto che c’è un mondo poetico di tutt’altro stile e genere che ha i suoi estimatori e scrittori.
Ovviamente è un mondo che non sarà mai accettato dalla poesia contemporanea. Ma, qui, non si tratta nemmeno di opporre l’una all’altra, o di affermare la superiorità dell’una sull’altra, ma di rispettarne il valore poetico ed espressivo alto ela dimensione atemporale.
mentilumina, io rispetto anche la fantascienza, se è per questo. solo che mi sembra strano che un contemporaneo scriva in “codesto” modo, quando può servirsi agevolmente di una lingua viva. scrivere in una lungua morta è rassegnarsi al servaggio del tempo.
oltretutto trapassato.
saluti, comunque
rs
ps: rs sta per ruggero solmi.
Ci saranno pure giovani scrittori del 1830, ma ci sono tantissimi giovani scrittori operanti nel 1960 – fermi lì, come il giapponese sull’isola che non sa che la guerra è finita,
surrettizi
terzarolando spraz-
zi di alea
al consunto volere
celluloso.
(parafrasi: aprendo il vocabolario dove capita)
in questo senso apprezzo il coraggio retrospettivo di Fabrizio Corselli, anche se lo preferisco – per mera coerenza – quando si concentra in partenza sull’epos (fosse anche di un balletto) e sul verso obbligato.
Sulla esegesi di termini “accettato” e “poesia contemporanea” ci sarebbe da star qui fino a domani…
Valete omnes 🙂
per carità. il tempo stringe…
saluti,
rs
E già, situazione spinosa. Però tendo a precisare e mi preme farlo che tale struttura nasce da un istinto; signori miei, mi viene da scrivere così.
Concordo con Roberto, ed è giustificato per il fatto che io nasco come poeta di epica ed epica sportiva antica, e in questo va inquadrato il mio stile, uno stile comunque necessario, seppur naturale. Il mio campo d’azione è la Facoltà di Lettere Classiche, Comunità ellenica e così via. Il 18-19 ho anche l’incontro a Roma con l’ambasciata di Cipro.
Più che coraggio, credo in ciò che faccio… accetandone le conseguenze, ma sono tranquillo.
Buon Anno Nuovo a tutti!
Caro Ruggero (conoscevo bene le tue iniziali, tra l’altro ti apprezzo, anche se, e lo sai, c’è quando non condivido e critico aspramente, tanto più quanto riconosco il talento, la passione, la serietà. E’ meglio fidarsi degli avversari sinceri e leali che di tanti falsi adulatori in ricerca di lobby e conventicole letterarie. Ma non credo, ti possa insegnare nulla al riguardo, sei una persona navigata!), una lingua è morta solo se noi la crediamo tale. Ma, adesso, non è il momento di esporre una tesi che mi porterebbe tanto lontano. E,cmq, in Corselli, c’è tanta ricerca (se uno ha la voglia e il tempo di inabissarsi e osservare le stratificazioni e le matrici).
Inoltre credo sia una diminuizione volere omologare la lingua ai parametri della contemporaneità (pensa a quello che ha fatto in un altro campo, la filosofia, uno come Spinoza nella sua epoca. E mi sembra che Dante continui a stare, nel senso che ha la parola di episteme e destino). Questa accondiscendenza alla contemporaneità, per esempio, per me sarebbe una tendenza servile. Non sono io che mi devo fare dominare dal Tempo, ma è il Tempo che deve essere dominato da me. Nel mio discorso in ogni caso non c’è nessun rifiuto di un rinnovamento e innovazione linguistica, anzi, quando li trovo, sono contento della proiezione nel futuro. Una lingua non è mai statica, non dovrebbe mai esserlo, ma spesso rischia di esserlo quando vuole essere ossessivamente al passo con il presente (come se questo piovesse dal cielo e non fossimo noi a determinarlo!)
Concordo anche io sulla mia preferenza al Corselli che si dà al poema epico
Ciao caro Luminamenti,
ho iniziato a leggere il tuo intervento, sempre come i vecchi tempi, davvero impegnativo ma c’è più gusto a leggerlo, a gustarlo, a penentrarne le profonde tessiture.
Un affettuosissimo abbraccio e Buon Anno Nuovo!!
Fabrizio
Adorno, nella Dialettica dell’Illuminismo, ricorre al famoso episodio di Ulisse e delle Sirene, per esporre la sua concezione del tempo. Le Sirene ammaliano il marinaio promettendogli il ritorno al passato, la rievocazione di esperienze e persone già morte, e l’illuso che le ascolta non fa altro che affogare, perire. Chi vuole vivere nel passato finisce per perdere il presente, e con esso la propria vita. Fin qui niente di nuovo, lo so… Ulisse, però, non rinuncia ad ASCOLTARE le Sirene, ovvero a fare del proprio passato un tesoro, un’esperienza conoscitiva e paradigmatica: si fa legare all’albero della nave, imparando dal canto delle Sirene, facendo tesoro dei suoi giorni già vissuti, senza cedere alla tentazione di volerli rivivere.
Allo stesso modo, per me, la poesia che utilizza forme del passato, nel tentativo di farle rivivere, fallisce già in partenza. Molto più coraggioso e utile è invece utilizzare gli elementi del PRESENTE per costruire IN ESSO una nuova classicità: uno su tutti, Wystan Hugh Auden.
Insomma, non sono riuscito a leggere più di una quindicina di versi di questa poesia…però non posso non essere d’accordo con Roberto Corsi: osteggiamo i conservatorismi di destra MA ANCHE quelli di sinistra…perché siamo classicisti MA ANCHE avanguardisti…fascisti MA ANCHE surrealisti…
(Scusatemi l’uso del maiuscolo, ma lo trovo più comodo rispetto al corsivo, tutti quei tag mi fanno venire il mal di mare…!)
Michele
lUMINAMENTI ….. è sempre straordinario.
E già, Lumina è sempre grande.
Mi dispiace caro Nightswimmer, del resto, non pretendo che tutti possano apprezzarla. C’è sempre uno spaccato letturiale…
Per l’epica, invece sono soddisfatto. I miei lettori si trovano prettamente all’interno delle facoltà di lettere classiche o all’interno delle comunità elleniche. Per questo sono pago.
Aspiro a far diventare il canto delle sirene… puro silenzio!
Nightswimmer, grazie per l’apprezzamento. Dal mio punto di vista le possibili contaminazioni tra tradizione ed innovazione sono virtualmente infinite. L’importante, come dici, è non alzare barriere preconcette.
Bel blog il tuo Roberto (ricordo la tua analisi di INLAND EMPIRE, e grazie a te ho conosciuto minima musicalia.
Ma anche Nightswimmer ha un blog pregievole.
troppo gentile Luminamenti! mi casa su casa.
a Nightswimmer (ma anche agli altri) segnalo l’ultima recensione su sonnenbarke.splinder.com — qualcosa mi dice che ne sarà contento…
Grazie Roberto per la segnalazione di questo blog, molto bello.
Ciao ciao.
Proprio sull’Eros e sulla sua dimensione sessuale pubblicherò più avanti con Lulu l’opera poetica “Lettere Libertine – L’Inquisitore e la Fanciulla”. è vero, comunque è più facile estremizzarlo che definirne i suoi contorni naturali.
Un abbraccio
Fabrizio
Ringrazio Luminamenti per aver visitato il mio blog: i commenti sono sempre graditissimi!!!
Per Roberto Corsi: sì, la recensione mi ha davvero fatto piacere…non solo perché i lampioni spenti sono stati apprezzati, ma anche per un’antologia che -sembra- sta sfruttando abbastanza bene le potenzialità del web. Un blog molto stimolante, subito aggiunto ai preferiti, anche per onorare le comuni origini marchigiane che ho con l’autrice!
Comunque, per evitare fraintendimenti, nel mio commento precedente, quello dei MA ANCHE in maiuscolo, stavo citando l’imitazione che Crozza fa di Veltroni…insomma, la frase era caricaturale e non da prendere alla lettera, non si sa mai che qualcuno mi prenda per fascista!!!
Saluti,
Michele