“Poesia e Spiritualità” n. 2

Giovedì 11 dicembre alle ore 21 presso lo Spazio Tadini, in via Jommelli 24 a Milano, sarà presentato il secondo numero della rivista Poesia e Spiritualità (Viennepierre edizioni). Saranno presenti per la rivista Donatella Bisutti, Sandro Boccardi, Alberto Casiraghi, Paola Lagazzi, Carlo Maria Marinoni, Daniela Muti, Giancarlo Pontiggia, Luciano Ragozzino. Con la partecipazione di Guido Oldani e Mario Santagostini. Letture di Livia Candiani, Franco Loi e Cesare Viviani. Seguirà proiezione e reading.

Ringraziando per la gentile concessione, presentiamo le poesie inedite di Livia Candiani presenti nel presente numero della rivista.

Livia Candiani, da Versi d’asino

Mio rifugio
mia rondine senza capo né coda
puro volo;
a cosa tornare
senza casa né passo
a quali ali affidarsi
nello spazio senza lingua del limite
a quale fuoco scaldare
le mani senza corpo.
Affidarsi ciechi al tonfo
del volo senza terra
affidarsi
senza destino,
rifugio
rondine senza capo né coda
puro volo.

*

Io è questo confine
che talvolta ti abbraccia?
O l’angelo pacato
che si posa sulla sera,
o il limite del pieno,
io sono i minuti
persi o lavorati? E’ la paura,
il gigante che si siede
caparbio sul tuo petto
lungo le ore notturne del pensiero?
Ferma la farfalla della mente,
cos’è io?
E’ io che incontra tu?
O è il vuoto che abbraccia il vuoto
e io e tu tremanti
si stringono nell’ombra la mano?
E’ io che balbetta davanti al nome
dell’alba e del tramonto mentre
il vuoto immenso ringrazia silenzioso
la meraviglia senza nome
che sorge e passa passa
e sorge? Io è la legge
che non vede se stessa
e le bandierine leggere
che seminano nel vento
alfabeti di preghiera?
Io è la gemma
che hai tra le labbra
che la morte furtiva
farà fiorire baciando?
Un tappeto di preghiera
è io
quando il limite
in te si inchina?

*

Eppure c’è un giardino
dove innaffiano l’erba
smarriti giardinieri
non sempre alla stessa ora
ma sempre nello stesso istante
e rose solo notturne si aprono
all’accettato velluto del buio.
Eppure c’è un giardino, Marina,
forse non ha cuore
da tanto alta è la voragine
dell’incertezza, eppure
è un giardino,
dove nello specchio dello stagno
la vita e la morte
si affacciano sorelle
e il peggio e il meglio
non sono che le palpebre
socchiuse di un volto
amato
perduto
amato.

*

Dunque, angelo, tu di me ami
quel che di loro ho sottratto
all’idiozia del giudizio
quel che io ho amato:
piangere come un adulto
neutro allo spazio
come i papaveri
in bel gruppo indifferente
tra i binari dei treni in corsa.
Singhiozzare come un adulto
nel fervore di suoni della piazza
senza coprirsi il volto
lacrime senza rifugio
in corsa nel cortile spogliato
della faccia strappata al noto.
C’è una soglia, angelo, o un cancello
su cui sostare? Né qui né oltre
affidati allo spazio
dei cieli fino a terra?
C’è un mandorlo in cui fiorire
come umani piovuti
da un cielo di pittori?
Un guscio navigabile,
un’anima senza voce?
E versi che camminino senza arrossire
nei corridoi lucidi dell’ospedale?
C’è un verso come la croce
a cui appendere l’insostanzialità umana
che si faccia luna del mattino
pronta alla trasparenza
inutile e radiosa
come quello che per poco
esiste? C’è un petto capace
di reggere la bellezza senza senso:
il cancro di Marina
i gerani che scavalcano il balcone
le moto come navi all’ormeggio
sotto attorcigliate bandiere della pace?
C’è un presente in questa cronaca
di assassini e silenziose nuvole
che ci perdoni tutti
che ci sollevi dalla mandorla
amara dell’obbedienza
a un destino? C’è un presente
che ci ami senza amore
una vastità senza nomi
parole che ci spoglino
orecchie tenere come erba
senza prato? C’è un dio giovane
non ancora stanco di noi?
C’è un profumo
che non atterri gli angeli
un ricordo senza io

una nostalgia di ciò che non conosco?
Dunque, angelo, tu di me ami
quel che ancora non ho incontrato,
la visione lieve
che mi sospende
tra passato e presente
su questa valle di fiocchi di neve,
quel che ho sottratto all’attesa
questo sostare senza garanzia
e rimedio, senza soglia,
dunque di me, angelo, tu ami il nulla.

*

Tremano i nomi
come nebbia
che scende dalla collina
e lento e maestoso
avanza il tuo sorriso
sorriso d’erba
e di pietra,
abito nel tuo sorriso
come grano dal cuore di pane.
Un villaggio d’alberi
sospeso sul nulla del respiro
invita a farmi campana
a risuonare,
rumore e suono
sullo spartito del vuoto
note che si amano
cuore del mondo
al tuo seguito
come strascico d’ali
come neve,
sì non come aria
come neve
mi manchi.

*

Dunque la gioia
è questa montagna che si sgretola
e diventa voce,
la chiave del segreto
perduta nei pensieri.
Mi sono smarrita
nel tuo bicchiere
scambiandolo per mare,
vago nel cerchio trasparente
del tuo limite
battendo i colpi della gioia,
dunque la gioia
è questo sangue che bussa
ai polsi, questo amico
dei rintocchi.
Per chi suona?

*

No, non smetterò
di aver fede nelle parole
e di imbandirle
al posto della cena
a ospiti perplessi
non smetterò di dire:
“io, io, io e ancora io.”
come si stende il bucato
dentro al vento
e poco importa
l’effetto che fa
a occhi umani
perché quel che conta
è quella sincronia
di luce e aria
che alleggerirà
cantando
panni o vita fa lo stesso.
No, non smetterò
di bussarvi al petto
e di finire esausta
al buio tra lenzuola
che fanno da sudario
a un corpo di parole.
Voglio essere un roveto
che brucia generoso
sotto gli sguardi incrociati
che s’intendono:
“No, non è dei nostri.”
Sì, non sono dei vostri,
prediletta di nessuno
mi divincolo
dagli abissi della luce
che costringe a un già
deciso bene
preferisco l’ombra
e la memoria fedele
ai cambi di tono
impercettibili
ai battiti di ciglia
e mi consegno
alla gioia profonda
delle cose
che non cercano redenzione
ma un vasto gesto
che semina
indirizzi di parole.

6 pensieri su ““Poesia e Spiritualità” n. 2

  1. alessandra paganardi

    Versi asciutti e profondi questi di Livia Candiani. Versi che non cercano redensione, che non ammiccano ad oscuri esoterismi orfici; perchè la redenzione è già nella fatica di dire decentrandosi. di dire lasciando dire alle cose, e al dolore. Alessandra.

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  2. alessandra paganardi

    …..scusate, volevo scrivere “tedenzione”naturalmente. La mia tastiera andrebbe sostituita….ale

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  3. alessandra paganardi

    ….andrebbe proprio sostituita. “Redenzione” era la parola esatta, a citazione di un verso. ale.

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  4. Giorgio

    Concordo, Alessandra, con quanto dici di questi inediti. Tanto di Livia Candiani è ancora da scoprire, ha pubblicato testi di altissimo valore e ha ancora tanto di prezioso nei suoi cassetti.

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  5. carmela fabrizia

    Materia e spirito si fondono in un rincorrersi di parole, come vento soffiato su semi che la terra accoglie.

    Pensieri irrazionali come quadri di kandinskj.

    Tutto muta, tutto si muove, tutto si svuota e si ri riempie in vasi d’argilla sapientemente plasmati.

    Cuore sulle labbra senza nessuna catena.

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  6. angelo pini

    SEMINO GENEROSO UN SUDARIO
    SOTTO LE LENZUOLA
    COLO AMMONIACA PERVERSA
    UN SAPORE DI MORTE
    IN UN FLASH
    SMARRENDO NEL BIANCO
    LA FIAMMA TOTALE
    IL MIO CORPO ORIZZONTALE
    RIPOSA
    DOPO LA VERTICALITA’ DELL’AVERE

    ANGELO PINI

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