Provocazione in forma d’apologo 44

Attendendo ai suoi umili compiti Erre elucubra su un aforisma variamente formulato e chiosato da suoi maggiori del calibro di Goethe, Hegel, Tolstoi, Rilke: “Nessuno è grande per il proprio domestico”. Sorridendo e scuotendo la testa dice tra sé: “Bah! Non è più attuale”. E tratto di tasca il suo taccuino schizzato di lucido da scarpe e passata di pomodoro, il prezioso taccuino che un giorno varrà anche di più della rara sorpresa di un Ovetto Kinder, scrive: “Nessuno è grande per il proprio datore di lavoro”.

E giusto in quel momento il datore di lavoro di Erre, il Dottor Verluschi Prodioni, dalla stanza accanto fa risuonare la sua voce sgraziata: “Erreeeeee! ‘Sti cazzi di stivaletti, che fine hanno fatto? Lucidi li voglio, capito? Lu-ci-di!”.
“Certo Dottore, già fatto, glieli porto subito” risponde con calma Erre restando seduto. E pensa: “Se volessi anticipare le cose saprei come fare. Per qualcuno sarei un utile idiota, per altri un martire e invece di una tomba tranquilla avrei un brutto mausoleo. Ma io non ci casco, io so bene qual è la mia parte. Ho ancora tanti stivaletti da lucidare, tante paginette da scrivere”.

12 pensieri su “Provocazione in forma d’apologo 44

  1. Giovanni Nuscis

    “Nessuno è grande per il proprio datore di lavoro”

    Riusciranno i nostri (potenziali) eroi …a farsi gruppo (per non dire popolo) capace di opporre un minimo di forza per difendere i propri diritti? Non sono ottimista, guardando intorno e a ritroso, alla nostra italica storia.

    Vista la situazione, passi per “le tante paginette da scrivere”; per gli stivsletti, cercherei di farli lucidare al dottor Verluschi Prodioni, di persona: ed ecco spiegata anche l’inefficienza della PA, in Italia.

    Un caro saluto, Roberto.

    Giovanni

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  2. RobertoRossiTesta

    D’accordo, caro Giovanni,
    e proprio da pd a pd (pubblico dipendente).
    Un caro saluto e buone feste,
    Roberto

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  3. vbinaghi

    Ciao Roberto, ho visto sul blog di Gianni De Martino che avete curato insieme la traduzione di un’opera di Ibn’Arabi.
    Complimenti! Sai che Gianni è un mio grande amico?

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  4. RobertoRossiTesta

    Cara Carla,
    forse hai centrato il problema.
    Chi è capace d’ammirare un grande in fondo ha la sua stessa stoffa, anche se ne ha di meno o di una sfumatura diversa; e il fatto è che di grandezza non ce n’è molta in assoluto, oppure è sempre più difficile distinguerla (ho nelle orecchie un “e tu ammirami lo stesso”…forse dal Piccolo Principe?)
    Grazie e auguri,
    Roberto

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  5. lambertibocconi

    Mi pare si mescolino qui due ambiti molto diversi, entrambi più che interessanti: l’uno il tema “grandezza e ammirazione”, l’altro la vecchia e terribile dialettica servo-padrone, spiegata in filosofia da Hegel, vista in atto nella storia da Marx, psicologizzata da paura per quanto vera dai romanzieri russi e da chissà chi altro (la mia ignoranza si ferma qui). Chi ha visto il film “Il servo” con Dirk Bogarde (o Bogard)?
    Ammirare sinceramente per me è importante – laddove oggi (ma anche ieri forse) il palo in culo borghese (scusate il termine) tende a sorridere dall’alto un po’ di tutto, distante e falsamente scafato, con quella specie di cinismo illuminato svalutante che gratta gratta altro non è che farsela sotto di fronte all’abisso dell’esistenza. Quindi viva la grandezza, viva l’ammirazione. Il tempo è poco.

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  6. listexxx

    the servant, di joseph losey, sceneggiatura di harold pinter. il romanzo – del nipote di somerset maugham, è inferiore.

    bogarde era magnfico.

    saluti,
    rs

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  7. paolocacciolati

    Il “buon” datore di lavoro mantiene il potere con la paura e mettendo i suoi collaboratori uno contro l’altro. A Tizio parla male di Caio, a Caio parla male di Tizio, di modo che entrambi, appena possibile,gli riferiscano le malefatte dell’altro.
    Il “buon” datore di lavoro non loda mai il proprio collaboratore, altrimenti quello si rilassa, si siede sugli allori, e poi c’è il pericolo che il dipendente pensi di essere più bravo del suo datore di lavoro, e se gli viene questo pensiero, prima o poi cercherà di dimostrarlo, tirando giù dal trono il suo datore di lavoro.
    Il “buon” datore di lavoro, quando il collaboratore svolge bene un compito, gli ricorda che ci sono ancora molti altri compiti che non ha adempiuto. Suvvia, cosa aspetta a rimboccarsi le maniche?

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  8. RobertoRossiTesta

    Caro Valter,
    si tratta di una mia vecchia traduzione che grazie al provvidenziale incontro con De Martino (per me fino a un anno fa semplicemente il traduttore del “Saggio sulla trance” del Lapassade)vede finalmente la luce, arricchita da una prefazione/testimonianza, di grande interesse e lucidità (nonché, dati i tempi, di ancor più grande coraggio), di De Martino medesimo.
    Grazie e auguri,
    Roberto

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  9. gianni de martino

    A NESSUNO BASTA MORIRE DA LONTANO

    Cari amici, riporto un appello, giunto via mail, di padre Giuseppe Scattolin, con “la richiesta di una ragazzina speciale che con molte probabilità, presto lascerà questo mondo a causa del cancro”. Non è una grande poesia, ma dice qualcosa di essenziale, mi pare, riguardo al tempo e al desiderio che fa scrivere ( altro da quello che fa parlare ?). Mi si chiede di farla girare, forse può essere utile.
    Un saluto cordiale e un abbraccio
    gianni

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  10. gianni de martino

    Ve la giro così come me l’hanno inviata… E’ stata spedita da un medico. Accertati di leggere anche ciò che è scritto nelle frasi finali dopo la poesia.

    ‘DANZA LENTA’

    Hai mai guardato i bambini in un girotondo?
    O ascoltato il rumore della pioggia
    quando cade a terra?
    O seguito mai lo svolazzare
    irregolare di una farfalla?
    O osservato il sole allo
    svanire della notte?
    Faresti meglio a rallentare.
    Non danzare così veloce.
    Il tempo è breve.
    La musica non durerà.
    Percorri ogni giorno in volo?
    Quando dici ‘Come stai?’
    ascolti la risposta?
    Quando la giornata è finita
    ti stendi sul tuo letto
    con centinaia di questioni successive che ti passano per la testa?
    faresti meglio a rallentare.
    Non danzare così veloce
    Il tempo è breve.
    La musica non durerà.
    Hai mai detto a tuo figlio,
    ‘lo faremo domani?’
    senza notare nella fretta,
    il suo dispiacere?
    Mai perso il contatto,
    con una buona amicizia
    che poi è finita perché
    tu non avevi mai avuto tempo
    di chiamare e dire ‘Ciao’?
    Faresti meglio a rallentare.
    Non danzare così veloce
    Il tempo è breve.
    La musica non durerà.
    Quando corri cosi veloce
    per giungere da qualche parte
    ti perdi la metà del piacere di andarci.
    Quando ti preoccupi e corri tutto
    il giorno, come un regalo mai aperto . . .
    gettato via.
    La vita non è una corsa.
    Prendila piano.
    Ascolta la musica.

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