Tortura come sfida letteraria

Tortura come sfida letteraria
Erwin Koch: La danza di Sara

Come ogni esperienza estrema, la tortura è una particolare sfida letteraria.
Come trasformare in letteratura la de-personalizzazione dell’individuo, il suo sistematico annientamento nell’orrore del dolore fisico e psichico senza banalizzarlo? Può la dimensione umana sopravvivere in una condizione di programmatica negazione dell’umano?
Sono queste le domande che si pone il giornalista svizzero Erwin Koch, il cui romanzo La danza di Sara è la rielaborazione letteraria di un reportage che l’autore realizzò nel 2001 per la pretigiosa rivista svizzera Das Magazin.
In Tango Argentino Koch aveva raccontato la storia di una giovane donna, membro di un raggruppamento di sinistra, che in un carcere argentino s’innamora della sua guardia carceraria. Questa relazione estrema, nota in psicologia come “Sindrome di Stoccolma”, ispira la fantasia letteraria di Koch, che nel romanzo trasforma la storia di Sara e Frits nella parabola universale di una relazione tra amore e dipendenza, ribellione e resa.
S’incontrano proprio in carcere, Sara, una donna forte e decisa, e Frits, un uomo debole, un violoncellista, il cui compito è di suonare per coprire le grida dei torturati. Mentre Sara è una idealista, convinta delle proprie idee politiche, Frits rappresenta semplicemente l’uomo qualunque, l’opportunista sui generis. Fallito come musicista per mancanza di talento, svolge il suo lavoro senza né crederci né opporsi: privo di ogni senso di responsabilità, si limita ad eseguire gli ordini dei superiori. Invece di riflettere sul sistema diabolico a cui presta il proprio servizio, preferisce compiangersi in quanto artista incompreso.
L’atmosfera in cui si svolge il romanzo è cupa. La tortura non viene mai raccontata direttamente, ma attraverso l’atteggiamento che Sara assume per sopravvivere ad essa.
Infatti – nel limite del possibile – si salva con la fantasia, cantando vecchie canzoni per bambini, pensando ai propri familiari e ricordando ricette di cucina. E’ la concentrata fuga in un mondo immaginario che le permette di superare il suo tentato omicidio psicologico.
Koch ha trasferito la storia di Sara e Frits, della vittima e del suo carnefice, in un mondo irreale; infatti attraverso i nomi dei luoghi e dei personaggi che richiamano una lingua artificiale, una specie di esperanto, rende volutamente irriconoscibile ogni riferimento storico-geografico preciso, sottolineando in tal modo la dimensione universale del terribile fenomeno che è la tortura, uno delle peggiori offese dell’ essere umano. La dittatura è, come scrive la traduttrice Gunnhild Schneider nella sua bella postfazione, “possibile ovunque l’essere umano può perdersi nei giochi infernali di potere e di sottomissione al punto da trattare gli altri, i suoi simili, come dei pacchi postali.”
La prosa di Koch è secca e lapidaria. Non cercando di spiegare l’incredibile storia, lascia aperte domande inquietanti che conducono direttamente negli abissi umani.
Una lettura di angosciante intensità.
La danza di Sara, nell’eccellente traduzione di Angela Prato e Gunnhild Schneider è il primo volume di una nuova collana dedicata alla letteratura contemporanea di lingua tedesca, pubblicata dalla casa editrice di Lugano ADV Publishing House Ltd. (www.adv-pubblishing.ch).

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