Più che essere un cattivo scacchista, semplicemente non era uno scacchista vero.
Invece di guardare la scacchiera, teneva lo sguardo ostinatamente puntato verso l’alto, a tentar di scrutare, ma la sua vista non era da tanto, partite che si svolgevano altrove, delle quali le presenti e terrene per lui non erano che le tardive e pallide repliche.
La scienza delle aperture non aveva ai suoi occhi significato alcuno; annetteva un senso spropositato, quasi superstizioso, alla prima mossa, dopo la quale per lui iniziava direttamente il centro partita: incomprensibile guazzabuglio, dolorosa congestione di pezzi inframmezzata da scioglimenti improvvisi e furibondi, ancor più dolorosi e incomprensibili.
Poi d’un tratto, a suo modo di vedere, si entrava nei finali, nei quali si orientava meglio; peccato soltanto che si trattasse per lo più di sequenze obbligate di passi che lo conducevano alla sconfitta.
Eppure (ma doveva ben capitare, dal momento che malgrado tutto non si sottraeva mai alle sfide) qualche volta, inopinatamente, vinceva: per abbandono, dell’avversario o suo.

uno scacchista con gli occhi sempre puntati verso l’alto chissà che belle scacchiere vede…
(forse gli conviene scegliere un hobby diverso 🙂
ciao Roberto!
Cara Carla,
mi hanno sempre affascinato le storie di arcieri che diventavano addirittura infallibili quando si bendavano o distoglievano lo sguardo dal bersaglio.
E’ chiaro che mi faccio troppo suggestionare da certi libri che leggo, come quel famoso hidalgo, e fuori tempo massimo assai più di lui.
Il Cielo me la mandi buona!
Un caro saluto,
Roberto
A me chi guarda sempre verso l’alto … gli voglio bene.
Cara Nadia,
grazie, anche se capisci bene che a volte si guarda in una direzione per distogliere lo sguardo da un’altra.
Un caro saluto,
Roberto
Nadia, se vuoi ti passo l’indirizzo di un astronomo.
E chissà che solo fissando ostinatamente il cielo, senza distogliere lo sguardo, si possa ancora vedere qualche disegno, qualche prospettiva, che sia almeno di consolazione, perché quaggiù, è vero, le aperture non conducono a nulla, il centro partita è un indescrivibile pasticcio informe, il finale di partita assomiglia alla tonnara, quella dove ci si infila e si esce già belli inscatolati. Almeno una volta i chierici vagavano, e potenti e umili andavano in pellegrinaggio.
Ciao Roberto, continua a farti leggere con piacere.
Caro Roberto,
io preferirei ancora un astrologo.
Comunque grazie; e certo, pure “continuo a farmi piacere con leggere”.
Un po’ sgrammaticato ma si capisce, no?
Quanto al pellegrinaggio, tranquillo: continuiamo ad andarci, anche se la nostra presuntuosa arroganza ce lo fa chiamare in maniera diversa.
Un caro saluto,
Roberto