sei giugno

La mia gatta tutta arrotolata, una coccarda,
la mia leoparda d’argento,
si stirò, si allungò, mi disse “Non piangere,
avrai tragedie più grandi, non è ancora il momento,
bevi il Campari, grattami!”. Allora
piansi ancora; poi scesi in strada, e il vento
spettinava le carte, soffiava le foglie.
Le mie voglie erano morire, bere il Campari,
grattare la gatta, incenerire. Scrivevo
fin dalle scuole elementari, lo zero
incombeva, rivedevo tutto, ribevevo:
e su quella crescita ormai lontana
il vento pisciò immateriale,
una fonte urinaria d’aria
una distruzione dei problemi;
allora tornai a casa, mia piccola patria depressa,
la gatta saggia, rivoluzionaria, mi guardava,
voleva i croccantini, riferiva il vero,
conservatrice, abitudinaria. Un’altra
giornata era andata, paura non ne avevo,
dal vetro la stessa bocca di mia madre:
ciò che vedevo. E me lo feci bastare.

13 pensieri su “sei giugno

  1. Gaja

    Meravigliosa.
    (sono telegrafica, ma mi viene in mente solo questo aggettivo: meravigliosa)

    e no, anche che sei bravissima. e che leggerti è sempre una sorta di epifania.
    Un bacio, Anna.

    Rispondi
  2. Paola renzetti

    Bella, molto bella e a leggerla non si viene rigirati (non ci sono dubbi di artifizi letterari): pezzi e salti di vita vera.
    Sono lacrime e non solo per il Campari!
    Scusami, Lamberti, non me ne volere.
    Sei simpaticissima!

    Rispondi
  3. robertorossitesta

    Bellissima poesia. Grattare gatte, bere Campari e farsi bastare ciò che c’è in un determinato momento pare che siano cose (almeno queste) che ci accomunano in massimo grado.
    Un caro saluto,
    Roberto

    Rispondi
  4. marco saya

    io ne ho 2 di gatti, e ogni santo giorno pretendono i croccantini strusciandosi attorno ai miei piedi, è il momento più bello di tutta la mia giornata. 😉

    Marco

    Rispondi
  5. lambertibocconi

    @ Gaja: grazie!
    @ Paola: grazie! Ma di cosa dovrei volertene?
    @ Nadia: idem! Che cosa intendi per “ironica”?
    @ Roberto: idem! E chi lo sa che cosa altro ci potrebbe accomunare, caro compagno di grado?
    @ Marco: mi fa piacere che hai dei bei mici, ma la gatta della mia poesia è soprattutto allegorica, un oracolo di un certo tipo di esistenza.

    Rispondi
  6. renatamorresi

    aah! ma che ventata d’aria fresca, ma che gusto della vita, del pianto, della sorte, ma che cosa fantastica! e pure grande eleganza! brava davvero,
    renata

    Rispondi
  7. nadia agustoni

    @ Anna
    Quella capacità di sorridere di sè scrivendo. Ma forse mi esprimo male. In verità è meglio: intensa e ironica… ma si scrive sempre di fretta sotto l’impressione del momento.
    Grande Anna.

    Rispondi
  8. enrico de lea

    questa verità integrale, questa leggerezza “pesantissima” del mondo (penso a Walser) è di pochi, specie oggi – davvero grande Anna

    (una nota scherzosa: io al Campari preferisco i rossi fermi, tutti – da poco ho scoperto il Fiammato, un rosso siculo che si serve freddo di frigo…)

    Rispondi
  9. tiptop

    Anche la gatta appare un po’ una madre. Senz’altro è il quotidiano…insesorabile, vero.
    Il quotidiano che a volte pesa sembra insopportabile ma in fondo con la tempesta dentro è il porto che ti accoglie, e ti calma.
    O no? Non so le poesie mi spaventano sempre un po’, temo di non coglierle.

    Rispondi
  10. giusy

    Ciao Anna,devo aver sbagliato l’invio. Sempre grandi e vere le tue poesie. Ode alla gatta che ti parla e ti sprona.
    Un caro saluto

    Rispondi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *