Giampiero Neri

neri

da Paesaggi inospiti, Lo specchio, Mondadori

I

Di questi boschi in partibus infidelium
è abbastanza comune la poiana,
dove qualche spuntone di roccia
e mozziconi di sassi
che si alzano da terra qua e là
offrono asilo e protezione

Volano in ampi cerchi
di un volo silenzioso
indisturbate dagli abitanti del luogo
che usano dividere le specie
in commestibili o non commestibili
e se commestibili
le perseguitano con ogni mezzo,
se no le ignorano completamente.

II

Dagli spalti del Dosso
il paesaggio si apre sulla pianura
e una lontana linea di alture
ne nega il confine.
A una stessa ora
c’è una macchia più scura
fra le foglie, un battito d’ali
un volo calmo sulle cime degli alberi,
la poiana che si appresta
ai suoi compiti
decide con una sola occhiata.

III

Del suo volo solitario
che volteggia nell’aria
si riflette un’ombra nell’erba,
come una impronta
che si staglia netta
un istante
prima di scomparire.

da Piano d’erba – parte prima

Di quella spoglia pianura
cresce l’erba sulle rovine
dei templi sulle memorie
dell’antica battaglia,
appena mossa dal vento
che soffia continuamente,
su qualche ramo
delle rade piante
gli uccelli
hanno fatto il nido.

*

Si arrivava alla scuola
da una piccola strada
a ridosso del parco comunale.
Si adunavano i ragazzi nel cortile
e le suore con grandi cappelli
bianchi inamidati
attraversavano le file
con un leggero fruscio.

*

Quel gruppetto che aveva un orso alla catena
era comparso dalla via principale.
l’orso si dondolava sulle zampe,
sembrava docile ai comandi,
non fosse stato per gli occhi
che aveva spiritati.

*

Nel magro inventario della guerra
anche le talpe diventavano preziose
merce rara
venduta dai cacciatori.
Era arrivato un tempo
che mutava le parti sulla scena
capovolte, proprio alla fine.

da Parte seconda

*

Di quella fontana stile novecento
che doveva durare
oltre le nostre vite
si è persa la traccia
morta con la sua epoca breve.
Era ridente nella sua rotondità
spensierata all’apparenza,
finita chissà dove.

*

Quel grande varco fra gli alberi
che risuonavano di voci
vicino a San Lorenzo
dove si andava a pescare
era ridotto a un luogo angusto
dominio di erbe selvatiche
e del rumore del vento
fra le canne palustri.

*

Non restava che imboccare la scala
e salire correndo
finché i passi diventavano pesanti
erano quasi fermi
allora il sogno si interrompeva
proprio sul punto di essere afferrati.

5 pensieri su “Giampiero Neri

  1. Mario pandiani

    Belissime, questa visione naturale intrisa dell’esperienza tutta umana dell’imminenza, della perdita, come se ci fosse qualcosa di naturale nella tragedia e di tragico nel naturale, questo riconoscersi commestibili, talpe e insieme poiane nello sguardo ma non nella rapacità, che la pietà esorcizza.
    Grazie Fabrizio.

    Rispondi
  2. mariapia

    Riprovo a scriverne, ma ho perso un poco il filo.
    Dicevo ieri (mess. perso)della capacità naturalistica, ma religiosa, di appartarsi e rinascere negli animali dove:
    i segni dei vinti e dei vincitori si capovolge, si amplia fino a rendere irriconosciute le regole del gioco..
    Anche chi non conosce la biografia di Neri, lo ritrova, splendido maestro di nitore e visione dagli alfabeti delle più semplici creature.
    Maria Pia Quintavalla

    Rispondi
  3. Cettina

    Ciao a tutti, mi chiamo Cettina, spero che questo commento
    sia di piacevole lettura, amo la poetica di Giampiero Neri.
    Erba, 08 luglio 2009
    Stasera ho assistito per la prima volta alla presentazione di un libro di Poesia, in una libreria di Erba.
    Il poeta Giampiero Neri ha presentato la sua raccolta di poesie
    Dal titolo”Paesaggi inospiti”.
    Bella serata con qualche scroscio di pioggia all’interno
    Del locale che mi è arrivata addosso, l’ho sentita appena,
    questa volta non si è asciugata addosso come nel lontano 1979
    in quella circostanza mi è penetrata nelle ossa.
    Il poeta, Giampiero Neri, è nato a Erba nel 1927, con questa raccolta di poesie ha voluto raccontare la felicità illusoria e spensierata degli anni che precedevano la Grande Guerra.
    Ha immortalato nelle sue liriche la natura e il paesaggio di quel tempo incontaminato e irriconoscibile ai tempi nostri…
    Nello sfondo, la fanciullezza, fino ad arrivare ai primi echi di guerra, tutto visto con gli occhi reali di un paese di provincia,
    dove le passioni e i dolori sono visibili a tutti e nessuno è esente dalla sofferenza neanche gli animali.
    Un ultimo sguardo allo scempio della natura nei luoghi man mano che le costruzioni moderne avanzavano con la loro modernità e le nuove famigli prendevano il posto di quelle antiche.
    Nei boschi, attorno al paese, tanti animali erano in via d’estinzione,non si può raccontare ai propri nipoti che:
    “Una volta era comune il ghiro
    Che corre di ramo in ramo
    Con la lunga coda
    E appare e scompare tra le foglie.
    Si nasconde nella cattiva stagione
    In qualche cavità degli alberi
    Dove dorme per alcuni mesi
    Favorito da una sua propensione al sonno
    Passata in proverbio
    Nel più solitario bosco
    A ridosso del lago
    Denominato “in Buerga”
    Rimaneva un’esigua colonia
    Superstite della caccia ostinata.

    Al giornalista che chiedeva di spiegare perché aveva scelto l’aggettivo”inospiti” per specificare la natura dei paesaggi che ha descritto nelle sue poesie, il poeta ha aggiunto che era riferito all’indole, alla natura riservata degli abitanti della zona,in poche parole era caratteriale,si riferisce all’essere chiusi e non aperti nei confronti di chi non si conosce perché non è nato nello stesso paese quindi risulta privo di quella sicurezza che la conoscenza delle origini e la discendenza della provenienza delle famiglie conosciute del paese, può dare, una sorta di garanzia.
    In quel momento ho riflettuto molto sulla mia permalosità che ormai nell’età della maturità ho accettato come nota caratteristica della mia meridionalità, mi fa sorridere bonariamente, la paura del diverso in tutti gli aspetti, un pregiudizio che accompagna anche questi tempi moderni.
    E’ stato bellissimo quando il Poeta, per sottolineare la chiusura degli abitanti del posto(nel frattempo il giornalista che presentava la serata, serio, ha difeso, gli stessi abitanti, rispetto ai comaschi,definiti ancora più riservati, distanti appena quindici chilometri) ha elogiato la generosità dell’ospitalità dei meridionali che talvolta sfocia nell’invadenza…In quel momento mi sono rincuorata anche perché è stata letta questa bellissima poesia:
    La “brescianella”o capanno mascherato di foglie
    Era al fondo di un capanno di un labirinto di foglie
    Adatto all’appostamento
    Degli uccelli di passo.
    Arrivavano stanchi dal volo
    E si posavano a frotte
    Su quei falsi ripari
    Di camminamenti arborei
    E corridoi di piante all’italiana.

    Dopo la lettura di questi versi ho avuto finalmente la risposta alla domanda che sovente mi chiedevo, da ragazza, quando abitavo nella mia terra di Sicilia .
    In primavera, quando arrivavano le rondini in paese,ci recavamo all’oasi di Vendicari dove ci sono i capanni per osservare la migrazione degli uccelli diretti nei paesi africani….
    Mi chiedevo…chissà in quali altri luoghi, in Italia possono trovare
    Un po’ di riposo dopo il faticoso volo di migrazione, adesso con questa poesia, ho trovato un posto raccontato da questo Poeta, un posto tangibile che accomuna il capanno di foglie vicino ad un lago del nord dell’Italia e un capanno dell’oasi di Vendicari nel sud dell’Italia, una sorta di percorso unitario che avvicina il Nord e il Sud.
    Voglio finire con una poesia che io definirei, in movimento come un piccolo film . Non so se vi è capitato di vedere, secondo l’inclinazione della luce del sole e oggetti che si trovavano nel luogo, dare origine a zone d’ombra descritte nei versi seguenti:
    Dagli spalti del Dosso
    Il paesaggio si apre alla pianura
    E una lontana linea di alture
    Ne segna il confine
    A una stessa ora
    C’è una macchia più scura
    Tra le foglie, un battito d’ali
    Un volo calmo sulle cime degli alberi
    La poiana che si appresta ai suoi compiti
    Decide con una sola occhiata
    Del suo volo solitario
    Che volteggia nell’aria
    Si riflette un’ombra nell’erba
    Come un’impronta che si staglia netta
    Un istante prima di scomparire
    Voglio concludere, a parer mio, il Poeta con questa raccolta vuole immortalare nel suo cuore e nella memoria collettiva la semplicità della vita di un paese prima del passaggio della guerra che viene vissuta con dolore e ricordata con sofferenza anche perché quella guerra, ha portato via in modo improvviso il padre, un taglio netto nella sua vita che segna tutta la storia della sua famiglia e lascia un vuoto incolmabile nella crescita dì un individuo. Inoltre ho visto nei suoi occhi e nel suo cuore il passaggio della sofferenza nell’urgenza di raccontarla.
    E’ la prima volta che sento raccontare dal vivo i giorni scanditi dalle vicende di una guerra subita, giusta o ingiusta che sia (mi chiedo:ogni guerra non è forse ingiusta, soprattutto nei confronti della popolazione civile che la subisce inerme…)
    Guardando, Giampiero Neri raccontare le sue esperienze di vita, ascoltando le sue poesie,mi è venuta in mente una metafora:mi sembrava di vedere in un cassetto, un indumento nuovo, dopo tanti lavaggi, quanti i giorni della sua vita, ancora in buone condizioni,ma con un vissuto dentro, le trame del tessuto, incancellabile, con una velata malinconia per i luoghi dov’è nato contaminati dalla civiltà moderna e con negli occhi pieni di nostalgia per tutti i familiari e gli amici persi lungo il cammino della vita, la sua voce ancora calda, da rimanere nonostante tutto affascinati dal suo racconto.
    Quest’ultima poesia testimonia la distruzione di un mondo antico che non esiste più
    Di quella fontana stile novecento
    Che doveva durare
    Oltre le nostre vite
    Si è persa traccia
    Morta con la sua epoca breve
    Era ridente nella sua rotondità
    Spensierata all’apparenza
    Finita chissà dove

    Grazie a questa libreria per aver veicolato il genere della
    Poesia.
    Un caro saluto a tutti voi. Cettina

    Rispondi
  4. Cettina

    Voglio precisare che per me che scrivo i miei pensieri da poco tempo, il maestro e poeta Giampero Neri mi ha arricchito
    dentro l’anima, dopo aver ascoltato: “Di quella fontana stile novecento….”, per me esule dalla terra di Sicilia, è bastato un attimo per arivare a pensare ad un’altra fontana, nel mio paese Noto, che aveva subito la stessa sorte…
    Non voglio essere invadente, vorrei proporla in questa sede
    e ringraziare il Poeta Giampiero Neri.
    Di questo Poeta ho inserito, alcune poesie sul sito internet
    dove scrivo, nell’angolo:”POETI DI CHIARA FAMA”, per divulgare il suo pensiero.
    Grazie a ttutti voi per l’attenzione.Cettina
    La fontana del mercato
    La fontana del mercato
    È un’opera d’arte
    Di forma panciuta, barocca
    Zampilla opulenza dei secoli d’oro
    E’ un angolo scolpito nella pietra arenaria
    Tutt’intorno, il chiostro
    Privo di silenzio religioso
    Sopporta il peso del vociare di ambulanti
    Occupati nel chiasso gioioso
    di orecchie festose e laboriose
    “Accattatavillu stu pisci “Compratelo questo pesce
    Stamatina avi l’uoccio vivu stamattina è freschissimo
    Ha statu piscatu uora, uora è stato pescato adesso
    Ppi vui ca siti a cciù bedda stidda per voi che siete la più bella
    Ro Pararisu, Signura mia stella del Paradiso, Signora mia
    Tutti i Santi preiu ogni jurnu Tutti i Santi, prego ogni giorno
    Ppi viririvi passari ri cà per vedervi passare di qua
    A matina prestu al mattino
    A vui sula aspettu e nuddu ciù” Aspetto solo voi e nessun’altro”
    Stamane il vociare è muto
    Il silenzio si è impadronito
    Del chiasso festoso…
    Signori miei oggi tace il mercato
    Il pescivendolo è diventato “Spirito del Tempo”
    Di un passato che no tornerà mai più

    Rispondi
  5. Manuel Cohen

    a Giampiero Neri

    sarà una coincidenza
    se sei del ’27
    come mio padre
    morto di cancro nell’80,
    ma per te ho da sempre
    un affetto speciale
    che non scinde in due le voci
    di scrivente e cosa scritta

    delle tue armi amo il nitore
    l’intensità nascosta in superficie
    il fare, a levare, a lavare
    ogni grinza macchia sofferenza
    la pratica di moralità discreta
    la parola mai esibita
    l’intelligenza di natura
    movenza umana istinto postura

    caro Giampiero, non era gran ché il vino
    bevuto in luglio ai Fiorentini
    ma tu che parli che ti appoggi
    al mio avanvraccio, così vicino
    come sorriso condiviso, promessa futura
    è questo che ora vale, amico, che perdura
    mentre a Termini ci lasciamo, tu a Milano
    io a Roma, Appio-Claudio-Tuscolano

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