Il lago oggi veste blu-grigio.
C’è foschia e solo di tanto in tanto qualche raggio di luce irrompe dal fitto manto di nuvole. L’enorme glicine nella Villa Cipressi è in piena fioritura. Sullo sfondo delle vecchie mura si distingue il suo antico viola elegantemente. Il blu-grigio del lago e il viola del glicine sono una melanconica immagine di bellezza : quella perfezione in pericolo che ognuno porta in sé come una certezza, spesso perduta, ma in attimi come questo, miracolosamente ritrovata.
Mi accompagna in questa passeggiata domenicale Vladimir Nabokov. Attraverso i suoi racconti, recentemente pubblicati da Adelphi, mi parla della bellezza perduta, ritrovata e di nuovo perduta.
Seduta davanti al vecchio glicine – il mio pellegrinaggio di ogni mese di aprile – leggo uno dei suoi più veri e tristi racconti : Nuvola, lago, castello, scritto nel 1937.
Un piccolo impiegato russo che vive a Berlino vince a un ballo di beneficenza un viaggio. Essendo una persona solitaria, inizialmente è scettico, poi si autoconvince di partecipare comunque. Si tratta di un viaggio di gruppo, quattro uomini e quattro donne, uniti nella loro volontà di divertirsi, costi quel che costi! Coll’istinto animalesco individuano nell’ultimo arrivato il prototipo del diverso, la perfetta vittima, sul quale immediatamente si scatena l’ira e il risentimento del ben pensante. Non perdono l’occasione per prenderlo in giro in tutti i modi possibili e lui, ovviamente, non è il tipo che si sa difendere. Ben presto si pente di aver partecipato a questo viaggio-incubo, ma appena arrivati alla loro meta, ci sarà una svolta imprevedibile.
Niente di spettacolare.
Un paesaggio, scrive Nabokov, com’è diffuso in tutta Mitteleuropa: nuvola, lago, castello. Ma è proprio in quell’insieme quasi insignificante che facilmente allo sguardo può sfuggire che l’impiegato russo riconosce quell’immagine di bellezza, l’eterno ricordo di una felicità perduta.
Prendono alloggio in una locanda vicino e, caso vuole, proprio dalla sua camera s’apre la vista su quel panorama. Decide all’istante di voler rimanerci per sempre. Ora che ha trovato ciò che nemmeno sapeva di cercare, non può più tornare indietro.
“Amici, “ gridò, giunto sul prato dopo aver rifatto di corsa il cammino lungo la riva
“amici, vi saluto. Rimango qui, per sempre, in quella casa laggiù. Non continueremo insieme il viaggio. Non proseguo. Non vado da nessun’altra parte. Addio!”
Ma il racconto non finisce qui.
Davanti a quell’arrivo, davanti al sogno di bellezza realizzato, il branco deve reagire. Spinto dalla forza vitale di chi deve affermare la realtà così come è, non ha scelta: l’utopia va distrutta con tutti i mezzi.
Tra insulti e botte lo trascinano in stazione. E non appena il treno parte, cominciano sistematicamente a picchiarlo con bastoni e cinture. Si divertirono un mondo, commenta Nabokov.
Tornato a Berlino, l’impiegato da immediatamente le dimissioni. Spiega al suo capo di essere sfinito, di non aver più la forza di fare ancora parte del genere umano.
Sono sempre a Varenna.
La giornata non si è schiarita, anzi, il blu-grigio oramai si è fatto tutto grigio e da lontano il viola del glicine non si distingue quasi più dallo sfondo.
Guardo l’orologio. E’ ora di andare in stazione. E come se la letteratura, nei suoi momenti migliori, fosse più vera della vita, in stazione incontro l’eterna comitiva: un grande gruppo chiassoso in abbigliamento sportivo, con lungi bastoni colorati alla fine di un’allegra gita domenicale in montagna.
Ora ritornano a casa.
Ora ritorno anch’io.
Vladimir Nabokov: Una bellezza russa e altri racconti, Adelphi, 2008.

Oggi sul lago è una giornata splendente di sole, il glicine brilla, e il tuo racconto, Stefanie, riaccende malinconie e bellezze assopite …
Buona domenica!
C.
Domenica 6 aprile ho visitato Bellagio e ho fatto una puntata rapida a Varenna.
Luoghi incantevoli, che non conoscevo.
Bart
Una cosa delicatissima Stefanie, il racconto cercherò di leggerlo.
Stefanie, ti sono grata perchè tu mi hai fatto conoscere Varenna. E’ un luogo in cui l’anima decanta le sue inquietudini e si riconcilia con se stessa.
Mi è venuta voglia di comprare i Racconti di Nabokov.
Grazie
una stretta di mano
m.