Vistocogliocchi

di Giorgio Morale

“Prego, il biglietto”.
Una pattuglia di controllori e vigili con manganelli e pistole sale sulla filovia. Porte e finestre vengono bloccate.
A chi non ha il biglietto chiedono:
“Documenti”.
Alcuni stranieri non hanno i documenti e vengono fatti scendere e salire in un pullman che aspetta in piazza, con grate di ferro alle finestre.
“È finita la pacchia” dice un passeggero. “L’Italia non è più il paese delle meraviglie”.
“Fanno bene” dice una signora “se no cercano di scappare… Così è sicuro che arrivano a destinazione”.
Alcune persone sui marciapiedi applaudono. (Milano, nei pressi di piazzale Lodi)

Al bar. Dal mio tavolino d’angolo assisto a una scena. Raddoppiata dalla parete a specchio dietro il bancone, quella incorniciata dalle bottiglie variopinte dei liquori. Uno straniero si avvicina al barista e innesta un moto a catena in due coppie di avventori. Quelli più prossimi allo straniero gli girano le spalle: quello di sinistra allungando il braccio destro sul bancone; quello di destra retrocedendo di un passo, così che il nuovo arrivato non trovi un varco per la sua ordinazione. (Milano, corso di Porta Ticinese)

… e sentito con gli orecchi

“Sono in banca” mi dice Elle “e finalmente è il mio turno di sedere davanti allo sportello. L’impiegato mi si avvicina e mi dice sottovoce:
‘Non si spaventi, signora, non si giri… ha visto chi c’è dietro di lei?’.
Mi sono sentita gelare.
‘No’ faccio ‘chi c’è?’.
‘Non si giri!’.
‘Ma cosa succede?’.
‘La persona che c’è dietro di lei io non voglio servirla’.
Mi giro lentamente e vedo una persona dell’area maghrebina.
‘Tutto lì?’ dico all’impiegato. ‘Immaginavo una pistola puntata’.
‘Peggio! Io con quelle persone non voglio avere niente a che fare, sono pericolose’.
‘Che dice? Sembra una persona gentile’.
‘Persone così non bisognerebbe nemmeno lasciarle entrare’.
‘Sarà qui per fare un’operazione’.
‘Lei è una brava persona, si vede, lei non pensa al male; ma se quelle persone mi ripugnano, perché devo servirle?’.
‘Semplice, è il suo lavoro’ faccio.
‘Io non ci riesco, è più forte di me’.
Intanto se la prende comoda e si guarda intorno. Forse aspetta che si liberi un altro sportello e che sia un altro a servire lo straniero. Manco a farlo apposta, tutte le operazione sembrano non voler finire. Mi domando cosa farà, mentre lui mi dà la ricevuta e io mi alzo per andare. E lui:
‘Il signore è ancora lì, adesso chiudo lo sportello e vado di là’.
Senza guardare, prende delle carte e va in un’altra stanza”. (Milano, via Meda)

È stato sabato pomeriggio, dice Marta, alle 17, all’interno della stazione della metropolitana di Cairoli. Due poliziotti della polizia di stato, proprio nel centro dell’area, appena fuori dai tornelli, perquisiscono due ragazze rom di non più di 16 anni. Una di loro è visibilmente incinta, almeno al sesto mese, indossa una maglietta leggera e sgualcita. I poliziotti controllano meticolosamente nelle borse, poi sollevano la maglietta della ragazza incinta, fino quasi al seno. Sempre tenendo con due dita un lembo della maglietta, un poliziotto fa fare alla ragazza un girotondo, in modo da mettere bene in mostra il pancione. (Milano, MM Cairoli)

15 pensieri su “Vistocogliocchi

  1. Marco Saya

    Globalizzazione

    Questa mattina osservavo
    una signora della Milano bene
    a braccetto con un’elegante donna con il Burka
    Attraversavano il semaforo e occhi sbigottiti
    guardavano questa strana coppia
    E riflettevo…
    su come fosse ancora lontano l’altro lato della strada
    Al segnale del verde
    motociclisti irrequieti
    ripartivano con un sospiro di sollievo…

    Milano, Corso Plebisciti 1 angolo Piazzale Dateo – 2002

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  2. enrico de lea

    in alcuni casi ci si rende conto che la c.d. società è sovente peggiore di chi la rappresenta – naturaliter razzista (fascista, e non soft)

    ma non c’è di che meravigliarsi, sin dai tempi dell’ “affittasi, non a meridionali”, mentre i meridionali contribuivano alla grande al boom economico del nord – idem oggi, con gli stranieri che stanno pagando i nostri squilibrati conti INPS, garantendo coi loro contributi la pensioni ai tanti pre-pensionati nostrani che fanno magari certi discorsi da bar sport fascista

    ciao, ma non disperiamo, e.

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  3. jolanda catalano

    Giorgio, verrà anche per gli stupidi la resa dei conti.

    Accanto a me vivono da un paio d’anni due famiglie rumene. Lavorano, fanno la spesa, la domenica escono, cordiali con i vicini, mai sentito uno schiamazzo, anzi. Sarà perchè il mio è un paesino e ancora resiste, se non in tutti, quel senso di coralità così bello un tempo?

    Chissà cosa pensano in una piazza grande a Roma di episodi come quelli da te descritti,chissà come intervengono.

    un caro saluto
    jolanda

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  4. paolarenzetti

    A proposito di “Visto con gli occhi”…

    Stamattina sull’autobus di una linea periferica (Milano sud – gente variegata, ma non ricca – molti stranieri )mi è capitato di assistere con un certo piacere a questa scena: l’autista man mano che si procedeva dal capolinea, avvisava i passeggeri che ad una certa fermata sarebbero saliti i controllori. Il suo tono era aperto e gentile, con un bell’accento del sud e ogni tanto si poteva cogliere una frase del tipo: “Se non ci aiutiamo tra di noi…trentacinque euro sono trentacinque euro!” Al posto delle solite espressioni, si vedeva qualche sorriso riconoscente, ci si scambiava qualche parola.

    E’ vero che dal punto di vista del rispetto delle regole, non è stato proprio un esempio impeccabile, però…

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  5. Roberto Plevano

    Jolanda,
    la resa dei conti verrà per tutti, temo. Così, con i commenti ad alta voce, con le alzate di spalle, con i “c’è poco da fare, è brutta gente”, gli Italiani (non tutti, a dire il vero) costruiscono di buona lena il loro futuro. E quello che spaventa è che pochi hanno una qualche idea di che cosa sia oggi la vita giorno per giorno per i due e più milioni di non italiani che vivono in Italia.

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  6. Giorgio

    Grazie a Marco, Enrico e Jolanda, del passaggio e della condivisione. Purtroppo, Marco, è “ancora lontano l’altro lato della strada”, però, come dice Enrico, non disperiamo. E grazie, Jolanda, per testimoniare un angolo di serenità.

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  7. lambertibocconi

    Sono dei porci razzisti e gli va bene così. Instillare e far detonare questa meschineria – pescando dal grosso sottofondo di ignoranza e di chiusura mentale di cui è ricco l’italiano medio – è stata una manovra politica perfettamente riuscita per fare vincere la destra alle elezioni, e ora tutto ricomincia alla grande, con Berlusconi che evita i suoi processi, ecc. Tristemente semplice.
    Mi interessa invece di più rispondere a Paola Renzetti: ma davvero ti è piaciuto il conducente ATM che avvisava dell’arrivo del controllore, “se non ci diamo una mano fra di noi…”? A me una posizione di questo genere ripugna, fa eco al già nominato B. che incita a non pagare le tasse.
    E invece no: le regole ci sono, bisogna rispettarle. Punto. Siamo nella merda in cui siamo per il trionfo della cultura dell’illegalità. Altro punto. Il cittadino normale e un po’ sfigato che maledice tasse e controllori spesso è lo stesso che dice “ci vorrebbe la pena di morte”. La contestazione e/o l’abbattimento delle regole mi starebbero bene provenienti da un punto di vista di contestazione profonda, radicale e rivoluzionaria, non da un gruppetto di cittadini incarogniti che da un lato mi votano quello che mi votano, dall’altro si aiutano a vicenda a fare fessa la collettività.
    Evabbè, dai, vado a bermi il coffi – il mio più grande amico!

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  8. enrico de lea

    anna, concordo, il punto è tutto lì: l’italiano avvezzo ai mezzucci, all’intrallazzo, al sotterfugio, al trafficare nel sottobosco della politica (B. prima), a non rispettare le regole uguali per tutti, ad essere in qualche modo oggetto non della legge (generale) ma del privi-legio (norma privata, ad personam) – liberisti per se stessi e protezionisti contro gli altri –
    il problema è che una costante della nostra storia, poi ad un certo punto, venendo meno certi anticorpi democratici (di massa, si diceva un tempo, perché si è passati ad una dimensione collettiva di narcisismo individualista) tutto questo letame, dopo essersi fato mercato, società, luogo comune, ovviamente si fa stato

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  9. paolarenzetti

    Concordo pienamente con Lamberti Bocconi e Mauro Baldrati. Mi piaceva rilevare un fatto insolito e curioso, non privo di qualche bellezza. Un modo semplice di stravolgere un po’ la routine quotidiana. Su quell’autobus c’erano anche stranieri e gente che fatica a sbarcare il lunario. Lo so… è un po’ un arrangiarsi a spese di tutti (come tu Lamberti hai ben detto), ma anche un gesto non individualistico e in qualche modo di comprensione per difficoltà comuni.Insomma c’è del buono in quell’ottimismo tutto italiano (e forse più del sud) che ti fa andare comunque avanti, senza ignorare chi ti sta accanto.
    Certo è un problema culturale ed educativo, ma a molti questa formazione è mancata del tutto, per cui restano solo risorse personali ed istintive. Un saluto e grazie per l’attenzione.
    Quasi quasi mi faccio un coffee anch’io.

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  10. Giorgio

    Grazie a Paola, Roberto, Renata, Nadia, Anna, Mauro. E grazie ad alcuni amici che mi stanno inviando dei loro vistocogliocchi (la mia email è [email protected]): appena possibile li proporrò in un altro post.

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  11. Giovanni Nuscis

    Un quadro reale, Giorgio. Ed è sempre più triste e difficile vivere e convivere in una società del genere. Così come per strada o in banca, anche nelle famiglie, negli uffici, nei condomini si è circondati da gente del genere, il cui cervello funziona poco meglio di un sistema binario. Una società senza memoria e senza occhi che elegge, come esempi da imitare, veline, calciatori, attriccette, show girls, affaristi, politici etc.; che non si pone nemmeno la domanda se gli farebbe piacere vedere un proprio figlio trattato come un cane rognoso in qualche angolo di mondo; che non ha capito che la solidarietà, la rinuncia e lo scambio saranno forse, da qui a breve, l’unico modo per restare vivi.

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