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I LIBRI DEGLI ALTRI n.96: Il palio dei buffi. Ugo Cornia, “Il Professionale”

Ugo Cornia, Il ProfessionaleIl palio dei buffi. Ugo Cornia, Il Professionale, Milano, Feltrinelli, 2012

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di Giuseppe Panella

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Cornia non si smentisce: anche Il Professionale (che reca come sottotitolo Avventure scolastiche) è un “palio dei buffi” (per riprendere il titolo di una celebre raccolta di racconti di Aldo Palazzeschi).

Il protagonista (che scrive in prima persona e che potrebbe essere – anche se poi non lo è – lo stesso autore) nel 2001 si licenzia dalla scuola dove insegna perché non ce la fa più ad alzarsi presto, percorrere chilometri su chilometri in automobile per andare a insegnare ancora semiaddormentato e stanco dopo aver fatto tardi la sera e, inoltre, non ha tanto bisogno di guadagnarsi da vivere avendo a disposizione un po’ di milioni delle vecchie lire guadagnati con i diritti d’autore e con tre premi letterari. I mesi successivi al suo licenziamento volontario saranno di grande incertezza: nonostante sia scappato dalla scuola che gli sembrava una gigantesca trappola in cui era caduto quando si era iscritto e aveva iniziato a frequentare la Facoltà di Filosofia con lo scopo precipuo di insegnare (e lo aveva anche dichiarato a chi glielo aveva chiesto), della libertà che ne aveva ricavato, alla fin fine, non sembrava importargli moltissimo, tanto più che, mentre tornava a casa dopo essersi dimesso, aveva investito un cane anche se non aveva avuto colpa nell’incidente:

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Le storie di mia zia (e di altri parenti)

Ugo Cornia, Le storie di mia zia (e di altri parenti)
pp. 168, Feltrinelli, euro 12

Agili, rapidi e incalzanti come tanti piccoli romanzi-goccia, i cento bozzetti che Ugo Cornia ha messo insieme nell’esilarante e delicato reticolo di storie di questo suo sesto piacevolissimo libro divertono, seducono, di tanto in tanto addirittura ammaliano per la timida normodotatissima follia che si lasciano scappare spesso e volentieri tra una pagina e l’altra. Un rocambolesco esercito di personaggetti impastati nella quieta provincia modenese e spalmati lungo oltre un secolo attraverso il filtro dei ricordi, delle leggende quotidiane tramandate oralmente di nonno in nipote e di nipote in figlio, una lunga sequenza di episodi e divagazioni che restituiscono vita a corpi e a volti ormai dissolti da tempo, a gesti sopravvissuti soltanto nella memoria, insomma segnali di vita che appartengono al dominio delle grammatiche familiari, dei lessici psicoaffettivi, delle congreghe emotive con tutto il loro intimo ed esclusivo bagaglio immaginifico, linguistico e in fondo religioso. Continua a leggere