Ieri sera fu più facile scrivere e pensarti.
Adesso, nel fuoco dell’insonnia, provo
a fare gli scalini per arrivare
a bagnarmi nella luce
del giorno che dovrà venire.
È chiaro, la prima poesia della notte
non ha ancora un tema preciso.
Il figlio di un anno fa la tosse
ed io muovo la culla con un piede
per aiutarlo a dormire.
Scrivere è meglio che pensare, sembra
che il tempo non passi invano,
ma mentre scrivo
penso agli occhi gonfi che avrò domani:
devi sapere che non guardo mai i miei occhi
da vicino, ho paura di vedervi il sangue
e il tempo che fugge col suo bottino.
Ora il figlio più grande, vivo neppure
da tre anni, chiama sua madre nel sonno,
chiama e piange.

mi dispiace risultare ripetitiva, dico solo che mi piace senza chiedermi troppo il perchè e per chi e cosa esattamente dice, mi piace così come la leggo e come la percepisco.
piace anche a me quella storia del bambino da cullare con un piede, e il sangue negli occhi. e dire che il titolo mi respingeva.