Possiamo immaginarla luccicare nella luce del mattino

di Maria Grazia Calandrone

 

I bambini non hanno organi interni
sono aquiloni
pula
palloncini
etere nelle filze della carne
e catene di ossa
abbandonate sull’altare
di una riva
sono strutture invase dal vento, sono abbandonati
alla incomprensibile bellezza di una specie
che vuole essere toccata dal sole sebbene il sole sia una cosa mortale e abbia una massa
che si riveste di mattino e sboccia
dal costato
bianca e funzionale come un’opera.

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Per l’anima bianca che ci sorregge e le romantiche rose
per ciò che lentamente si corrompe
e interrompe il suo sonno apparente
tra i manipoli verdi di sole
per quest’angelo dai calcagni d’oro
che prende
dai serbatoi
– dai mulini
e dalle legnaie
nel fumo che si alza dalla terra scavata
mentre sente arrivare lo scontento
e sopporta lo stesso
misterioso sorriso
delle fruttifere
per il legno da fuoco che porta il contagio
tra i filari
distoglici dal fatto della morte:
il corpo è nulla
che pensa all’infinito,
melo nel sole
che si versa sul cuore della terra
a corpo libero
con l’ossido dei rami,
la ruggine
e la materia robusta
di insetti dai corpi luminosi e immortali.

7 pensieri su “Possiamo immaginarla luccicare nella luce del mattino

  1. renatamorresi

    se dio ha una voce me la immagino un po’ simile a quella di maria grazia calandrone.

    un saluto,
    r

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  2. Carla

    Cara Maria Grazia, riesci a rivestire di sacro anche la più naturale dimensione dell’uomo…
    un abbraccio Grande e te, e un caro saluto a Don Fabrizio
    C.

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  3. viola amarelli

    un testo decisamente francescano, una laude delle origini, Maria Grazia trasfigura ma con un piede saldamente ancorato alla nuda terra (o ..all’ossido dei rami..), V.

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  4. mariapia

    Carissima Maria Grazie,
    che la vita di una creatura possa muovere questo canto, è un secondo miracolo..di cui siamo felici.
    Che questa sciolta lingua di poesia mi sposti quella la pietra dove sono cacciata, coem a lazzaro.. A presto, M.Grazia.

    Maria Pia Quintavalla

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  5. maria grazia calandrone

    Cara Maria Pia, che le parole smuovano le pietre (o addirittura i cuori) è l’aspirazione esplicita di chiunque si metta a fare questa cosa altrimenti inutile che ci fa andare a capo senza capo né coda apparenti. A Renata (mia cara, spero che dio, se c’è, sia abbastanza autoironico da non prendersela!), Carla, Enrico, Viola e Anna: da una certa età in poi i poeti cercano di pronunciare l’alfabeto che è prima della storia e oltre la storia, un po’ per risparmiare le energie un po’ perché niente è chiaro come le cose chiare – e ciò, involontariamente o meno, spesso coincide con il tempo unico del sacro
    Un chiaro abbraccio,
    Maria Grazia

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