di Mario Bertasa
da spiaccichii d’acini nel furgoncino
levato il plasticone uno sciamare
moscerini d.o.c. Oltrepò pavese
clandestini oramai in bassa Brianza
ma qui che uve che ci vengono a fare
i più pigri sul mosto hanno ristagnato
gli arditi si sono spinti su altre frutta
sbuccio fichi eccoli sulle bucce nel secchio
dell’umido sotto al lavello giù il coperchio
ali afone e spirotrombe invisibili
sull’orlo della caraffa sulle ambrosie
giallo profumo di decomposizione
tutto sommato discreti così piccoli
uno punta deciso verso la mia bocca
mai mi sono sentito così zuccherino
parte di un pasto che si disfa
[da Sonetti ipercaudati di circostanza e d’occasione – vendemmia 2008]


ma che carino…
grazie, Carla
e grazie Fabry per l’attenzione, ma soprattutto per la bella immagine dei fichi, di cui la *Drosophila melanogaster* è ghiottissima
ho scoperto che questo moscerino è detto anche “dell’aceto”, e la cosa mi ha innescato due o tre idee…
Mario
grazie a te, Mario: il tuo moscerino vale molto più di un cammello (Mt 23,24).
fabrizio
Mario, ho una critica da farti: dovresti far circolare un po’ di più i tuoi testi!!!
fm
ah, Francesco!
lo so, le critiche fanno male, ma se c’è una cosa che davvero la vita mi ha insegnato è di accoglierle sempre, valutarle con attenzione, ecc.
però questa tua mette il dito su una piaga dolentissima…
guarda, faccio una confessione pubblica: esattamente sei anni fa, ottobre 2002, riprendevo a scrivere dopo altrettanti anni sei di silenzio creativo (il primo frutto di quella stura si legge su http://www.dislocazioni.blogspot.com), e al tempo stesso iniziavo a dedicare parecchie energie e tempo ad un progetto di pubblicazione cartacea di parte dei numerosi inediti del periodo 1986-1996, ma è più forte di me: se non interveniva Silvia Monti a darmi un calcione, non sarei mai uscito su LiberInVersi l’anno scorso – e i progetti in cartaceo sono lì ancora a ribollire
pignoleria, titubanza, potenti ansie da prestazione, arrovellamenti, insicurezze
ma siccome, pur accettando tutte le critiche, ce n’è una che non sopporterei, perché falsa, e cioè che io faccia il prezioso, e so che prima o poi arriva questa critica, se non mi sforzo di porre rimedio. Prometto che porrò rimedio
Mario
Fabrizio, sai che una delle due o tre idee sul “moscerino dell’aceto” era proprio che si posasse su un certo labbro dopo che, infilzata su una canna una spugna inzuppata d’aceto, gliela porsero, affinché bevesse… Insomma, non ricordavo che ci fosse un moscerino nel “vae vobis!” che Gesù pronunciava a scribi e farisei… dopo questa tua citazione “dotta” 😉 tirare in ballo anche un cammello potrebbe essere un’ottima quarta idea…
buonanotte
sono belle queste coincidenze, Mario:
Solov’ev diceva che nell’amore tutto è unito.
buon sabato
fabrizio