Valentino Zeichen

da Metafisica tascabile

Il gomitolo del tempo

Sul bianco tavolo di fòrmica
una formìca solitaria
gira in senso antiorario
simile alla lancetta vivente
d’un orologio biologico.
Forse è intenta a sdipanare
il gomitolo del tempo.
Il suo è solo un moto perverso
o l’annuncio d’una prossima
inversione generale dei moti?
Già intravedo un’altra formica
intenta a riavvolgere ciò
che la prima aveva svolto;
i movimenti di entrambe
divengono concentrici
come quelli di due centauri
nel giro della morte.
Le loro orbite s’intersecano
con rischio di collisione;
provo a sviarle dal loro
inconsapevole proposito,
nel tentativo di scongiurare
una catastrofe cosmica.

Nessuno o quasi

Quel tallone d’Achille rendeva
l’Occidente vulnerabile.
Affine all’ortopedico
Ulisse eliminò il difetto
senza correggerlo:
con un unica parola rese
l’Occidente invisibile.
Come? Quando? Chiesero
coloro che hanno identità nell’Essere:
i Fenici, i Persiani, i Mongoli;
gli Arabi, gli Ottomani, i Nazisti.
E si ebbero una risposta
da un’altra domanda;
quella che il ciclope
rivolse a Ulisse.
L’astuzia di Nessuno
separò per sempre
l’Occidente dall’Essere
per l’invincibile nulla
della tecnica.
I possessori d’identità
si sentirono rassicurati
e a loro volta, per scrupolo
si posero un’ulteriore domanda:
come poteva ancora esistere
un simile bastardo
un senza nome?

Ipotesi creazionista

Un Dio ignoto e casinista
ci ha appaltato affidando
la creazione a dei folli
ingegneri: bilioni di batteri.
Il materiale natura
su cui siamo stampati
è labile e si guasta;
andrebbe protestato.
per le riparazioni ci vorrebbe
un corpo officina simile
a nostra copia, ma
la manutenzione costa troppo.
La prossima volta
cambieremo natura
e anche stampatore.

Decadenze alimentari

*

Già veniamo infantilizzati
dall’industria alimentare.
Dai romanzi bevande
niente sfugge alla dolcificazione.
Trionfa lo stile paratattico
e ci impone il premasticato:
frullati, poltiglie, liquefatti.
L’iperconsumo di gelati
anestetizza le coscienze.
Addio amare radici semantiche,
retrogusti della riflessione
cancellati dalla melensaggine.
La malinconia finirà estinta
in un cimitero di vocaboli.
L’alfabeto dentario
ci cadrà dalla bocca
resteremo sdentati.
Lo si attribuirà alla vendetta
di qualche divinità golosa
che sebbene immortale
non è immune dal diabete.
E così l’Occidente tramonterà
in una dolcificante banalità.

da D’amore e d’altro

L’immutabile Musa

Quella che un tempo
potevo chiamare
per nome e cognome
con intime voci,
è divenuta muta firma
e la si legge solo
sui giornali.
Le ambizioni letterarie
le hanno congelato i sensi.
Non pensa che alla scrittura
e al matrimonio d’interesse,
e non è più disponibile a
ricongiungersi con me;
piuttosto, preferisce
che amoreggino le idee.

Moneta:”Luigia d’oro”


Se le monete si dividessero
in maschili e femminili,
come i generi grammaticali,
senza preclusioni regali
verso le effigi profane
né intromissioni forzate
di allegorie repubblicane,
all’effimera bellezza
appronterei un rifugio
dalla copertura aurea,
preservando nell’affine
preziosità aurifera
le neonobili sembianze
da ogni possibile oltraggio
della speculazione monetaria
e dal morso del sadico.
La mia zecca ideale
darebbe legale corso
a un nuovo valore temporale:
“il duplice istante
del doppio profilo”
subito rinchiuso
nella castità del pugno.

Body Art

A differenza di quei regni infelici
minati da un maleficio che li contrae
e ne accelera la dissoluzione,
inversa è la metamorfosi ultima
delle amabili forme corporee:
debordano dal canone ideale.
Per ingannare il tempo che assedia
ogni figura tridimensionale,
hai messo il corpo in cornice
imitando i nudi dipinti;
le virtù ne rimarca i confini
come il vigile custode
d’un campo da tennis
ne rifà continuamente le righe.
Quale medico dilettante
sospetto una morte ipnotica
e rimarco col gesso le linee
delle tue invidiabili frontiere
ormai sotto vincolo artistico,
perciò plaudo al museo
che farà un tale acquisto.

A Evelina mia madre

Dove saranno finiti
la veduta marina,
il secchiello e la paletta,
e i granelli di sabbia
che l’istantaneo prodigio
tramutò in attimi fuggenti,
travisandoli dal nulla
in un altro nulla?
Dove sarà finito l’ovale
di mia madre
che fu il suo volto e
che il tempo ha reso medaglia?
Perché non mi sfiora più
con le sue labbra,
dove sarà volato quel soffio
che raffreddava la
mia minestrina?
Dove le impronte di quel
lesto e disordinato
sparire delle cose?
In quale prigione di numeri
è rinchiuso il tempo?
Rispondimi! Dolore sapiente,
autorità senza voce.

da Dediche

A Mario Luzi

La figura che sfreccia
nei quattrocento piani
è il poeta giovane che entra
nelle tenebre del secolo XX.

Per scoprire la combinazione dell’Ermetica,
cassaforte della Metafisica,
i più ricorsero alla roulette russa,
al poeta bastò l’intelligenza.

Discende da animali virtuosi
per selezione di ibridi e
assume nuove sembianze
di uccello araldico.

Non rapace che si eleva di quota
per poi abbassarsi alle prede,
ma pilota angelico che spazia
contemplando la bellezza.

da Pagine di giornali

Una mentalità

A monte risiede il vizio
della mentalità mafiosa.
La mafia non sta solo
negli odiosi crimini,
mafia è anche sottinteso,
sotterfugio che insinua
nelle abitudini linguistiche
di inconsapevoli onesti.
Mafia è interdizione
a comunicare, censura;
è incentivo affinché
sospetto e diffidenza
cancellino ogni verità.
Mafia è trascurare i muri
privandoli dell’intonaco,
lasciare che le cartacce volino
e che la loro ombra
imbratti la terra;
abbandonare i “vuoti a perdere”
e le deformi plastiche
quale ritratto del degrado.
uomo dai doppi fini,
ricerca lo scambio
di pensieri “franchi”,
in zona “franca” di pensiero;
purtroppo, questo è il solo
debole antidoto al male.
Raccogli le cartacce
e ogni altra varietà di rifiuti;
di tua iniziativa
spazza la strada pubblica, intonaca,
e non sarà del tutto vano.

da Piccola pinacoteca

“Guernica” 1937,
di Pablo Picasso

Allucinante come la
tela dello schermo;
si accende e si spegne
tra flash intermittenti
sprigionati dal fosforo
delle bombe degli Stukas.
Sopravvivono soltanto
i contorni delle cose:
i tratti d’un cavallo,
i filamenti d’una lampadina,
spettri di ex cose.
Un capolavoro incompiuto
finchè non gli si compara
un quaderno di ermeneutica;
interruttore critico
che scatta e gira,
gira da elica dell’idea
“Incuneandosi nell’abitato”.

“Incuneandosi nell’abitato”, 1939
di Tullio Crali

Presagi di guerra imminente;
si mobilitano anche gl’ismi:
Neocubismo contro Neofuturismo.
Una fantasia bellica
truccata a raid sportivo
trasvola l’Atlantico.
La cabina di pilotaggio
sfaccetta come un cristallo
configura l’occhio orientabile
d’un insetto preistorico.
Quella sagoma oscura
interna alla trasparenza
ne è il cervello ai comandi.
L’aereo è in picchiata
si incunea fra assiometrici
grattacieli di N.N.
L’arretrata tecnica fascista
non allarma gli invisibili nemici,
avendo essa per scienza
solo la gonfia retorica
e non il veggente radar.

“Annunciazione”
di Leonardo da Vinci

L’aeronautica divina invia
un superbo esemplare volante;
forse un arcangelo,
meraviglia della tecnica nelle ali
dall’elevata portanza,
ritratte in assetto frenante.
Osservate all’attaccatura
si direbbero protesi tratte
da un bestiario araldico.
Ma nonostante l’apparizione,
l’annuncio alla Vergine
deve correre dentro
un filo invisibile che
contiene il prodigio,
nascosto in un ulteriore
e ben protetto segreto
posto sotto falsa traccia.
si sorvola l’evento
immerso nella penombra
oltre il filare degli alberi,
il paesaggio in fuga invita
a gareggiare con la
trasparente lontananza.
Lo sguardo la insegue ma
trafigge vanamente l’aria;
poi, ormai cieco, desiste
per volgersi altrove e
ci svela una seconda nostalgia,
cosiddetta da “allontanamento”
dal luogo di partenza.

Biografia

Valentino Zeichen
è nato a Fiume e vive a Roma. Ha pubblicato: Area di rigore, Cooperativa di scrittori, 1974; Ricreazione, Pagine di gloria società di poesia Guanda, 1979;, Guanda 1983; Gibilterra, Mondadori 1991; E’ autore anche di un romanzo: Tana per tutti, Lucarini,1983

(Valentino Zeichen, Metafisica tascabile, Il Nuovo Specchio, Arnoldo Mondadori Editore)

Selezione a cura di Elena.F.Ricciardi

2 pensieri su “Valentino Zeichen

  1. claudia

    Dove saranno finiti
    la veduta marina,
    il secchiello e la paletta,
    e i granelli di sabbia
    che l’istantaneo prodigio
    tramutò in attimi fuggenti,
    travisandoli dal nulla
    in un altro nulla?
    Dove sarà finito l’ovale
    di mia madre
    che fu il suo volto e
    che il tempo ha reso medaglia?
    Perché non mi sfiora più
    con le sue labbra,
    dove sarà volato quel soffio
    che raffreddava la
    mia minestrina?
    Dove le impronte di quel
    lesto e disordinato
    sparire delle cose?
    In quale prigione di numeri
    è rinchiuso il tempo?
    Rispondimi! Dolore sapiente,
    autorità senza voce.

    bellissima

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