Ugo Cornia, Le storie di mia zia (e di altri parenti)
pp. 168, Feltrinelli, euro 12
Agili, rapidi e incalzanti come tanti piccoli romanzi-goccia, i cento bozzetti che Ugo Cornia ha messo insieme nell’esilarante e delicato reticolo di storie di questo suo sesto piacevolissimo libro divertono, seducono, di tanto in tanto addirittura ammaliano per la timida normodotatissima follia che si lasciano scappare spesso e volentieri tra una pagina e l’altra. Un rocambolesco esercito di personaggetti impastati nella quieta provincia modenese e spalmati lungo oltre un secolo attraverso il filtro dei ricordi, delle leggende quotidiane tramandate oralmente di nonno in nipote e di nipote in figlio, una lunga sequenza di episodi e divagazioni che restituiscono vita a corpi e a volti ormai dissolti da tempo, a gesti sopravvissuti soltanto nella memoria, insomma segnali di vita che appartengono al dominio delle grammatiche familiari, dei lessici psicoaffettivi, delle congreghe emotive con tutto il loro intimo ed esclusivo bagaglio immaginifico, linguistico e in fondo religioso. Storie davvero brevi – in pochissimi casi superano le due pagine – che possono essere raccolte con l’istantaneità di un sorso, di un respiro, ammiccando a un implicito invito alla rilettura, alla ripetizione, e offrendo allo spettatore un assortimento piuttosto vario di eventualità empatiche: dalla tenerezza per un amore antico, alla vena grottesca e magica di coincidenze ultraterrene, all’irresistibile comicità di situazioni ridicole e tragiche insieme. Cornia gioca a lasciarsi trasportare da una sponda all’altra dei ricordi confondendo con febbrile gaiezza il proprio sguardo con quello di chi lo ha preceduto nelle vicende di una famiglia larga e docilmente folle come tante, un fluido incessante di ritratti, fotografie in bianco e nero, proverbi smozzicati in dialetto, fantasmi senza sonno. Affiorano così siparietti memorabili popolati da marionette assurde e felici – genitori, prozie, nonni, trisavoli – alle prese con la sete di mettere in mostra le proprie abilità di sopravvivenza: artisti più o meno inconsapevoli, attori loro malgrado, gli incontenibili abitanti di questo libriccino fanno a turno per dare una faziosa e iperbolica versione dei fatti aggrappandosi a un aneddoto, a una catena di episodi vicini e lontani, a sagome umane destinate a inabissarsi per sempre al di fuori dei circuiti della Storia, la Grande Storia, s’intende, quella che corre veloce, macina tutto, divora formiche e alla fine, inevitabilmente, dimentica. Il mondo delle grandi cose, insomma, non ha né il tempo né la voglia per occuparsi di risibili e protervi insetti, non si interessa delle superstizioni di una vecchia zia, delle preoccupazioni luttuose di un bisnonno paranoico, delle considerazioni rassegnate di un’anzianissima signora che si consola dalle angherie della vecchiaia grazie a estemporanei colloqui con il marito morto che però ogni pomeriggio esce dall’armadio per fare due chiacchiere. Il mondo fuori non sa che farsene dei microbi che siamo, e persevera nelle sue gigantesche circonvoluzioni come se nulla fosse. Eppure stiamo qui, vivacchiamo tra felicità e miserie, ci contorciamo nei nostri letti distraendoci spesso con le infinite storie di cui siamo fatti, e avremmo anche noi molte cose da narrare, da inventare, da consegnare a chi presto o tardi ci sostituirà, prenderà il nostro posto. Storie quasi invisibili, appena palpabili, aggrappate alla stessa eterea materia in cui si modellano i sogni e che qualcuno prima o poi potrebbe fare proprie aggiungendo la sua voce alla nostra, i suoi occhi deformanti a quelli con cui abbiamo osservato le nostre vite dall’interno. Intermediario puro e appassionato, Cornia ha così raccolto l’appello dei suoi cari, e montando tassello dopo tassello un personale mosaico affettivo, con Le storie di mia zia (e di altri parenti) ci regala oggi un tenero e sorprendente affresco in cui oggi volentieri proviamo a specchiarci non senza qualche ombra di malinconico, ridanciano incanto.
Ade Zeno

Ciao sono Godot… cercavo libri nuovi… di autori che non avevo letto da leggere… ammetto quindi di non aver letto nulla di Ugo Cornia… ma sicuramente questo libro sembra molto interessante. Grazie per la segnalazione!