Un’antologia – da ànthos (fiore) e légein (raccogliere, scegliere) – è per un poeta occasione preziosa per guardare a ritroso sul suo cammino artistico; rivedendo quel secondo corpo cresciuto assieme al primo, fisico, materico, a cui è simile solo quando invecchia, con lui, nell’incedere lento e inesorabile degli anni, e dei suoi sapori e lacerti; ma che se ne distacca, talvolta, come in questo caso, per affermare un’identità e una fisionomia irriducibili al tempo, alle riletture, al mutare di gusti e di canoni; e si sceglie, dunque, salvando poco o molto del lavoro di anni, lasciando in ombra.
Così ha preso forma il bellissimo florilegio di Maria Pia Quintavalla che ha radici nell’humus del passato ma le corolle protese verso l’alto, traendo da raccolte poetiche lontane e recenti a cominciare da Cantare semplice (1984), e fino agli inediti di China.
I Selected Poems, editi da Gradiva Publications, sono un’antologia bilingue in inglese e in italiano che sarà distribuita esclusivamente negli Stati Uniti a partire dal 21 ottobre p.v., acquistabile però anche dall’Italia. Ne proponiamo qui un estratto. GN
*
Da Cantare semplice, 1984
Nessuna lingua
Nessuna lingua umana mi darà ragione
sono come sono, senza sottane d’oro
né bianche che solleva il vento
ma appoggio il mento e gli occhi
su un momento.
*
Da Lettere giovani, 1990
Napoletana ballata
Preparati, corpo mio oggi ti porto
in viaggio
noi abbiamo il nostro est, è Milano
ma l’ovest è certamente Napoli.
L’aria nobile del mattino
palazzi come chiese sopra giardini.
Da viaggiatrice un giorno
tolsi un cipresso dal tuo cielo
quel cielo oggi rimane, si scende
alla prossima funicolare.
Giocavano pensieri dietro ai vetri
so come feci – tolsi
il cielo chiaro del mattino
dal suo mattino, presi il cipresso
dal suo cielo, c o s ì che lo conobbi
i muri cantavano le lodi.
Io lo conobbi
la Bellezza ci sciolse la testa –
nostri padroni furono le parole
si fecero unghie
da inverni e spostamenti.
Suonava una campanella all’orizzonte
dal basso tunnel promesse
calavano piccole ombre oro colore
dai balconi i vivi altrove
lo so come feci, il cielo chiaro
del mattino tolsi dal suo mattino
e il suo cipresso.
*
Da Le Moradas , 1996
Esiste la deliziosa
Esiste la deliziosa,
prossimità, non il perfetto amore.
E intanto
lunghi tragitti tratti
erosi da pianto, polvere
di sentieri assembrati angoli della mente che
stavano per sfollare e – sostano,
campi desertici
trasferimento, letto come strada
silenzio non ancora pace.
*
E la storia ripete
E la storia ripete
solitaria importanza, date e
date, stupita picchietta a morte
nel fortino sicuro della mente
lenti le svaniscono i domani
lodi ben tornite le sue mani.
C’è gloria nella storia nella
avvenuta avventura umana
con poche cose,
ora imparo
dal buio
il ri abbraccio.
*
Da Estranea (canzone), 2000 (1)
Canto X
Ma una di lei visione fotograffita e
ribaciata di balsamo e stazione
(così fiorì) nel mentre mondo
Acconsentendo, una canzone il figlio
di lì nacque si fece e fu
(ristette);
beneavuto dove luci,
rumori ombre attenuate accudiscono
assembrano assomigliano
fiorito là vivente e (soletto)
in forte casa lui lo stige in
un piccolo pensiero quello che le radici,
le più assise e belle.
E sola, (la vita sola) ricca di nuovo
solforata e stabile
(stagione) di campi e piane, di
mercati e bestie, modi che
a dirsi nuovi, padanamente
assisi intorno a centro piazza
acuta di memoria e annuvolata.
*
Da Corpus solum, 2002
Parmigiana
Tutti gli amori ti furono infelici perché ci credevi,
tutta vi aderivi, alle promesse
dell’essere – al suo centro, ti innamoravi della vita
del paradiso dalle palme lente e dolci
dell’amore improvviso nelle dita,
degli amanti napoletani della forza che
ti travolgeva ma di messi astrali, bianche
di una stella carnale
antiche passeggiate e dolci mani,
della vita sentivi lì la forza intatta infrangersi
stupita appartenente a corse, statue di gaggie
erano tonfi al cuore, desiderio e copule del mare.
Forti le braccia i baci le lusinghe,
per amore della vita che perdevi
e lenta nell’amore ti perdeva.
*
Da Album feriale, 2005 (2)
Da Che cosa hai fatto per il padre, figlia?
I)
“Ho sopportato le parole antiche
i bassi fondi dell’anima, ecco che cosa
ho sopportato lui, i detriti
un calcestruzzo mal digerito
le ingiuriate abrasioni dei no! quelle che
al collo gli uncinavano la voce, schiaffi
le blasfeme stigmate del male
(mentre crollavi e ai miei ginocchi
ti sostentavi)
cadevi e cadevi, più non ti fermavi
eri mille e mille atomi e scintille
di passioni ferite divenute calce viva
ma ancor prima questo e quello
neanche ti bastava,
impetravi impedivi le passioni dell’essere
all’aperto: di noi altre, le belle.”
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*
II)
Sta’ tranquilla ora, figlia, le rispose.
Tu sei di specie piccola
mansueta, che ricalca i solchi di sabbia
nel terreno e con le mani bisbiglia
parole strane come le bestemmie
e piange sangue dagli occhi,
come i santi e gli ebeti in sordina;
sii tranquilla, niente di tutta questa
morte ti avvicina.
Non è voce la tua che canti il male,
nella danza cannibale di fondo
quella pentola brucia da più secoli,
senza che al brodo corrisponda
la carne abbrustolita sembra
fuoco d’inferno, ma è impostura
specchio segreto di paura di tutti – e
di nessuno. Ha nome invidia, panico folle
abbandono di senno, non pietà e
paura, ancora e sempre stolida
paura che divide e fomenta, che tortura.
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*
Sezione inedita da China
I tuoi foulards
I tuoi foulards che da lontano apparivano turbanti,
con gli occhiali fumé spessi di miopia senza rimedio,
tu maestra di sottrazione di sé a se stessa,
così ti vedevamo icona negli antri dei portoni apparire
nei borghi degli inverni da intenso bianco.
Quei foulards ti vestivano come una madonnina,
castigando la purezza della fronte e il naso
ti infagottavano mamma, che più buona facevano,
ti proteggevano in realtà la testa dai dolori cervicali e
da altri fulmini che non celesti, potevano colpirti.
Cara madre dai foulards in pervinca azzurro
o rosa fucsia pallido, che in ampio nodo
incoronavano il tuo viso come un manto
regale come una Bernadette antica, e ti destinavano –
al sacrificio, o alla visione.
Foulards custoditi in collezione dai molteplici
colori: a tinta unita come li definivi,
o in fantasia di bianco e blu chanel alla moda
degli anni sessanta, a disegno geometrico
un poco futurista, e giovanile –
Foulards che regalavi spesso alle tue figlie in visita,
come tagli preziosi, quasi monili di tessuto.
Nel più privato regalandoli, aggiungevi assorta
mentre li deponevi sul nostro capo o al collo,
Tienilo, ma per questa volta, oppure
separandotene, beh, te lo regalo.
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Maria Pia QUINTAVALLA
Selected Poems
Gradiva Publications (N.Y. 2008)(*)
$ 10,0
(*) Per i residenti in Italia, gli acquisti possono essere effettuati mediante
accredito bancario, a Banca popolare di Milano, Ag 437 C.C. n. 11128,
IBAN IT 47 D 0558439100 000000011128
Insieme all’ordine spedire ricevuta bancaria dell’accredito all’indirizzo
di: Gradiva, Pubblications, P.O. Box 831, Stony Brook, New York, 11790, USA
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Biografia
Maria Pia Quintavalla è nata a Parma e vive a Milano.
Ha pubblicato Cantare semplice (Tam Tam 1984), Lettere giovani (Campanotto 1990), Il Cantare (Campanotto 1991), Le Moradas (Empiria 1996), Estranea (canzone) ( Piero Manni 2000, nota di Andrea Zanzotto ), Corpus solum, (Archivi del ‘900 2002), Album feriale (Archinto 2005).
Ha curato l’antologia “Donne in poesia”, tratta dall’omonimo festival (Presidenza Comune di Milano 1985, ristampa Campanotto 1988).
Ha vinto i premi: Tropea, Cittadella, Alghero Donna, Nosside, Gold winners Nosside, Marazza Borgomanero, Montano, Città S.Vito, Contini Bonacossi, Alto Ionio.
Finalista in cinquina al Premio Viareggio 2000.
Tradotta in lingua spagnola, tedesca, inglese, serbo-croata.
Cura seminari sulla lingua italiana presso diverse istituzioni, tra cui l’Università degli Studi di Milano.
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(1) Dalla prefazione di Franco Loi ad Album feriale
“Tutti gli amori ti furono infelici perché ci credevi”, “Forti le braccia i baci le lusinghe / per amore della vita che perdevi / e lenta nell’amore ti perdeva”. E’ da qui che il poeta rivede le contraddizioni di un’esistenza e di un luogo amato e sofferto. Era corsa incontro alla vita e si è trovata disamorata – “lì menzogna e sorrisi, e raggi abbacinati / bianchi buchi morsi di seme vuoto”. Le sequenze su Parma sono amare e tuttavia amorose, lacerazioni dell’anima. Mi ricordano la cara indimenticabile Patrizia Vicinelli, le sue grida su Bologna e il suo disperato attaccamento alla città, i suoi suoni come gracidii di rane e offerte fioche di voci. Così, Maria Pia ricorda, pur tuttavia ritrovando sempre un filo di speranza, ché guardando una foto con la propria sorella sente rinascere il senso di sé e del proprio cammino.
……………
Un libro tormentato, questo di Maria Pia, un libro importante. Perché segna la sua volontà di guardare in faccia la realtà, di rivisitare il passato, di riaffrontare con amore la propria vicenda e i propri compagni di strada. E’ certo un libro di dolenza, ma anche di luce. Ci sono anche versi felici e sereni, e slanci di gioia. Il lavoro fatto su sé sta dando i suoi frutti: quella bambina è ancora viva, ricca di se stessa, resa più forte dalla poesia, pronta ad accettare di essere divenuta adulta. Come cita il brano di Gianni Celati messo a conforto del libro: “I corpi nella luce sentono il loro isolamento e vorrebbero scappare via come lepri. Ma scappare dove ?”. Forse Maria Pia ha deciso di non scappare più, di darsi luce attraverso la parola, di accettare quanto la vita le ha dato. Già l’accorata pietà con cui rammemora la madre e le braccia tese verso il padre ne sono un segno.
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(2) Dalla prefazione di Andrea Zanzotto ad Estranea (canzone)
…Anche questo nuovo lavoro di Maria Pia Quintavalla nasce sotto il segno di un amore per “fratelli e sorelle che non presero la parola” e che popolano come ombre, ora dolci ora crudamente mute eppure carezzevoli: la sua poesia sembra appunto nascere da un coro cupo, sommerso, e pur sempre risolto in una voce, anzi in un “canto” impedito ma tenace. Ora è una Canzone (“estranea”) ma pur tuttavia capace di testimoniare la continuità di una vocazione e di riaffermare il netto profilarsi di un itinerario teso sempre più irresistibilmente verso una forma di terrena metafisica della poesia.
Partita da una appassionata e pure svagata perlustrazione o rammemorazione di una zona cubofuturista e insieme surrealista con connessioni nell’area della poesia italiana degli anni settanta, Quintavalla ci appare fin da subito con la sua grazia, con trapassi continui da forme di “gravitas” (la più massacrante) e di “levitas” (la più aperta a imprevedibilità soprattutto sintattiche). Ciò che sempre colpisce, poi, in questi che in generale sono frammenti, scaglie, rapide percezioni, indizi di “ragionamento” subito scartati o inibiti per essere ripresi in un diverso lampo, spunti di narratività improvvisamente dispersi, è la crudele freschezza, è una franca e delicata sensualità. Sono colori e paesi, sono allusioni ad esperienze di vita e di aggregazione comunitaria, a misteriose sorellanze: brillano un’infantilità e adolescenzialità in fiore condotte a confronti tra i più ardui, secondo vari tipi di percorso, e rimaste irrisolte negli animi, nuclei dolorosi eppure radiosi in cui l’emblematica personalità dell’autrice, pur nella progressiva maturazione, non cessa di riconoscersi, e di “perdersi”. Il tutto poi si proietta sullo sfondo di un possibile precipitare verso un mutismo da “caduta della linea”, eppure per certi aspetti quasi ludico, perché esorcizzato in un insieme di schermaglie sempre riflesso nella trasversalità, nella spericolata assonometria delle prospettive.
[…] Qui il dialogo con i poeti, tra vicinanze e contrasti, costituisce un momento fondante di una ricognizione sul fare poetico e sul suo manifestarsi in figure e modi diversissimi ma in qualche modo affini: si va dall’orizzonte russo del primo Novecento, in cui brillano le amatissime figure della Cvetaeva e di Mandel’stam e il nostro Ungaretti, alle dinamiche letterarie del secondo Novecento italiano, da Giudici, Bertolucci, Rosselli a Nadia Campana (tra fedeltà al canto e sua impossibilità).


Maria Pia Quintavalla, a suo tempo così ben tratteggiata da Loi e da Zanzotto, ci viene ora proposta da Giovanni Nuscis in questo gradito estratto dalla sua antologia bilingue ‘Seleceted Poems’, in imminente uscita americana per Gradiva Pubblications.
Senza mai tradire il suo originario ‘cantare semplice’, la poesia di Maria Pia Quintavalla si cimenta subito con la vita tutta intera, ne viene contaminata e provata ma non perde mai la sorveglianza della parola (‘Forti le braccia i baci le lusinghe,/per amore della vita che perdevi/ e lenta nell’amore ti perdeva’). La sua sembra una poetica incentrata prevalentemente sui rapporti interpersonali, in un continuo interrogarsi. Si oscilla tra lucida analisi di relazioni amorose(‘Esiste la deliziosa,/ prossimità, non il perfetto amore’) e trasfigurazioni quasi surreali dei legami affettivi, come nell’ultima poesia, inedita, I tuoi fulards:
Foulards custoditi in collezione dai molteplici
colori: a tinta unita come li definivi,
o in fantasia di bianco e blu chanel alla moda
degli anni sessanta, a disegno geometrico
un poco futurista, e giovanile –
Complimenti e auguri a Maria Pia Quintavalla
Un caro saluto a Giovanni e a tutti
Antonio
La “passione” trova misura ed espressione nel “canto” che fluisce, anche nel passare più impervio.
Grazie a Maria Pia per le bellissime poesie.
testimonianza preziosa di una poesia alta e allo stesso tempo carnalissima.
grazie a Giovanni e a Maria Pia.
fabrizio
Ringrazio Antonio, Paola e Fabrizio, anche per la pazienza nell’avere portato a termine la lettura del post, inevitabilmente, non breve, per l’intento di offrire una porzione significativa del lavoro presentato.
Un caro saluto a voi.
Giovanni
E’ un’emozione nuova, ma anche antica devo dire, quella di rivedersi allo specchio in un percorso a ritroso, che può generare persino straniamento.
Senza un mano altra da me, qui quella di Giovanni, non avrei srotolato questo nastro(della mia scrittura), ne avrei evitato il carattere quasi sacro, come la rottura di un tabù.. Non ci si bagna due volte…ma nella poesia sì, può succedere senza alcuna resurrezione.
Non si fanno spesso le antologie, per fortuna: questa arriva e tocca, dopo venticinque anni, come in un estuario lungo che non ti fa vedere il mare a lungo.
Poiché lo rifai, in certo senso il percorso a ritroso.
Come rivedere il primo amore, quasi.Ti senti ragazza e ti rivedi, la lingua che parlavi quasi non la riconosci.. eppure è lì,dentro di te.
E’acqua che scorre.Ascolto le parole di Antonio, Fabrizio, Paola che ringrazio insieme al carissimo Giovanni,le parole che sto scrivendo in questi giorni sono giornali di bordo di nuove circumnavigazioni.
Solo rotte amorose e di luce, eppure ho avuto bisogno di tutto questo per essere qui. Guardate i gigli del campo, ed io guardo loro: ancora non ho appreso quale sia il paradiso.
Idealmente con voi riunita, mi tocca le spalle.
Maria Pia Q.
Bell’excursus, grazie a Giovanni e a Maria Pia.
“Album feriale” mi è rimasto nel cuore… E a quando “China” (anche nei frammenti di “China” trovo molta “visione”)?
E’ la prima volta che trovo testi da Cantare semplice e Lettere giovani ed è una lettura partecipe e intensa di cui ringrazio.
Anche Album feriale non si dimentica.
Un saluto
Grazie a Giorgio e a Nadia.
Giovanni
complimenti a Maria Pia, complimenti sinceri, un bel traguardo un’antologia.
ringrazio Giovanni per aver postato quest’anteprima, compresa di note critiche.
una scrittura esaustiva che ci fa rivivere quello che siamo o che siamo stati. una scrittura che rilascia dentro l’anima di chi legge un’eco inestinguibile, una ragione.
ciao,
r.
Bravissimo Giovanni, e scusa il ritardo.
Questo libro di Maria Pia è bello e importante, un momento per ripensare, noi tutti, ai suoi 25 anni di duro e prezioso lavoro.
Un grazie a Maria Pia per quello che ci ha regalato e per quello che, ne sono certo, ci regalerà in futuro.
Cari amici,
mentre vi ringrazio tutti di cuore, ribadisco quanto avevo scritto sulle antologie,anche se questa è piuttosto breve: è un
sentimento strano, dissociante e associante al tempo stesso, legato alla maturità, oppure è per il bisogno di guardare avanti, ma senz’altro prendere le misure di quello che siamo stati diventa dinamico soltanto se si è immersi nel presente.
Ed io lo sono. Sì, Giorgio la visione non abbandona anche in CHINA, che, se non avessi mai avuto l’idea ..di riscrittura integrale in versi sarebbe già strauscito…ma già un quasi- libro incomberebbe.
Come sia partita dal frammento, è cosa che ancora mi stupisce, Nadia,per poi andare, come faccio da alcuni anni, verso l’epos dei cantari di una vita, con una gran voglia di narrare, è mistero.
Certo, la scrittura è come la “storia” per i popoli,dicevo scherzando, con la lucidità di sapere che la storia vera è poi quella della vita quotidiana, che facciamo e disfiamo, operando.
Da ogni atto di vita quotidiana, e per ogni parola che diciamo, saremo più che giudicati, ricordati e amati.
Vale sempre “la stretta di mano”, off course! da cui Celan partì come metafora grande, della poesia.
Dunque, va bene il cammino più della strada, come già nelle moradas mi dicevo, e allora: camminiamo camminiamo. .
Un grazie speciale a Giovanni, per un compito difficile; più divertente per tutti noi è leggere un inedito, impegnativo è prendersi carico di un lasso di tempo così grande.
Di Roberto dico, che sul suo blog di Bertop, compare un post molto bello – sempre sull’antolgia,con una poesia bilingue, ed un inedito.
Grazie a voi tutti,con affetto.
N.B Giovanni, mi diresti il titolo del quadro citato, così bello e classicamente bello?
Maria Pia Q.
Ringrazio Roberto Ceccarini e Roberto Del Piano.
Con stima e affetto saluto Maria Pia che ha voluto accogliere il mio invito a dare visibilità a questa antologia che, come ho accennato nelle righe di presentazione, rappresenta sempre un momento significativo di un percorso artistico.
Il quadro è “La mietitura dl Guercino” (custodito nella Pinacoteca civica di Cento dove proprio oggi, alle 16,30, è prevista una visita guidata dedicata proprio al Guercino e al Caravaggio, che dovrebbe consentire di ammirare, tra le altre, anche questa splendida opera http://www.comune.cento.fe.it/primopiano/pagina349.html
Un caro saluto a tutti.
Giovanni
“La mietitura” del Guercino.
(C’è un mio commento precedente in attesa, con un link)
c’è un’apostrofo garibaldino nel mio commento, “vogliate perdonare”…l’età avanza.
un caro saluto ancora…
r.
Al di là del valore dei versi di Maria Pia, qui ulteriormente confermato, mi hanno colpito due aspetti correlati alla proposta di questi testi antologici: il primo, sottolineato anche dalla stessa autrice, riguarda l’evolversi e il modificarsi con il tempo sia della lettura che dell’autolettura. I versi sembrano “estranei”, a tratti, perfino a chi li ha generati; ma, nella poesia vera, come di sicuro è quella di Maria Pia, rimane un filo rosso, una capacità di acquistare vita nuova, come un organismo che cresce, adattandosi al tempo e ai tempi, e, mirabilmente, superandoli, andando oltre, in un altrove che è senso e meta. L’altro aspetto che qui si conferma felicemente è la capacità della poesia autentica di generare poesia, nelle reazioni, nei commenti, nelle interazioni. E’ un fenomeno che noto, con piacere, anche nel mio sito personale Dedalus: le parole forti, decise, ispirate, non banali, nutrono altre suggestioni e danno loro vita. Non posso che felicitarmi con Maria Pia, e con il suo percorso sempre coerente. appassionato e presente. Un caro saluto, e a presto rileggerci. Ivano Mugnaini
Grazie della bellissima immagine del Guercino,dunque!
A Giovanni, a Roberto, ad Ivano che usa parole così belle per dire cose cui crediamo.
Quando leggiamo, quando scriviamo facciamo un solo gesto: e la posia che ci entra nelle orecchie, genera, dopo avere giocato coi nostri pensieri e parole, altri percorsi, ghirigori, sue vie.
Spero che il gioco, come qui, sia sempre in vita.
Che la poesia resti una via possibile, umana molto umana nella nostra interezza di persone, percorribile per riportarci sempre alla vita e viceversa, insomma.Grazie a voi tutti, amici cari
Maria Pia Quintavalla