Non faccio Travaglio, racconto solo l’ovvio ma voglio raccontarlo in modo non ovvio

di Valerio Venturi

Milano
Una iena scorrazza tra neomelodici napoletani, americani pimpati, nani e ballerine. E’ Piefrancesco Diliberto, in arte Pif. Palermitano, 1972, è autore e personaggio tv. E’ appena sbarcato su Mtv con Il Testimone , programma ironico d’approfondimento in cui opera da vero self-man: pensa, gira, monta. «Uso strumenti limitati: con 5mila euro hai il necessario. Come lavoro? Parto dalle mie curiosità. La cosa bella della tv è che ti permette di andare in un posto a fare tutte le domande che ti vengono: sei legittimato. Faccio così anche nel privato. D’altronde ne Il testimone metto un bel pò di me. In tv non si sa qual è il discrimine tra persona e personaggio; se si recita una parte è un conto, ma così… E la gente mi tratta come un amicone».

Nello show racconta spicchi di realtà ma parla anche di mafia…
Non vorrei fare l’impegnato; sono costretto perchè sono nato a Palermo e vivo in Italia. I miei ragionamenti non sono da intellettuale, ma terra terra, per tutti. Sono pop e fiero di esserlo. Riesco ad attirare gente che normalmente non si interesserebbe a certi temi. Durante una manifestazione contro la mafia, un ragazzo di Catania mi disse: “se sono qua lo devo a te”: mi riempì di orgoglio. La tentazione di mettersi in cattedra, poi, c’è; ma io non voglio insegnare, voglio solo dare strumenti; la gente deve prendere posizione.

A proposito di cattedre, che ne pensa di Gelmini?
Non ho letto il testo, ma alla fine è bene che i ragazzi si incazzino e manifestino. Il lato positivo della cosa, a prescindere, è questo. Bisognerebbe protestare più spesso, per chiedere cose normali.

Del tipo?
In Italia siamo abituati a farlo per cose che altrove sono considerate ovvietà. Mi sembra ovvio dire che un politico che incontra mafiosi non dovrebbe stare in Senato. In Svizzera concorderebbero: qui sei il comunista, il Savonarola… Eppure le cose si sanno.

Ha incontrato il Divo Giulio per Le Iene…
E’ la mia ossessione, è un simbolo. Ha fatto come fanno tuttora alcuni politici in Sicilia: riceveva talmente tanti voti che doveva rendere conto. La sua sentenza è chiara, non interpretabile, ma la si nega: è un incantesimo; si scambia prescrizione con assoluzione. E quando accusano l’Antimafia di averlo torturato – e mi ricordo poliziotti e magistrati uccisi da uomini con cui il Divo dialogava – io non ci sto. Non è un santo. Ormai divide anche i giornalisti tra quelli che credono in Andreotti-perseguitato e chi no. Poi uno può leggere la sentenza e dire “non ci credo”…

Ma “scripta manent”…
Già. Andreotti è la politica italiana: condannando lui, avrebbero svelato la realtà. E quello che non succede è ingiusto per le vittime. Come per Calogero Zucchetto, poliziotto di 27 anni che andava nelle borgate con il motorino a scoprire latitanti, ucciso. Tifo per lui. Il problema è che la sinistra sta avendo l’atteggiamento della destra. Crisafulli, Pd, viene intercettato, dice cose gravi e il partito si difende dicendo che non c’è stato un processo. Ma da cittadino non mi interessa: parlava con mafiosi e mi basta. Chi storicamente ha battuto la mafia – un’invenzione dei comunisti, per Riina – ora fa così. Capisci il degrado? Non è la magistrature che deve fare una selezione ma i partiti, a priori. Ti sembra normale che Vito sia in Antimafia? Eppure sarebbe un momento importante per la lotta: la gente non paga il pizzo, arrestano i capi…Basterebbe il contributo della politica: quando lo Stato ha voluto – come durante il maxiprocesso – ha agito efficacemente.

Per Piero Grasso rimarrebbero poche migliaia di persone da neutralizzare.
Ma tra quelli da stoppare c’è Crisafulli, Senatore della Repubblica.

Almeno ci si può lamentare.
Se ti esponi hai problemi; ma non posso non dire certe cose, anche se con il sorriso. Non voglio essere Travaglio; cerco solo di raccontare l’ovvio. Potrei fare dei servizi sull’ “è ovvio”. Ma devo trovare un modo per raccontare l’ovvio in modo non ovvio.

Mai avuto censure?
A Mtv sto bene: ho detto cose pesanti e non mi hanno bloccato. Anche in Mediaset. Premetto che non faccio le telefonate a Confalonieri, ci parla il mio capo con lui, ma fino ad ora siamo andati avanti; patteggiando, certo, ma è normale che un editore controlli quello che dici. Anche a Mtv è così. Ovviamente le cose si possono complicare se l’editore è il Presidente del Consiglio. Ma fino ad ora tutto ok, quando ci hanno censurato c’è stata la possibilità di dirlo. La coscienza l’abbiamo pulita. Sono sicuro che in Rai non dureremmo due puntate; paradossalmente, su Italia1 si va avanti perchè lo show funziona.

Come è arrivato in tv?
Ho avuto la fortuna di avere un padre che fa il regista-tv. A 12 anni facevo come adesso, ma senza essere pagato: filmavo in modo immaginario con una fotocamera girata al contrario. L’obiettivo era di diventare regista, ma è un lavoro che, se non ti va bene, diventi “quello che voleva fare cinema”. Ho fatto il cameramen in una tv privata, poi sono stato a Londra a fare corsi farlcocchi: costavano poco ma suonava bene il fatto che si svolgessero lì. Mi hanno offerto posticini, ma vedevo gente entrata con entusiasmo che dopo 20 anni era spenta…

Quindi?
Ho lavorato in due produzioni – l’aiuto regia ne I cento passi -, poi un corso da autore in Mediaset. Lì ho conosciuto Davide Parenti delle Iene che mi ha fatto entrare in squadra. Ho cominciato da autore, poi sono andato in onda ed è scattato uno strano meccanismo. L’ego è appagato ma poi ho avuto una crisi: è questo che voglio fare? Ho comprato casa e l’ho venduta, mi sentivo borghese. Ho pensato: quando pulivo i cessi a Londra ero piu creativo, forse l’instabilità dà idee…Per questo non ho famiglia, non ho fidanzata; devo arrivare all’obiettivo.

E “Il Testimone”?
Alex Fiacco da Mediaset è andato a Mtv; mi ha detto di proporre idee. Da tempo volevo fare qualcosa solo con una telecamera: ci sono riuscito con Il Testimone . Lo spazio su Mtv per me è come il sabato sera di Raiuno. Non ho i numeri ma un buon rapporto con il pubblico. Poi si sperimenta.

Non è fuori luogo per il look?
Gioco su questa cosa, loro mi trattano da cuginetto stupido. Mi diverte far parte di una squadra restando me stesso.

Un giorno però vorrebbe fare un film…
Si. Ma dalla sceneggiatura al film, se lo fai, passa un sacco di tempo. Mi capita di appassionarmi a cose che il tempo cambia; scelgo allora ciò che è costante. Procederò a passi. Ora so che il mio linguaggio è apprezzato e posso propormi. Ma fare un film è come andare contro un muro: se ci deve essere impatto, almeno sia per una cosa in cui credi. In qualche modo traballante si riesce a girare. Il probema è poi la distribuzione: i ministri dei Beni culturali hanno fatto poco di rilevante in tal senso.

Andreotti, suo amato, si occupò di cinema.
Aveva censurato Visconti e criticato Ladri di biciclette per lo stesso ragionamento fatto a Comiso, dove si discuteva se intitolare l’aeroporto a Pio La Torre o a un generale fascista. Capisci i tempi in cui viviamo?

Tempi duri: in Italia e in Sicilia.
Sono incazzato, ho capito che ho vissuto per anni in una città tremenda, Palermo; ma là ho gli affetti. Prima non la citavo spesso; ora mi sento distante ma mi torna in mente. Per quanto la odi non puoi dimenticarla: e questa è una dichiarazione d’amore. Non so se sono in ritardo su certe cose o se solo ora sto metabolizzando l’adolescenza; ma quando ci vado, divento malinconico; la cosa può peggiorare.

A Milano come va?
Il mondo è bello, come fai a fare l’artista chiuso in un posto? Per fare ‘sto lavoro, vai a Roma o a Milano. Ci vivo da 9 anni: è meno brutta di come la dipingono, ma un palermitano non la sceglierebbe se non per l’occupazione. È la più europea delle città italiane, ma rimane provinciale. Dico una cosa per cui mi prendono per il culo, banale: la luce di un posto influenza il carattere. Una volta sono partito in treno da Sanremo; arrivato qui ho avuto un sussulto per il grigio. Forse è per questo che in Lombardia si lavora tanto.

E Roma?
A Roma mi distraggo, mi diverto, divento mondano. Nella capitale sono aperti, ci sono un sacco di feste. Una sera dovevo beccare Costanzo ad un party. Lui non c’era ma ecco Berlusconi. Pensavo a cosa chiedergli, mi si avvicina un manager giovane un pò così: “Pif, ho il campione mondiale della fisarmonica all’indietro!” Ecco, in una stessa festa c’erano ospiti Berlusconi e questo qui: un altro mondo, rispetto a Milano, che è tutta all’interno, da scoprire. Forse la via di mezzo è nel centro Italia… Ma nella capitale lombarda ho vissuto momenti bellissimi; non posso parlarne male, posso dire però che ha potenzialità che non sfrutta. …E’ sempre Italia.

E’ stato in Usa. Espatriare?
Là è tutto un film. Un inseguimento è credibile anche se finto; da noi pure il suono del pneumatico è diverso. Lì c’è un alone di figaggine generalizzata. Certo Starsky and Hutch non si possono rinnegare, anche se gli Usa hanno sostenuto Pinochet; non sopporto quando mi dicono: “ma come, sei di sinistra e bevi la Coca Cola?” Uno può criticare certe cose e apprezzarne altre. … Indubbiamente c’è un legame di amore e odio. Va così quando si parla di grosse realtà: anche nella Chiesa coesistono cose tremende e meravigliose. L’importante è dialogare. Sogno che dopo i miei show, gli spettatori spengano la tv e facciano un dibattito.

Pubblicato su Liberazione il 4 novembre 2008

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