Potrei parlare di te all’infinito. Mi obietterebbero: esiste l’infinito? Potrei parlare a lungo di te, che m’hai cambiato la vita. Mi obietterebbero: esiste il cambiamento? Di fronte al letto della mia angoscia giovanile c’era un’immagine, un disegno africano stilizzato, come i graffiti di Altamira. Chissà se certe idee dipendono da coincidenze come queste: l’Africa mi strazia, forse, perché richiama quell’immagine, pendente sul letto della disperazione? Sei apparso all’improvviso, con un’aria sornionamente allegra, la faccia scura da siculo, con l’Etna nel cuore e una dolcezza sconosciuta nello sguardo. Quando, più tardi, ti cadde la sigaretta dalle dita e sudasti freddo per l’ictus incalzante, mi resi conto di che stavo perdendo. E quando, sette anni dopo, suonasti il campanello per informarmi dell’attentato subìto, pensai: è l’ultima volta che godo della sua presenza, e riapparve il graffito africano da un passato che credevo sepolto, pendente sul letto che ritenevo ormai dimenticato. La vita, per me, è un precipitare all’improvviso, seguito da un rialzarsi lento, un apprendere aspramente il distacco dalle cose amate. Conservai a lungo il mazzo di chiavi che diffondeva l’odore di bruciato. Da allora, in qualche angolo del cuore, per una di quelle strane coincidenze da cui forse scaturiscono le idee, sospetto che l’ingresso in Paradiso sia il passaggio in un cerchio di fuoco, come per le tigri e i leoni dei circhi di paese. Solo oltre il disco rovente si comprende se quello che hai dato può bastare, se hai il mazzo giusto di chiavi, che odora di bruciato, se almeno di un altro, in questo mondo di coincidenze perdute e di immagini rimosse, sei stato veramente amico. L’infinito è tutto qui. Questo è il cambiamento.
Ubi caritas et amor, Deus ibi est.
(versione audio)


l’altro come miracolo sperato e realizzato giorno per giorno…
molto bello
grazie, fabry
F&R
pensavo che non l’avrebbe capito nessuno, ma sono stato troppo pessimista.
grazie e un abbraccio, Fides.
fabry
Una grande amicizia, il dono di sé, il cerchio di fuoco in cui li misuriamo.
“Solo oltre il disco rovente si comprende se quello che hai dato può bastare…” ma già il superarlo, senza bruciarsi, non è cosa da poco.
Grazie, Fabrizio.
Giovanni
sì, sono stato troppo pessimista.
grazie, Giovanni.
un abbraccio a un amico prezioso.
fabrizio
No, non si sa mai bene se si è passato quel cerchio.
ma chi ne parla vuole dire che lo ha traversato. L’odore di bruciato ne rende conto
e le chiavi non vanno perdute.
Il cambiamento e l’infinito… caspita, già Parmenide con Eraclito se la litigavano, ma tu lo bypassi, Fabrizio.
Maria Pia
ecco, hai toccato il punto.
grazie, Maria Pia, davvero.
e buonanotte
fabry
E Dante dove lo mettiamo?
Ma ha ragione Fabrizio, la realtà è quella dei circhi di paese, non quella delle idealizzazioni dei poeti e dei filosofi; che pure hanno il merito di mostraci come forse la vedremo, la realtà, forse, un giorno.
Grazie e un abbraccio,
Roberto
grazie, Roberto: il Gigante della Comedìa sapeva partire dalle cose più insignificanti, ma aveva tutt’altre chiavi, che dovevano aprire la stessa porta, con lo stesso odore di bruciato, la stessa infinita incertezza di noi umani.
L’amicizia è l’espressione più pura e sublime dell’amore, non si può comprare o vendere, è un dono di se stessi all’altro senza chiedere nulla in cambio. La scopri quando trovi chi per te attraversa il cerchio di fuoco e non te lo dirà mai, ma senti l’odore di bruciato.
Le chiavi? Chissà se abbiamo in mano quelle giuste per il Paradiso, ma se abbiamo le chiavi del cuore dell’amico e le usiamo per entrare in punta di piedi, se dopo aver bussato non ha aperto, allora siamo sulla strada giusta. Perchè non ha aperto? era impegnato ad attraversare per te ancora il cerchio di fuoco e ha fatto tardi, oppure ha voluto nasconderti una lacrima per non vederti preoccupato e non aveva fatto in tempo a trasformarla in sorriso. L’amico è colui che c’è senza farti pesare la sua presenza, ti sostiene nel bisogno e si eclissa per farti vivere la tua vita, non giudica, colui che non ti asseconda sempre, ma ti dice dove sono i tuoi errori correndo il rischio più grande: ferirti e/o perderti.
L’amico di cui parli è tutto questo e molto più ed è cambiamento. Ma sono certa che questo sei anche tu per lui.
Elbert Hubbard dice: l’amico è uno che sa tutto di te e nonostante questo, gli piaci.
Anakefalaiosasthai!
Stella
Grazie, Fabrizio, è difficile dire qualcosa su questo testo, se non che è alto e limpido, come la lingua che lo compone.
grazie di cuore, Giorgio.
e grazie, Stella: spero di esserlo.
uno dei passi del film Quo Vadis (non ricordo se ci fosse anche nel romanzo, letto un po’ in fretta e distrattamente) che più mi aveva toccato era la predica dell’apostolo Pietro ad un gruppo di cristiani riuniti in una catacomba, in cui parlava di come avesse tradito il suo migliore amico e maestro, che invece l’aveva considerato degno di tenere le chiavi del regno
è anche di questo fuoco che lentamente bruciamo, al pensiero di quelle amicizie in cui non ci siamo impegnati, in cui non abbiamo amato abbastanza, in cui ad un certo punto abbiamo scantonato, non abbiamo difeso, “tanto non potremo mai cambiare le cose”…
dopo questa tua riflessione, Fabrizio, ho pensato che quel che ti brucia dentro dopo aver tradito qualcuno troppo spesso lo sentiamo come un fuoco da domare, da estinguere – forse dovremmo invece lasciarlo ardere, come il Pietro di Quo Vadis, che non si dava pace, confessava a tutti il suo dolore
ma questo non gli offuscava la mente, anzi – e alla fine del film Pietro abbraccia il destino dell’amico tradito… Quo vadis, Domine?
in effetti è quello che faccio, Mario: lo lascio ardere.
grazie per la profondità della tua partecipazione e un abbraccio
fabrizio
dopo il cerchio di fuoco che Dante pone all’orlo estremo del Purgatorio scorre Letè, il fiume dell’oblio – del perdono, della riconciliazione
però il cerchio di “foco che li affina” è quello dei lussuriosi, forse il richiamo dantesco porta fuori strada rispetto al simbolo che proponi nel tuo testo, Fabrizio, e anche rispetto alla lettura che ho suggerito…
Mario
sulla quale concordo, Mario, naturalmente: messi in ordine i termini e sintonizzati i significati.
Fabrizio, pensavi che non l’avrebbe capita nessuno e lo posti comunque? Ci vuole ottimismo nella vita e a dirigere un blog collettivo. Che poi, se è un blog letterario, dovrebbe essere chiaro a tutti i frequentanti che le cose che si perdono, quelle che hanno maggior valore, ricevono un supplemento di esistenza attraverso la scrittura, e vivono un’altra vita una volta, due, tre, mille, se incontrano il rispetto del lettore, ben oltre la loro, come dire, istanziazione spazio-temporale.
E il bello è che non c’è nemmeno bisogno di conoscere il “contesto”, nomi date fatti documenti. Per commuoversi all’Infinito nessuno ha mai avuto bisogno di sapere il numero civico della dimora Leopardi, o di vedere la mappa Google di Recanati.
grande Roberto: ti apprezzo sempre più.