ANCHE GLI ITALIANI SONO CAPACI DI SCRIVERE STORIE

di: Guido Tedoldi

Recensione a «I nomi sacri», romanzo di Riccardo Ferrazzi, edito in internet da Vibrisse Libri, 2007, pp. 127 (nel file pdf), scaricabile gratuitamente dal sito web www.vibrisselibri.net.

Nei confronti di questo romanzo per me c’è stato un prima, in parte composto da pregiudizi, e un dopo, in cui ho dovuto passare qualche giorno a respirare forte per ritrovare il mio ritmo personale di fiato.
Nel mezzo, mentre era in corso la lettura, ero in apnea e tutto preso a capire come sarebbe andata a finire la vicenda di questo funzionario che fa avanti e indietro tra l’Italia e la Mitteleuropa, che incontra donne che hanno quasi sempre nomi di 5 lettere e guidano quasi sempre macchine dalla targa probabilmente tedesca (ma non si capisce bene perché a coglierla è sempre la coda dell’occhio, con tutte le sue imprecisioni). Per non parlare di tutte quelle persone potenti, tra cui l’erede dell’impero romano d’oriente e capitani d’industria che credono in altre forze oltre a quella del denaro.

Torno indietro di un passo. Il mio prima della lettura consisteva in un file scaricato dal sito di Vibrisse Libri, la casa editrice ispirata da Giulio Mozzi che si è data come compito quello di far fare a dei libri «mostruosi» (come li chiamano i redattori volontari allo scopo di differenziarli dai libri «normali» delle altre case editrici) l’iter di lavorazione tra la prima stesura fatta dall’autore e l’ultima revisione prima di andare in stampa. Poi Vibrisse Libri si ferma lì, e se un editore tradizionale ha voglia di trasformare il file in un libro su carta lo può fare a certe condizioni, tra cui quella di firmare un contratto di edizione con l’autore.
Io ho scaricato il file de «I nomi sacri» e l’ho depositato nella pancia del mio Mac, insieme alle altre centomila cose che prima o poi leggerò (giuro, le leggerò, mi interessano tutte troppo, anche se sembrano così tante, così troppe per una sola vita e per la mia velocità di lettura). È passato qualche giorno e mi ha scritto Fabrizio Centofanti per chiedermi di fare la recensione del romanzo, che doveva essere anche il mio esordio su Lpels.
Wow. Non me l’aspettavo. Gli ho detto subito di sì. Prima di leggere il romanzo, però, sono andato a informarmi sull’autore Riccardo Ferrazzi. Ho letto cose sue pubblicate sul sito di Lpels e altrove in rete, seguendo Google l’ispirazione. E be’, alla fine mi pareva di essermi fatto una certa idea del suo modo di scrivere e delle cose che lo interessavano.

Il mio dopo la lettura è stato, ehm, strano. Tra quello che sapevo di Ferrazzi e quello che ha scritto nel suo romanzo c’erano delle differenze. Ok, quello che conoscevo era il Ferrazzi saggista, perdipiù breve, mentre quello del romanzo è il Ferrazzi narratore, perdipiù di una storia di un certo respiro.
Ma…
Ma il saggista mi aveva dato l’impressione che, qualora si fosse applicato a una narrazione, non avrebbe cercato la storia bensì il senso profondo.
Non che ci sia niente di male, in questo. In effetti lo fanno molti autori italiani. In effetti sembra che sia questa la cifra che contraddistingue la nostra letteratura (perlomeno quella «alta», dato che quella di genere le storie le sa raccontare eccome) da quella di altre nazioni. C’è perfino un senso comune consolidato secondo cui gli scrittori italiani ambiziosi si interessano prima di tutto del proprio onfalo, e solo molto dopo si preoccupano di raccontare belle storie.
Ne «I nomi sacri», invece, la storia c’è. È al primo posto. Costringe quasi il lettore a stare lì con la linguetta di fuori, sfogliando le pagine virtuali per sapere come va a finire.

Peraltro il mio dopo è durato un po’, almeno un paio di mesi, senza concretizzarsi in un post. In questo periodo ho letto altre cose di Ferrazzi, ho continuato a girargli intorno. Niente di minaccioso, ma non volevo fare figuracce parlando dell’opera di un altro redattore di Lpels.
Poi, il 30 gennaio, lui ha pubblicato sul nostro blog «Fiesta!», in cui ha parlato di un libro che vorrebbe scrivere.
Da-daa.
Mi sono andati a posto gli ultimi tasselli.
Il Ferrazzi narratore, ne «I nomi sacri», ha mostrato un talento per le storie.

2 pensieri su “ANCHE GLI ITALIANI SONO CAPACI DI SCRIVERE STORIE

  1. fabry

    Riccardo è un narratore nato. lo conobbi su Nazione indiana, con un racconto su un papa, e mi affascinò la naturalezza di una scrittura immediatamente persuasiva. del Ferrazzi saggista ammiro invece l’assoluta indipendenza di pensiero. vi si trovano schegge di genio, da conservare accuratamente.
    grazie per aver risposto all’invito, Guido.

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  2. Gaja

    Riccardo è un ottimo raccontatore, e non è cosa semplice. È difficile, spesso complicatissimo, affrontare e avere la forza e il talento per scrivere una storia. Lavorare al suo romanzo, in vibrisselibri, è stato appassionante: auguro a Riccardo fior di recensioni e tutto il successo e la visibilità che merita. Last but not least, naturalmente torno a ringraziare Guido a nome di VL.

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