[C’è anche l’audio dell’intervista.
La foto è tratta da qui.
Scriverò una biografia; l’incipit è questo:
Fabrizio Centofanti
La sedia a rotelle del Re
Vita di don Mario Torregrossa
Il piazzale del cimitero era circondato da portici rinascimentali di raffinata eleganza. La bara in ghisa con la salma di don Mario fu issata sulla tomba dei parroci romani. Gli operai avevano tute blu e gesti sbrigativi. Quando don Fabrizio disse che voleva fare una preghiera, sbuffarono e si fecero di lato. Tirava un vento freddo, che ghiacciava le lacrime. Il testo recitato era quello del rito al sepolcro, ma il sacerdote volle aggiungere che don Mario sarebbe sopravvissuto a quella fossa; uno come lui non poteva andarsene per sempre. Poi fece cenno agli uomini dalle tute blu, che ripresero l’ opera. Legarono la cassa e, non senza difficoltà, la calarono nell’apertura. La bara sparì alla vista e le persone cominciarono a rivolgersi le une alle altre, con sorrisi mesti, abbracci e parole di conforto. Don Mario non c’era più, neanche sotto forma di salma. Si apriva un’altra epoca, piena d’interrogativi e d’incertezze. Il freddo era il segno di un’incombente era glaciale o di un’alba nuova che si profilava all’orizzonte con la discrezione delle cose vere?]
Chiedo scusa per la mia assenza, che si protrarrà nel tempo, ma questo evento ha rivoluzionato la mia vita.
Ringrazio tutti quelli che mi sono stati e mi sono vicini.


Un grande abbraccio, carissimo Fabrizio. Mi porto dentro il ricordo di don Mario, ora nella pace, e del suo esempio di dedizione e di fede, giorno dopo giorno più evidente.
Giovanni
io ringrazio te Don Fabrizio e credo che tu creda a un’alba nuova che si profila all’orizzonte con la discrezione delle cose vere.
la “fede” è contagiosa e io anche ci voglio credere.
un abbraccio e un bacio
la funambola
E’ molto facile parlare. Facilissimo. Altra cosa è vivere in prima linea dedicandosi notte e giorno a chi soffre. E’ una cosa che già solo in senso laico merita il più profondo rispetto. Ho fatto in tempo a conoscere Don Mario, condividendoci un pasto, nella canonica della vostra parrocchia.
Mi è rimasta la sua serenità, nel viversi su una sedia a rotelle a seguito del gesto folle che lo aveva portato alla notorietà dei giornali: bruciato da uno squilibrato.
Tutto il resto, in questo momento, non conta nulla. Mi rimane dentro quella serenità e il senso di buono che avevano i suoi sguardi.
Ti sono vicino
Cletus
No, non è più facile neppure parlare, oggi, che le parole rimangono iscritte nelle memorie magnetiche e saltano fuori dove e quando meno ce lo aspetteremmo, mettendoci a faccia a faccia con noi stessi.
Inoltre, certe presenze e vicinanze insensibilmente ci segnano, e senza che al principio ce ne rendiamo ben conto ci rendono diversi, quali che siano state le nostre idee e le nostre azioni precedenti.
A don Mario, a don Fabrizio e a tutti gli amici un grande abbraccio e un augurio di buon anno, sperando contro ogni evidenza che sia quello buono.
Roberto
Anch’io ti abbraccio, Fabrizio. Ho presente solo la voce di Don Mario, un paio di volte che ti ho cercato al telefono e rispose lui. Eppure, attraverso le tue parole, i tuoi racconti, la sua immagine, che pur non conoscevo nella sua entità reale, era per me molto presente.
Torna tra noi, quando puoi. Ti aspettiamo.
un abbraccio, fabry
Anche da parte mia un grande abbraccio di solidarietà a Fabrizio e a tutti i membri di questo piccolo gruppo di LPELS, che rinnova ogni giorno la fiducia nelle parole, un’ombra forse della grande fiducia nella Provvidenza degli uomini di fede come Don Mario.
E a Fabrizio ancora un grazie per aver fatto conoscere Don Mario attraverso le sue pagine.
Non sono un credente, ma ho sempre avuto molta ammirazione e rispetto per i parroci come Don Mario che dedicano la loro vita ai più svantaggiati. Quando stavo a Milano ricordo la figura carismatica di Fratel Ettore, la sua instancabile assistenza agli homeless della Stazione. Il suo esempio di vita faceva sì che tanta gente abbiente si rivolgesse a lui per donare quanto poteva, scoprendo così che l’altruismo è la forma più nobile dell’egoismo, perché niente ci fa star bene quanto il sentirci utili per gli altri. Ciononostante le resistenze sono ancora tante. Due anni fa, quando dovevo cambiare abitazione a Monza, ne trovai una molto bella a un prezzo stracciato. Mi resi conto subito che il motivo di quella convenienza fuori mercato era la vicinanza della casa a un dormitorio della società San Vincenzo de Paoli. E’ un posto molto pulito e ordinato, eppure la sola vista di alcuni tossicodipendenti o extracomunitari in attesa del pranzo la domenica a mezzogiorno era motivo di imbarazzo e disagio in qualche mio ospite, che subito si premurava di controllare se l’auto era chiusa bene. Da commerciante navigato, che trattando antiquariato ha avuto a che fare con clienti molto facoltosi, posso dire che gli sguardi predatori, quelli che ti scrutano e ti giudicano in base a quanto possiedi, sono molto più frequenti in chi ha soldi, piuttosto che in chi non ne ha, è incomparabilmente più avido di denaro Berlusconi che non un clandestino affamato; ed è curioso e paradossale che l’ammirazione delle vittime, il ceto medio sfruttato e spremuto, vada più facilmente ai suoi naturali carnefici che non a chi, come Don Mario, sacrifica tutta la sua vita per alleviare le sofferenze degli ultimi. Ultimi non si nasce, non è un marchio d’infamia genetica, a volte basta una disavventura sentimentale, un lutto familiare, una crisi economica improvvisa, per ritrovarsi in coda per un piatto caldo. Un pensiero di gratitudine a Don Mario e un forte abbraccio a Fabrizio, che saprà sicuramente continuarne l’operato.
Un momento triste, che ci aspettavamo ma speravamo che non arrivasse mai. A tutti e a ciascuno sono toccati momenti simili, e altri ne toccheranno. Sono i momenti che ci invitano a dare un peso diverso, e più equo, alle opinioni che ci dividono.
Un abbraccio a Fabrizio. Coraggio.
La tua non è un’assenza. Come non sarà quella di chi con te, è stato un grande amico dei poveri.
ciao e sempre!
Dopo aver salutato don Mario nella camera mortuaria sono entrato in chiesa dalla parte dove si metteva lui. Non c’era nessuno. Su un lato una piccola pianta di violette che per mancanza di acqua s’erano mezze appassite. Ho voltato lo sguardo, sul lato opposto della chiesa c’era il leggio e dietro un manifesto per il Natale con la scritta “Oggi è nato per noi”. Da una lato un segno di morte dall’altro un segno di vita. Don Mario è stato sempre dalla parte della vita anche quando hanno cercato di togliergliela e la sua partenza è un segno di vita nuova per lui e per noi che lo abbiamo conosciuto e amato.
il gelo dell’inverno era il segno che, tornando nel grembo della terra a riposare, il seme darà frutto.
ancora un abbraccio.
lu
Caro Fabrizio, io non credo nella vita eterna ma credo negli esempi di vita. Per questo dico che don Mario sarà sempre tra noi.
Un abbraccio,
Pasquale
Caro Fabrizio,
un abbraccio affettuoso,
andrea.
Leggo con gran ritardo la triste notizia,
un abbraccio sentito a Fabrizio,
e davvero un augurio di coraggio, perseveranza e fede,
perché possa proseguire l’opera di don Mario!!!
un grande!
ciao fabrizio
c.
No, io non voglio gli addii:a te Fabrizio non voglio rinunciare.ma vedo che oggi tutti ti chiamano come sacerdote e questo va ricordato se il compito che stai per riprenderti è totale. . come penso.
Intuisco, anche se nulla so, e questo mi angoscia più di quanto non esprima: io so cosa questo vuoto può scavare.
Non oso pensare a quanto la tua vita cambierà: tutto è cambiato, ma tu ritorna, ogni tanto: a parlare di lui, o di voi, dei compiti gravi nuovi, inesauribili che riempiranno tutto, o della poesia, se ti pare.
Di recente, ho scritto come atti preparatori, due e tre tentativi di visita alla casa (mia, paterna) senza girare quel film che avrei voluto, se non nella poesia.
te lo invierò.
Ma è troppo in linea con quanto si dice all’inizio del racconto. Preghiamo per lui, ma con lui.
A te un dolcissimo abbraccio, forte e forte per farti sapere come ti amiamo,sempre.Ciao, Fabrizio!
Maria Pia
ciao,
a tutti, sì, Fabrizio dovrà riorganizzare la sua vita e per questo avrà bisogno di supporto, forza e comprensione nonchè aiuto. Ma don Mario è qui e lo aiuterà da un posto privilegiato, sarà dura ma supererà il momento e giusto il tempo per riorganizzarsi “lavorativamente”, fisicamente e spiritualmente, tornerà a pieno titolo e ritmo.
Troverà il modo perchè sappiamo tutti chi è e quanta forza ha ma ha bisogno di tutti noi.
Tornerà perchè don Mario non gli permetterà mai di abbandonare tutto questo e lo aiuterà a rimettere ogni cosa a posto. Chiunque di voi è stato al raduno di 2 anni fa sa che dico il vero, Domma non glielo perdonerebbe.
E ha ragione Fabrizio, la vita di un uomo straordinanario va resa nota, onorata, perchè anche così la sua grandezza illuminerà ancora e porterà frutto. In questo modo tutto il suo operato andrà oltre questa vita terrena, che siate o meno credenti. In modo diverso questo renderà onore anche a Fabrizio e se è vero che l’allievo supera sempre il maestro allora … possiamo solo attendere.
Perciò forza Fabrizio, tu che hai sempre dato, ora prendi da noi tutti senza remore e so che posso affermare questo per l’intero blog, tutti i tuoi amici, senza essere smentita.
Ora sei come quel Bambino solo e indifeso nella mangiatoia ma la luce è già di fronte a te. So che è difficile ma devi solo alzare la testa e guardare, la vedrai più splendente che mai, prova a immaginarla nel sorriso di don Mario ora ancor più splendente della gloria divina.
Solo guardando avanti la vedrai, se ti volti, Domma, si addormenterà per sempre.
Continuate a dare testiomianza diretta o indiretta su don Mario ve lo chiedo personalmente, io la mia l’ho scritta e la recapiterò a Fabrizio.
“Chiedi e ti sarà dato” a volte anche se non chiedi … non dimenticarlo mai don.
un abbraccio a tutti e se è vero che il nove è il simbolo della chiusura di un ciclo e della rinascita, allora auguro un anno di luce a tutti voi, al boss in primis.
Stella
Dunque Don Mario ha terminato la sua corsa, noi diciamo “eterna la sua memoria amato fratello Mario”.
Non posso dare di più che il mio pensiero per te e per lui che ora è in viaggio, l’ultimo viaggio verso il riposo.
Un abbraccio
Mario
Grazie a te Fabrizio.
Sono contenta di aver conosciuto Don Mario e dispiaciuta allo stesso tempo per non aver avuto il tempo di approfondire la sua conoscenza…sarà sempre con noi e ci aiuterà a continuare il nostro cammino.
Ti abbraccio
Non doveva essere un uomo facile, il “Domma” , del resto i santi non lo sono mai, e per te non credo che sia stata facile la convivenza corpo a corpo, gomito a gomito, fiato a fiato, versetto a versetto , spirito a spirito con uno come lui. Che aveva – come tutti gli uomini che hanno carattere, – un pessimo carattere . Insomma , hai avuto il tuo da fare, infermiere h24. Ma era un santo, tu l’hai detto, e hai gli strumenti, la conoscenza e la competenza per dirlo, e nessuno sta più in alto, anche il poeta, in fondo ( lo diceva Saba), aspira ad essere santo, in qualche modo, e i santi sono dei doni straordinari, eccezionali del Signore Iddio, certo i santi sono anche scomodi , ma quando vengono meno ti crolla un po’ tutto addosso. E lui, un po’ come san Francesco , l’aveva edificata la sua chiesa (brutta, ma piena di calore umano) , con le sue mani; era il fondatore di tutta un enorme edificio *ancora e sempre* in costruzione, come tu hai ricordato citando il brano di Calvino, un’impalcatura che solo a vederla e a pensarla ti leva le forze. E tu ora dovrai far da solo, anche per quanto riguarda le responsabilità “morali” , quelle che ancora pesavano sulla figura carismatica di don Mario, il mitico fondatore. Ma tu hai tante, tantissime risorse, Fabrizio , e moltissime persone che ti amano , un’intera comunità che ti segue come le pecore seguono il pastore, (magari anche quando il pastore vorrebbe starsene un po’ da solo). E ti faranno sentire il loro peso specifico, in tutti i sensi , e poi c’è uno stuolo sterminato di persone sparse in Italia ed per il mondo che hanno imparato a conoscerti , ad apprezzarti, ad amarti, e anche a loro puoi rivolgerti, certo che non ti faranno mancare la loro presenza , senza contare la Provvidenza, non quella manzoniana , ma quella calda umile vicina fraterna pietosa che tu chiami sull’altare ogni volta che fai la tua omelia , quella Provvidenza luminosa e un po’ stracciona a cui tu sei legato mani e piedi e qualcosa d’altro.
Ce la farai, Fabrizio. E alla grande.
Se anch’io ti posso essere utile, in qualche modo , ti prego, sinceramente, di farmelo sapere, senza remora alcuna.
Un abbraccio fortissimo.
Augusto
Un abbraccio anche da me, Fabrizio. Sono certo anch’io che tornerai a operare su LPELS con la passione di sempre, anche se ci vorrà una fase di assestamento, con i tuoi nuovi e grandi impegni. Il ricordo di Don Mario ti aiuterà, e anche lui ti aiuterà, da dov’è adesso.
A presto,
Giovanni A.
Un abbraccio, caro Fabrizio, pieno di gratitudine e di stima.
Mauro
Penso a questa cosa letta nel Meridiano di Pier Vittorio Tondelli
“Quando nasce l’uomo è tenero e debole, quando muore è duro e rigido. I diecimila esseri, piante a alberi, durante la vita sono teneri e fragili; quando muoiono sono secchi e appassiti. Perchè ciò che è duro e forte è servo della morte; ciò che è tenero e debole è servo della vita.”
Io credo che don Mario, anche nella sua ultima ora, abbia preservato questa tenerezza, lasciandola a te, come suo testamento.
Ti sono vicino, Fabrizio.
P.
Fabrizio, ripercorrere la vita di Don Mario credo sia uno tra i tanti modi per riprendere in mano anche la tua.
abbracci
jolanda
La voce di Fabrizio dell’intervista linkata ci rassicura: determinato, sereno, triste, forte, bisognoso d’aiuto. Anche io sono contento di averlo “visto”, conosciuto è troppo, però l’ho sentito parlare e vi ho visti insieme. Mi basta.
Ezio
Anch’io ho conosciuto Don Mario, l’ho ascoltato parlare. Speravo di rivederlo ancora. Non sapevo tutto il bene che aveva fatto, avevo solo intuito in lui una persona eccezionale.
Avevo notato, la sera in cui l’ho incontrato, una particolare serenità nelle persone della sua parrocchia e mi domandavo da dove provenisse.
Sono sicura che continuerà a stare vicino a Fabrizio e alle altre persone per cui era una guida.
Il seme del bene, che ha gettato, si moltiplicherà.
Sono vicina a Fabrizio, che abbraccio e spero che torni presto tra noi.
Pamela
Un saluto caro sperando di riaverti presto tra noi.
I momenti di dolore pur terribili possono portare qualcosa.
non so perché, ma prima di andare a dormire, ieri notte, dopo aver letto questa notizia, mi è venuta in mente la scena della resurrezione di Lazzaro, e al posto di Lazzaro le immagini di don Mario che ho potuto trovare su internet
che meriti aveva Lazzaro per avere il regalo di tornare ad abbracciare i suoi cari con un corpo non putrescente? nei vangeli non sono narrati se non per riflesso – dell’amore di chi lo piangeva
di nuovo un abbraccio, caro Fabrizio
Mario
vi ringrazio di cuore, amici.
posso dirvi solo una cosa: la vostra amicizia mi è preziosa in questo momento.
e non potete immaginare quanto.
vi abbraccio forte
fabrizio
Mi dispiace. Ciao, caro Fabrizio.
Non conosco né don Fabrizio, né ho conosciuto don Mario, ma quando scompaiono uomini che si prodigano per gli altri, e soprattutto per i più sofferenti, la perdita è incommensurabile.
Il progresso alimenta sempre di più l’egoismo e la cattiveria; molti sono gli uomini che vi si assoggettano. I buoni si riducono. La sola fortuna è che la luce della bontà, quando si irradia, pur da una minoranza, è così intensa da abbagliare il mondo.
Non conoscevo approfonditamente Don Mario, vivendo ad Ardea, ma l’ho incontrato in diverse occasioni, tra cui il battesimo di mia figlia Valentina da lui officiato quando abitavo ancora in zona, nelle quali non ha mai mancato di assicurarmi le sue preghiere per i miei problemi sanitari, preghiere che mi hanno sicuramente aiutato.
Mi associo quindi alle parole di affetto e di stima lette in queste pagine e abbraccio Don Fabrizio per la sua instancabile prosecuzione della sua opera di carità umana e religiosa. Massimo.