
Amami ti prego come sono.
Un pagliaccio, la sfida, una spada,
un porco appollaiato, un tè freddo.
Amami come sono, accetta questa
mia furia, questo mio buco dentro,
il chiavistello, la porta, il gemito.
Come sono, come sono, un ladro
di quel che trovo, un topo, una mosca
che vede senza essere vista.
Come sono, col dolore che non passa
con la voglia di riderti in faccia
con la tua tenerezza che non trovo
mai, con la mia, che sopravvaluto.
Con il mio carattere orribile, con
la disperazione di essere vivo
mentre i morti, nelle tombe,
fanno la siesta tra le tarme vive.
Con i buchi nel petto, col pianto
appiccicato al muro, con la nevrosi
che mi taglia vivo, con il perfetto
mio modo per non tirare dritto.
Se puoi, se vuoi, se vuoi farti
del male, accettami come sono.
[Immagine di Helmut Newton – 1974]

complimenti, sono rare le poesie che tirano fuori i coltelli e se li mettono in bocca pronti all’estrema difesa, sono rare le poesie vive e non compiacenti
Straorinari questi versi, immediati, diretti, duri..come l’immagine, adattissima al testo. Ci sono dei passaggi poi davvero sublimi, come..”questo mio buco dentro, il chiavistello, la porta, il gemito”, “come sono, un ladro di quel che trovo” e ancora “mentre i morti, nelle tombe, fanno la siesta tra le tarme vive”. Complimenti davvero! S
Grazie, caro Franz, grazie di cuore per questi versi, così franchi e veri, che mi chiamano in causa, che vorrei aver scritto io, per tutte le volte, le troppe, che mi sento inadeguato per l’amore che ricevo, per l’imperfezione che si avvita con l’abulìa seminando tristezza, intorno.
Grazie, col cuore. Fabio Franzin
parole che si denudano crudamente, eppure quanta luce in ogni piega di carne, coscienza e verità… la bellezza di una vita spiattellata senza orpelli.
la gramdezza della singolarità e dell’unicità di un’esistenza nella sua realtà “animale” e naturale, descritta con scandaglio d’intelligenza superiore.
Ottimo Franz.
Queste parole, messe in verso,
hanno un peso, un colore, sapore di dolore,
che mi hanno attanagliato.
vi ringrazio. diciamo che stavo abbastanza male. è roba all’impronta, come si dice. a volte funziona più di altre.
l’amore è l’unica cosa che puo’ salvarci. ho capito sulla mia pelle che non c’è altro.
una delle tue che restano dentro, Franz.
grazie
fabry
Caro Franz,
trovo toccante (posso?) quel “ladro di quel che trovo”, mi fa pensare a un barbone che fruga nei cassonetti dell’anima propria e altrui.
Non è furto quello, al massimo appropriazione indebita; ma ne esistono, di debite?
Tanto per farci del male.
Un abbraccio,
Roberto
ti ringrazio roberto. volevo proprio dare quel significato. siamo tutti barboni, in certe contingenze. l’importante è accorgersene.
ti abbraccio
sei molto bravo e molto vero. un abbraccio
mi tocco un braccio tutte le mattine al risveglio per vedere se ci sono… “veramente”:-)
grazie.
“Amami ti prego come sono”.
E piaga nel come si prega, nel come sono. Nel come suona la voce che chiede/che chiama/che come – si ama, quando si ama – si può e SI VUOLE: farsi male.
[ “Sono stanco di star così bene
Voglio star male per te.
Infelice , infelice
per qualcosa che piace
Un riscatto no non è
La speranza tradita
in agguato.
Un riscatto no non è
E farà ancora male.
scrisse Busi nel Drago Dormiente in-cantato dai Timoria ]
ci ho messo 48 ore a farmela passare… con l’età si diventa migliori:-)
Gran ritmo, senza una virgola di troppo, tirata, mi ha ricordato certi versi dei Fiori del Male, o Mallarmè. La foto di Newton poi è perfettamente funzionale.
Molto tesa, nuda.
Ammirato.
Francesco t.
Hai letto,Franz?
Così non dirai più che i miei commenti sono troppo benevoli…:-)
abbracci
jol
no, cosa jolanda?
ma come, cosa? i commenti positivi ai tuoi versi.
abracci
jol
meravigliato e spalle al muro
Grazie.