1.
siamo annegati
siamo annegati nel pozzo delle parole.
fuori
nel sole
striscia un serpente in un pomeriggio
ancora caldo di settembre.
noi siamo qui
noi due e tutti gli altri
noi due e tutti i vivi
tutti mutilati
nello sguardo e nelle braccia
tutti a calpestare una lingua-palude
una lingua che non piange e non ride
ma che solo mutila e divide.
2.
le nostre parole
eccole sfacciate
senza un filo d’ombra
a mendicare
le nostre parole che non si fanno
ricordare.
il mondo ci è caduto in bocca,
la lingua lo rovista
e non lo tocca.
3.
io stavo qui che aspettavo
aspettavo
la lingua di un altro.
fuori c’erano passeri, macchine parcheggiate
bambini che giocavano a pallone
in uno scialbo pomeriggio
di settembre.
il mondo mi sembrava sporco
ogni cosa mi sembrava in croce
e sono tornato qui
dove trovo la tua voce…

Molto bella, mi ricorda gli hollow men di Eliot.
Un caro saluto,
Roberto
belli questi versi. metapoesia. una riflessione obbligata sulla marea (marea nera, a volte) di parole e su una lingua, nel doppio senso della parola, che gira e rigira (e raggira e aggira) il mondo ma non se ne fa “toccare”. poi forse lo inghiotte e lo espelle.
tornare in un luogo per trovare una voce a me ricorda montale. e montale ed eliott.
Bentornato Franco, grazie di questi versi che si leggono come volassero via
scrivo pochi versi ormai, dopo le annate in cui scrivevo versi a oltranza. grazie a chi li legge, qui e altrove.
armin
“siamo annegati
siamo annegati nel pozzo delle parole”.
E’ così, ahimè… E dire che Platone sosteneva che ciò che conta è solo la nostra parola, unica in grado di penetrare nell’anima di chi ascolta…
GRAZIE.