
L’attore americano ha intervistato il presidente del Venezuela. «Se Ombama mi chiama? Corro a Washingon»
Chavez: «Mi piaceva John Kennedy, ho imparato da Fidel, non sono comunista…»
(Sean Penn decide di partire per un viaggio in Venezuela e Cuba per incontrare i due presidenti. Insieme a lui partono Douglas Brinkley, storico conduttore della rete televisiva Cbs, e Chirstopher Hitchens giornalista di Vanitiy Fair )
Quando arriviamo all’aeroporto di Caracas Fernando è lì ad aspettarci. Ci accompagna in un terminal privato dove aspettiamo l’arrivo di Chavez che ci porterà con lui nel tour elettorale per le elezioni regionali sull’isola Margherita.
Passeremo due giorni in sua compagnia, con l’opportunità di avere numerosi incontri privati. Sul suo aereo privato scopro che quando si parla di baseball, Chavez parla un ottimo inglese. Ma quando Brinkley gli chiede se la dottrina Monroe* dovesse essere abolita, Chavez, che vuole scegliere le parole con attenzione, ci risponde in spagnolo, per meglio spiegare la sua posizione su una teoria che è servita a giustificare per oltre due secoli gli interventi americani in America Latina. «La dottrina Monroe deve essere spezzata – ci dice – Ci siamo imbrigliati da oltre 200 anni. Si torna sempre al vecchio scontro: Monroe contro Bolivar. Jefferson usava dire che l’America avrebbe dovuto inghiottire una alla volta le repubbliche del Sud. Il paese dove siete nati – dice guardandoci – è nato con una attitudine imperialistica».
I servizi segreti venezuelani lo hanno informato che il Pentagono avrebbe pronti i piani di invasione.`«Lo so che stanno pensando di invadere il Venezuela – dice Chavez che vede l’eliminazione della dottrina Monroe come pietra di paragone del suo destino – Nessuno può venire qui, prendersi le nostre ricchezze e portarsele via». E’ preoccupato dalla reazione che gli Usa potrebbero avere alle sue dichiarazioni sulla dottrina Monroe? Chavez ci risponde citando una frase di Jose Gervasio Artigas, noto combattente uruguiano per la libertà : «Sinceramente, non offendo e non ho paura».
Hitchens sta in silenzio e prende appunti. Chavez vede un lampo di scetticismo nei suoi occhi. «Hitchens, avanti, fammi una domanda dura». I due si sorridono. Hitchens chiede: «Che differenza c’è tra te e Fidel?» e Chavez : «Fidel è un comunista. Io no. Sono un social democratico. Fidel è un marxista-leninista. Io no. Fidel è un ateo. Io no. Un giorno abbiamo discusso di Dio e di Cristo. Ho detto a Castro che sono un cristiano. Credo nel messaggio sociale dei vangeli di Cristo. Lui no. Semplicemente non crede. Più di una volta Castro mi ha detto che il Venezuela non è Cuba e che non siamo più negli anni ’60. Vedi – prosegue il presidente – il Venezuela deve avere un socialismo democratico. Castro è stato un insegnante per me. Un maestro. Non in ideologia ma in strategia».
Ironicamente JFK è il presidente americano che Chavez ammira di più. «Ero un ragazzo, Kennedy era la forza riformatrice che guidava l’America». Hitchens, sorpreso da quanto dice su Kennedy, interrompe e parla del piano economico di Kennedy per l’America Latina: «Allora l’Alleanza per il Progesso era una cosa buona?». «Sì – dice Chavez – l’Alleanza per il Progresso era una proposta politica per migliorare le condizioni. Puntava ad abbattere le differenze sociali tra le due culture».
La conversazione tra noi quattro prosegue sui bus, ai comizi e a tutte le inaugurazioni nel nostro viaggio sull’Isola Margherita. Chavez è instancabile. Parla a ogni nuovo gruppo per ore sotto un sole soffocante.
Al massimo dorme 4 ore per notte, appena si sveglia si dedica alla lettura delle notizie dal mondo. E una volta in piedi è inarrestabile nonostante il caldo, l’umidità e le pesanti camice rosse che indossa.
Sono tre le ragioni che mi hanno spinto a questo viaggio: unire la mia voce a quella di Brinkley e Hitchens, approfondire la mia conoscenza di Chavez e del Venezuela, allenare la mia penna, e cercare il sostegno di Chavez al fine di riuscire ad incontrare i fratelli Castro all’Havana.
Al nostro terzo giorno in Venezuela ci troviamo all’Aeroporto dell’Isola Margherita dove salutiamo e ringraziamo Chavez per il suo tempo. Brinkley ha un’ultima domanda per il presidente, e anch’io. Brinkley chiede: «Signor presidente se Barack Obama sarà eletto presidente degli Stati Uniti lei accetterebbe un invito ad andare a Washington per incontrarlo?» Chavez risponde senza esitazioni «Sì». Arriva il mio turno: «Signor presidente per noi è molto importante incontrare i Castro. È impossibile raccontare la storia del Venezuela senza citare Cuba, così come è impossibile raccontare Cuba senza parlare dei fratelli Castro». Chavez ci promette che chiamerà il presidente Castro appena salirà sull’aereo. Ma ci avverte che sarà difficile incontrare il grande fratello Fidel che in questo periodo sta scrivendo molto e vedendo veramente poche persone.
La mattina dopo partiamo per l’Havana. Per onestà e verità di cronaca: l’aereo su cui viaggiamo è messo a disposizione dal ministero dell’Energia e Petrolio del governo venezuelano. Se qualcuno vuole interpretare questo come una specie di tangente siate benvenuti. Ma quando prossimamente leggerete un articolo di un giornalista in volo sul’Air Force One (l’aereo del presidente degli Usa) o a bordo di un aereo militare, siate così gentili di scartare anche quell’articolo. Abbiamo apprezzato il volo comodo e lussuoso verso Cuba, ma i nostri articoli non ne saranno suggestionati.
*articolo in uscita con il numero del 15 dicembre di The Nation
(l’intervista a Raul Fidel è uscita si Liberazione del 28 novembre 2008)
pubblicato su Liberazione il 30 novembre 2008

Chavez è un pericolo per la democrazia, un dittatore prostituito al potere e alla censura. E Fidel Castro non è più l’uomo che era insieme al Che, questo oramai da tanto tanto tempo. Gli ideali del comunismo sono stati traditi e sostituiti da bieche censure, repressioni e dittature. Chaves è un male non minore di Stalin Hitler e Mussolini.
Iannozzi, forse dovresti argomentare meglio. D mi sembra molto più aggiornato.
Ma per favore, Chavez ha dovuto fronteggiare le nefaste conseguenze del cancro liberista e ha l’appoggio del suo popolo che lo ha eletto e riconfermato. Dittatore forse sarà considerato dai magnati americani ed europei che dopo aver affamato un continente pensavano di poter continuare a speculare sui suoi brandelli a sovranità limitata.
Beh, piaccia o non piaccia, questo continente ora è in rivolta ed ha intenzione di iniziare un processo unitario su basi cristiane e socialiste.
Gli ideali del comunismo sono stati ampiamente traditi. Fidel per primo li ha traditi subito dopo il brutale assassino di Ernesto. Non si possono considerare scelte giuste e a favore del popolo quelle di Fidel né quelle di Chavez: sono due dittature di sinistra, stalinismo in piena regola, o se preferite fascismo di sinistra. Non sono difendibili. Chavez è un dittatore che nega la democrazia, che nega le libertà, che accentra nelle sue sole mani il potere: è lui solo a decidere che cosa dovrebbe essere giusto e che cosa invece no. E’ un dittatore e null’altro, non meno pericoloso di un Saddam Hussein. La democrazia non si basa sulla dittatura e sulla censura: e Chavez opera secondo un modello dittatoriale e di censura. In un clima dittatoriale le elezioni non credo possano essere libere e non mi sembra che il popolo sia felice di avere Chavez: più e più volte ha dimostrato malcontento, quindi il fatto che sia ancora al potere è a dir poco strano per chiunque osservatore. Di fatto Chavez è un dittatore e la rieligibilità è una gran porcata del regime dittatoriale messo su da Chavez.
Ho argomentato. E Chavez continua a non piacermi. Un male che non auguro ad alcun paese civile. Non è una politica auspicabile quella di Chavez.
Premessa: Chavez non mi sta simpatico. Considerazioni: non mi sta simpatico quando pensa di modificare la Costituzione per poter essere rieletto, non mi sta simpatico quando sbatte in galera i suoi ‘potenziali’ avversari politici. I prodromi per una carriera da dittatore.
Premessa: Chavez mi sta simpatico. Considerazioni: mi sta simpatico quando piglia a calci nel culo i francesi che monopolizzavano la distribuzione dell’acqua, quando liquida le multinazionali petrolifere straniere, riportando in Venezuela le marginalità, soprattutto quando getta le basi, assieme al Brasile, alla Bolivia e all’Argentina, per sganciarsi dal FMI e creare una ‘banca centrale’ dell’America del Sud in grado di demolire le strategie del ‘debito’ tipiche del FMI. I prodromi per una carriera da statista serio.
Un bianco e nero che si addice a tutte le posizioni, quella di Iannozzi e quella di D. Questo è, probabilmente, il lato oscuro di Chavez: deve decidere cosa fare da grande e lo dovrà fare, se non vuole perdere la sua battaglia che per molti punti è giusta, avendo la forza di rispettare le regole della democrazia e trasformarsi, da ‘padre padrone’ che ha iniziato il cambiamento, a figura esterna di riferimento che dovrà consentire ad altri di completare questo cambiamento sacrosanto. Non facile.
Blackjack.
grazie.
credo anch’io che in Chavez ci siano luci e ombre: ma soprattutto un grande coraggio che non lo fa inchinare di fronte alle mire imperialistiche dei più potenti.
venerdì 19 dicembre 2008
il manifesto numero speciale
a 50 euro!
cavolo, Giorgio, devo accendere un mutuo:-)
Mah, con la crisi che c’è e i pochi soldi che girano non so. Vedrò.
bisogna fare bene i conti, Nadia:-)
il commento 4 non è un’argomentazione. Chavez afferma la basale distanza ideologica dal marxismo leninismo, parla di (e agisce per fare il)socialismo del XXI secolo e, primariamente, non è un dittatore: proposta una riforma costituzionale e questa bocciata, non è stata applicata con la forza. El Presidente propose e perse. Per lo meno il commento 4 poteva argomentare come Chavez sia pari a Saddam Hussein (e a Mussolini, Hitler, Stalin) e non solo enunciarlo. Per lo meno il commento 4 poteva argomentare il tradimento dei valori comunisti da parte di Chavez (che ha compiuto nazionalizzazioni, alzato i salari del 35% agli operai (non del 2% come avverrebbe, quando avviene!!!, nei paesi libersti) e non solo enunciarlo. Per lo meno il commento 4 dovrebbe argomentare la censura chavista (anche se la maggior parte delle televisioni venezuelane è in mano all’opposizione chavista) e non solo enunciarlo.
In ogni caso, siccome considero interessantissimo questo articolo e ringrazio LPELS per averlo pubblicato in rete, mi permetto di segnalare questo:
http://www.carmillaonline.com/archives/cat_osservatorio_venezuela.html
che a me pare un buon punto di partenza per conoscere un po’ di cose su una parte di mondo in chiaro subbuglio.
saluti
grazie a te per le preziose precisazioni e per il link, CB.
vorrei proprio capire da giocatore d’azzardo quali sono questi fantomatici avversari politici sbattuti in galera da Chavez????????????????