Andrea Zanzotto

Sovrimpressioni

da Verso i palù*

” Sono i luoghi freddi, vergini che
allontanano
la mano dell’uomo” – dice un uomo
triste; eppure egli è assorto, assunto in essi.
Intrecci d’acque e desideri
d’arborescenze pure,
dòmino di misteri
cadenti consecutivamente in se stessi
attirati nel folto del finire
senza fine, senza fine avventure.

II

Scioglilingua per ogni
specie dei verdi, sogni
d’acque ben circuite e circuenti
con altezze d’inflorescenze
leggere fin quasi all’invisibile –
verdi intenti a conoscenze
impossibili, ventilate
dalle raggiere raggianze dell’estate.

III

Specchi del Lete
qui riposanti in se stessi
tra mille fratelli e sorelle,
specchi del verde
ad accoglierli attenti
fino a disfarsi in scintille
a crescere in cerchi d’arboresceze
per tocchi
di venti,
di trepidi occhi.
– Pan,
dove sei?
– Sì.

IV

Fulgore e fumo più che palustre
verde,
acqua nel verde persino frigida,
fa ch’io t’interroghi
ripetutamente, perché
nel tuo silenzio si aggira letizia.

“Verso i Palù” per altre vie

nei più nascosti recinti dell’acqua il ramo
il vero ramo arriva protendendosi
sempre più verde del suo non – arrivare

*

Proteggi dall’astuzia soave dei tralci
dissuffla dall’ordine denso delle biade
delle loro verdissime spade
in cui si taglia e s’intaglia l’estate

*

Voi molli onnipresenze
e folla di sorprese
fittissimamente conversate –
sempre crescenti intese

*

Mosaici di luci specchiate speculate
sottrazioni di luci tracimate
acque immillanti
per prati e accerchianti incanti

*

Ardui cammini del verde
sul filo di infinite inesistenze –
un ultimo raggio li perseguita

***

Adempte mihi

E’ forse questo ricadere di ceneri
appena velanti ma infiltrate
ad ogni ammanco
ad ogni angolo stipite stigma di ammanco
nel vuoto dell’inverno che si ritira –
è questo istante, fitto, liscio commento di ceneri
a ciò che cenere non è ma sarà certamente,
tintinnio mille volte vibrante ma
insordito dal sotto, LA diapason
di incredibili deficit di fisiche e menti
di piedi e di mani
diapason “la” in cui pare
di volersi ancora
riconoscere in altri, altri concepimenti di lingua,
è questo sistema cinereo di
appena soffiati squilibri
che mi riporta, fratello, a crollar giù col
con tendine che si strappa,
nel LA in cui solo ti percepisco
quale uno una figura che di sfuggita
gira l’angolo del cortile, di una
oh quanto nostra, nell’essere ignota, stradina
quasi di soppiatto sventata sottratta
Col tuo modesto soprabito al vento ti colgo, insicuro
nel vento, ti scuote esso via polveri e ceneri,
siccitoso maligno ti socchiude preclude agli sguardi
e, eh s^, posso atteggiare
la lingua la gola e i denti/occhi a un saluto trr trr trr
o aprire a una lata immortale doglianza, per te, del Tutto,
abbozzata nell’unghia di lume di nervi ormai lungi canuto

Diplopie sovrimpressioni
(1945-1995)

I

Lanugini di luce appena bianca
dilagate in lontananze di prati,
Martiri, umili elementi
fratelli sacri alle invasioni dei venti,
è il 30 aprile, questo, il vostro giorno
di anni ormai così alti e remoti
da non essere colti
dallo sforzo degli occhi
semisepolti

E’ il 30 aprile, questo il vostro giorno,
Martiri, mirabile
affanno di gioventù –
spari, sangue, non più,
nemmeno lapidi per voi, ma milioni
di leggerissimi globi-soffi, devozioni
tra silenzio e voce
bilichi
verso un’infinita foce

da Carità romane

2

Quel rosso
non è forse la tua la mia
vicenda di “corri, corri amore”, di angori
di altri sangui migliori
presenti in noi tutti, da te rivelati nel tuo
torbido quasi-parteciparti
nel lanceolato splendore di onirici astri
e di ogni segno che diversamente ci scanna
diversamente ci plasma?

O frutterellare di destini minimi di piante
addensati qui a darci tortura
o forse insieme adorarci –
solo se accogliendo tradimenti e lontananze,
per un istante – in sogno o no – di essi
osiamo farci sostanza?
Abbeverarci a mammelle di filiali anguane mammane
nel gelo incrudelire col rosso delle bacche oblique
ardere, infine, col rossore tuo più intimo?

Luna starter di feste bimillenarie
21-22 dicembre 1999

Fotomodella d’altissimo rango
in piena forma sembri questa sera,
pur sempre amica Luna,
non si direbbe granché dilatata
dentro il gran sottozero
che rende ogni belletto menzognero.
Ma di certo un lievissimo cachinno
ti sfugge mentre adocchi sulla Terra
formicolar la gente assatanata:
perché ben sai
che gran parte del senno umano ormai
nel tuo mirabil tondo è congelata.
invano striglia Astolfo l’ippogrifo
ed al carro d’Elia s’appresta invano.
Al mondo per le sue presenti mete,
non serve il senno, basterà la rete.

Otto @ Zn. it

Topinambùr e sole

Oggi il sole è bravo e giusto
è tornato un po’ indietro
ed è là che guarda col gusto
di guardar da vicino,
senza farli appassire, i suoi figliolini
topinambùr –

ed essi davvero ne combinano, storie,
inventando tipi e raggiere di giallo e dovunque
mostrandosi con innocente sfacciata semplicità
che è dell’apparire e poi rapido sparire:
ma intanto oggi sono qua sono là
sotto l’occhio benevolo di papà
e perfino oltre l’aia cent’anni fa
sulla concimaia cinquant’anni fa
sbandierano carezze e cristalli gialli
disponibili a sazietà
fin nell’estrema delle valli chissà.

– “Su, venite anche con me
all’osteria, a prendere un caffè.”

( Andrea Zanzotto, Sovrimpressioni, Arnoldo Mondadori Editore, Milano, 2001)

Biobibliografia

* Palù: chiamati anche Val Bone, sono zone acquitrinose che già dal medioevo erano state “strutturate” in varie forme, specie dai cistercensi, e trasformate in vaste scacchiere di prati circondati da acque correnti e da alberi di diverso carattere, conservate con memore animo attraverso i secoli. L’attuale espansione di insediamenti industriali o abitativi e la necessità di ampliare la rete stradale, ormai trombotica, soprattutto nel Veneto, cui si aggiunge un’agricoltura cieca e invasiva, minacciano oggi di far del tutto sparire questi veri e propri capolavori di “land-art”, che erano anche utili economicamente , per prati da sfalcio, acque ricche di pesci ecc. (in,id., p.12)

4 pensieri su “Andrea Zanzotto

  1. Giovanni Nuscis

    “Al mondo per le sue presenti mete,
    non serve il senno, basterà la rete.”

    Splendida proposta, Fabrizio, grazie

    Giovanni

    Rispondi

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