C’era una volta un corvo abilissimo nel trovare formaggio, ma del tutto incapace di resistere alle lusinghe.
Ogni volta che trovava un pezzo di formaggio e si appollaiava su un ramo per gustarselo, subito da sotto la pianta qualcuno lo pregava di cantare; lui spalancava il becco, il formaggio cadeva e tanti saluti.
La voglia di assaggiare almeno una volta il formaggio che era tanto abile a trovare lo tormentava talmente che lo trasformò in topolino. E da topolino seduta stante fiutò odor di formaggio provenire da quella che non sapeva essere una trappola; così che s’infilò nella trappola, per non uscirne mai più.

fantastica questa veste di novello fedro! fabula docet: certi desideri agognati meglio perderli che perdercisi. è una morale piccola solo in apparenza.
come dire, tra narcisismo e gola, quello che resta è la morte o un buco nello stomaco.
c’è da farci un trattato di morale.
o un’epopea nichilista.
Cari Lucy e Fabrizio,
per carità, non ho la pretesa di indicare una morale generale (esiste già, e comprende il vecchio “timore di Dio”, che non è una strana malattia dei pavidi), ma dico soltanto che chi è fatto, poniamo, per seminare, se poi pretende anche di mietere sono affari suoi.
Quanto al nichilismo, l’argomento è gigantesco, per cui mi limito a una rozza semplificazione relativa al caso specifico.
Il nichilismo, che lungo la storia, mi pare, ha avuto nomi diversi, nella nostra epoca è una tentazione imprescindibile; chi non l’ha provata è senz’altro vissuto sotto una campana di vetro; ma chi l’ha superata ha pure qualche piccolo merito.
Grazie e un abbraccio,
Roberto
povero topolino….
Cara Carla,
ci avrei giurato!
Ciao,
Roberto
sarebbe stato più saggio trasformarsi in una pianta. non avrebbe avuto più desideri, non avrebbe corso rischi, in compenso avrebbe ricevuto tutto quello di cui aveva bisogno senza nemmeno cercare: acqua e sole fino ad appassire senza lotte, errori, o necessari (?) pentimenti…
Non sono completamente d’accordo sul fatto che “chi nasce tondo non muore quadrato”. Esiste un meccanismo che è in grado, nel mio caso, di stimolare risorse che nemmeno so di avere: la sfida! Ritengo sia un meccanismo comune a tutti gli esseri umani che, in caso di bisogno, sono in grado di raggiungere obiettivi impensabili.
Le favolette di Fedro e di Esopo non mi sono mai piaciute: insegnano a non rischiare e a non mettersi in discussione. Sono il prodotto di menti sagge (e vecchie) che si sono adeguate a vivere di esperienza e non sono più in grado di inventare nulla di nuovo: limitanti.
Ok, troppo assolutista, ma con questo ‘assolutismo’ ci vivo da una vita e non mi trovo poi così male 🙂
Blackjack.
forse fedro pensava a te quando ideò quella del cervo dalle ampie corna (ohibò: corna non metaforiche), o quella della capra del leone e dell’asino, o quella, arcinota, del lupo e dell’agnello. sempre dalla parte del più forte, black, sempre dalla parte del più forte. o del più vanitoso.
In un certo senso credo che Blackjack abbia ragione, rischiare può anche essere un atto di coraggio, in fondo anche le formiche a volte trasgrediscono!
#9:se black intende questo, intende una cosa ovvia. tutti sanno che rischiare può essere un atto di coraggio.
ma la favoletta neo-fedriana non parla del coraggio.
quanto a trasgredire: pfui! è talmente pieno di trasgressioni il nostro mondo, che a far le brave persone si è veramente controcorrente.
accorgersi che i desideri che rincorriamo sono impossibili o inutilmente pericolosi è un atto di coraggio e un mettersi in discussione. è un atto di maturità. e chi è maturo è forse saggio, ma non vecchio.
Magari un giorno la lusinga venne al corvo da sopra la pianta, da un uccello appollaiato su un ramo più in alto del suo che gli fischiettò: “Oh come vorrei sentirti cantare, mitico corvo!”. Lui allora alzò la testa, aprì il becco come al solito, il formaggio cadde, ma nei pochi secondi in cui il corvo rimase lì a becco aperto, gli volò nel suddetto un povero insetto grosso e saporito. Il corvo chiuse di scatto il becco, pensò: “Ohibò, che cosa gustosa!” e così lasciò perdere il formaggio, passando a una dieta più sana e meno grassa.
Lucy, troppo onore immeritato, mi attribuisci. In questa società, con le regole di questa società, di tutte le società, quelli come me sono gli esempi negativi da additare: la pietra storta che nessuno mai utilizzerebbe per la sua casa. Rimane comunque il fatto che le favolette, scritte da vecchi saggi e pieni d’esperienza, non mi sono mai state simpatiche e la mia logica perversa mi fa pensare che abbiano un unico scopo: rallentare la ribellione e canalizzare il flusso delle idee verso schemi predefiniti. Schemi saggi e sicuri all’interno dei quali il vincitore, come da prassi comune, è il prudente, l’accorto, il ‘normale’: quello che in nulla eccelle, ma che si barcamena tranquillamente, sfruttandoli alla perfezione, all’interno di schemi sociali riconosciuti. (ammazza sembro quasi un sociologo…) 🙂
Non so se ve ne siete accorti, ma nella realtà non funziona mai così e i personaggi simbolici, vincenti nelle favole, sono i perdenti quotidiani e la loro più grande sconfitta non è il giudizio della società.
Bellissima quella della cicala e della formica e mai fatto il tifo una volta per la formica: stronzissimo essere che tutto prende e niente dà.
A buon rendere Lucy.
Blackjack.
Se la natura è perfetta, tale dovrebbe essere anche ognuna delle sue infinite espressioni, ma così non è, riteniamo. Per nostro limite (retaggio morale, incapacità di abbraccio cosmico dell’intera realtà) o per quello, presunto, di chi non accetta il limite (accontentarsi, appunto, di trovare il formaggio, senza però mangiarlo)?
La natura, sappiamo, incede e sviluppa anche per errori, asimmetrie, difetti. I piccoli e i grandi dolori e i traumi che s’accompagnano scompaiono, così, tra le ridenti fauci degli attimi in vorticosa successione.
Un caro saluto
Giovanni
no black: fedro scrisse le favole per protesta contro i potenti. altro che allineamento. era un liberto tormentato da seiano, il luogotenente di tiberio. il male che le favole indicano viene sempre dagli intoccabili che ne fanno di tutti i colori e impongono i “sani” comportamenti a tutti gli altri. a me, che tu ci creda o no, le formiche stanno antipatiche, ma anche le cicale, se stessero un po’ zittine, sarebbe meglio. chi ha detto che cantano? a me il trasgressore a contratto fa pena: è un borghesuccio fifone che ha paura di essere normale. il coraggio e la libertà hanno un’altra faccia. quelli contro a tutti i costi li compiango. sono spesso degli infelici che hanno terrore di invecchiare, di non essere al centro dell’attenzione, di valere poco, di essere presi nel mucchio degli sfigati, quelli, cioè, a detta loro, che fanno una vita regolare. regolare rispetto a che?
non fare la ruota, black. non ti ho attribuito nessun onore. mi sembrava semplicemente che stracapissi e straparlassi, non “come sempre”, ma come molto spesso.
tuttavia ripeto: rrt non credo parlasse di trasgressione.
Cari amici,
rincasando vedo che vi siete risposti fra di voi come meglio non avrei saputo fare, perciò mi limito a ringraziarvi tutti e ad aggiungere solo un paio di cosette.
Primo: come vegetariano non ho proprio pensato di far passare il corvo ad una dieta carnea, ma l’idea in sé non è sbagliata, tanto è vero che alcune versioni dell’apologo di partenza hanno la carne al posto del formaggio, però il resto non cambia.
Secondo: Blackjack, vacci piano con affermazioni quali:
“quelli come me sono gli esempi negativi da additare: la pietra storta che nessuno mai utilizzerebbe per la sua casa”
altrimenti presto potremmo vederti camminare sulle acque (se non ti rendi bene conto di quello che hai scritto chiedi lumi al nostro Fabry “Don” Centofanti).
Ancora grazie e un caro saluto,
Roberto
Roberto, non preoccuparti: non ho ambizioni di santità, direi esattamente il contrario. E qui potrebbe aprirsi una discussione filosofica di quelle che non sopporto 😉
Blackjack.
eheheheheh…
vero, Roberto!