Cartoneros

di Arturo Fabra

CARTONEROS

L’anno scorso ero a Buenos Aires colto da follia tanguera, la sera si andava a ballare e si tornava verso l’alba, ma le strade non erano mai vuote. Un flusso continuo e silenzioso di persone simili a fantasmi animava la notte. Apparentemente barboni, in realtà pulitissimi e poi, guardando meglio, si capiva come a volte fossero addirittura interi nuclei familiari (genitori e figli) che gravitavano attorno ai bidoni della spazzatura. Quando chiesi chi fossero mi dissero il loro nome: cartoneros.

I primi sono comparsi nel 2001, l’anno della crisi, scoprendo che separare la carta dal resto della spazzatura poteva significare un minimo di reddito (pochi pesos al chilo). Negli anni sono diventati i riciclatori ufficiali dell’intera spazzatura di Buenos Aires, non limitandosi più alla sola carta, ma separando alluminio, plastica, legno, vetro e (specialmente quelli che battono i quartieri più ricchi) magari rimediando abbigliamento, suppellettili da rivendere o (nella zona centrale) hamburger smozzicati dai turisti che rappresentano la soluzione al problema cibo.

Negli anni si sono organizzati e ora viaggiano dotati di ceste e carrelli del supermercato arrivando al tramonto dalla periferia dove vivono durante il giorno. Il metodo di lavoro è rigoroso, ognuno viene sfruttato al meglio (mani grandi e spalle forti per il lavoro pesante, mani piccole per separare attentamente i rifiuti). Al primo giro separano e sistemano, al secondo caricano e ripartono.

A sentirne parlare, forse, ci si immagina che siano “indios” o “proletari” (se questi termini significano ancora qualcosa) invece sono tutti componenti di quella che veniva definita media borghesia, ovvero la classe distrutta nel naufragio del 2001, quella che costituiva il “cuscinetto” sociale completamente dimenticato in seguito anche dai provvedimenti sociali dei governi.

Il guadagno medio di una famiglia di cartoneros è di circa 15 pesos al giorno (3,75 euro più o meno) ma la ricchezza che producono è ovviamente più grande visto che la legge argentina non permette attualmente ai comuni di riciclare la spazzatura e il lavoro dei cartoneros alleggerisce enormemente il problema dello smaltimento arricchendo i grossisti di materie prime, anello essenziale per la rivendita del materiale.

Durante la mia permanenza a Buenos Aires ci fu anche una manifestazione dei cartoneros, a Plaza de Mayo, dove chiedevano un sussidio governativo per l’assistenza ai loro figli (che contraggono spesso malattie proprio per la vicinanza con la spazzatura) e il diritto allo studio (come fa un bambino che deve lavorare la notte ad andare a scuola di giorno? Per non parlare della discriminazione di cui viene fatto oggetto dai compagni) una manifestazione che (lessi su un giornale locale) si era conclusa con “l’invito ad allontanarsi” e l’identificazione dei più facinorosi (in Argentina è possibile manifestare se si è autorizzati, ma per essere autorizzati bisogna attraversare un itinerario burocratico kafkiano).

Secondo alcune stime i bambini che si dedicano a questo lavoro oscillano intorno ai 55.000, e i cartoneros, in totale, sono circa 160.000.

Centinaia di migliaia di fantasmi che arrivano al tramonto e spariscono all’alba.

5 pensieri su “Cartoneros

  1. bevitore

    Qui, in questo Paese che è l’Italia, ci sentiamo dei gran signori.
    Tempo fa mi trovavo a Roma e quando parlai con alcuni parenti della raccolta differenziata nel mio piccolissimo paese del nord (3.500 abitanti) mi venne detto “ma voi siete matti, ci manca pure di differenziare”. Mia zia a Roma, quando gli morì il bassotto lo buttò nella spazzatura. Lo disse con fare circospetto. Evidentemente si vergognava, a ragione.
    Ho scoperto proprio l’altra sera dal telegiornale regionale, che una città come Milano cercherà di riapprocciarsi alla differenziata-umido dopo averla applicata per qualche tempo e poi abbandonata: il compost derivato dalla raccolta dell’umido era di pessima qualità.
    In una discussione da bar, in una località di mare, una ragazza mi dice “ma cosa ci si guadagna a fare la differenziata?”, come se tutto fosse riconducibile ad un mero aspetto economico. “Ci si guadagna in qualità della vita e si spende forse un poco di più per evidenti motivi di tipo gestionale”.
    Ecco questa cosa di Buenos Aires mi ha colpito. Non credo che in Italia si arriverà mai a fare di necessità virtù nel senso che forse (forse) gli strumenti per evitare di arrivare a simili punti ce li abbiamo. Quello che mi preoccupa è, come sempre, la mentalità del prossimo sempre pronto a non rinuncare ad una delle proprie comodità a discapito del mondo. Come se la catastrofe, in qualche modo, non ci dovesse mai toccare. Come se Buenos Aires fosse un altro pianeta, ma il pianeta è sempre lo stesso.

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  2. Giovanni Nuscis

    Un quadro sconvolgente, Arturo, che s’aggiunge alle altre centinaia di milioni di persone affamate.
    Il budget della Fao, prendo dalla rete, per il biennio 2006/2007 è stato fissato a 765,7 milioni di dollari, e copre il settore tecnico, la cooperazione e la partnership incluso il Programma di cooperazione tecnica, l’informazione e la politica generale, la direzione e l’amministrazione. Mi chiedo quanti di questi fondi vengono destinati all’acquisto di derrate alimentari.
    Si parla di 850 milioni di “persone cronicamente sottoalimentate che non sono in grado di avere un’alimentazione sufficiente per soddisfare neppure i propri bisogni energetici di base. Approssimativamente, 200 milioni di bambini sotto i cinque anni soffrono di sintomi acuti o cronici di malnutrizione” (vedi sito: http://www.feedingminds.org/info/background_it.htm
    Non so quali iniziative nazionali e internazionali ci siano in questo momento a sostengo delle popolazioni bisognose. E’ certo che i fondi della Fao (non volendo considerare stipendi, investimenti, spese di vario genere) sono l’equivalente di meno di un dollaro all’anno pro-capite!

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  3. Gena

    Il pezzo ci pone davanti ad una realtà, sconvolgente, ma che potrebbe coinvolgere molte altre nazioni, del resto in gran parte dell’Africa non hanno neanche il problema della raccolta differenziata, dal momento che hanno ben poco da raccogliere!

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  4. lucy

    l’argomento ci sconvolge per l’estrema vicinanza del popolo argentino, perché non si tratta di poveri “tradizionali” ma di persone che avevano un lavoro e qualche risparmio, andati in fumo entrambi. sulle riviste patinate l’argentina, o meglio, bs.as. è una città in forte crescita, all’avanguardia. ma la povertà è lì, dal tramonto all’alba. e ci dice quello che potrebbe accadere a fasce sempre più ampie di popolazione nel nostro paese. con il che ci dimentichiamo delle centinaia di migliaia di bambini che muoiono per fame ogni anno nel mondo, fame e malattie a cui ci arrendiamo, perché paiono ineluttabili.

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