36.
Remote piante dell’“a poco prezzo”
d’un velo che si squarcia, recante mercanzia
del rimpianto sgranato allo strapiombo
della Granciara, sempre un volto accompagna
ogni ritorno, un canto irriducibile al calcare
della cava obliata, dello scalpello smesso.
Un consenso di sguardi ci contorna
ed una lama bionda dall’oriente.
Ad un commiato prossimi nel vino
che riconsacra il sonno e nuove veglie.
37.
Una riduzione del vento
ad un respiro, ad un silente
bassocontinuo: un’ora piena
di vestigia innominate
s’appressa al sonno meridiano.
Rechiamo ai morti di Ciappazzi
non i fiori, ma le erbe delle alture,
nepitella ruta menta origano finocchio,
ad alleviare il peso del paesaggio.
Amici levano l’occhio ad un saluto –
uguali siamo un prodotto ed una merce.
38.
Nomi d’eremitaggi o di giudecche
abscondite, nomi di possidenze, un vuoto
d’aria nell’incendio, una ricchezza
di fuga nella brezza assicurata
lungo il vallone che porta a Rina.
Chiediamo lumi sul sentiero del pesce.
39.
L’anacoreta chiama tutti,
anche alla distrazione
degli averi, al tradimento
dell’ora presente. Ieri un padre
recita gratitudine del figlio
ritrovato nel ritorno: ieri, padre.
come una corona di sacro spino.
40.
Fontana ultima alla brocca e sorgente,
dove riappare il chiarore iniziale, da
insaccare per risarcire la fine del viaggio.
Aggiungono le madri altre parole,
note, nomi come cose, che premono
tra l’odore prossimo del forno, ostie
somministrate dalle donne,
da deglutire senza masticare
nel paese-altare antemarino.
Nomi da proferire come scale in pietra
che il piede nudo ascolta, divenuto
la leggerezza dell’infamia,
il segno del tradire degli eredi.


Mi confermano le impressioni delle letture precedenti. Un bel lavoro. Grazie Enrico
gRazie Nadia, l’attenzione tua, nonché delle/i altre/i amiche/i di LPELS, mi rende assai orgoglioso e felice (sostanzialmente io non ho che esigue conoscenze in ambienti letterari, sicchè spero sempre, come scriveva Sereni, che “la parola scritta parli da sé, posto che ne abbia la forza”, azzardando sempre che “tale forza” ci sia..) – ora spero di trar profitto dal riposo estivo per metter insieme una silloge dignitosa (se non mi lascio prendere dal vino d’una mia zia e dalla voglia d’ozio – non creativo – ma materiale, ed assoluto) – ciao, buone vacanze, e.