
di Nadia Agustoni
Mr. Ferlinghetti non sapevo che eri il poeta laureato della città di San Francisco, la tua città. E che il Los Angeles Times ti attaccò perché eri il poeta laureato di una città che ha il record di senzatetto o lo aveva, ma credo lo abbia ancora e penso negli ultimi tempi senta la concorrenza di tutte le città americane, del nord e del sud e di quelle sulla costa occidentale e orientale su fino a Seattle, fino al Canada. Ci sono le foto di tendopoli sui giornali, Mr. Ferlinghetti, con dentro i bianchi, biondi e chiari come il grano, come i campi di grano del midwest, della bible belt, dove i pastori di chiese protestanti incitano all’odio e dicono “uccidi un gay” perché altrimenti, prima o poi c’è Sodoma e Gomorra e la nazione ti diventa come a Hollywood con tanti peccati e i peccatori impuniti. Ti vidi un paio di volte, Mr. Ferlinghetti, nella tua libreria e in un bar non lontano dalla libreria con un cappuccino sul tavolo e io masticavo una brioche, riflettevo sugli ambulanti che vendevano cianfrusaglie a Tenderloin e sembravano dei reduci, per età e abiti e perché invalidi alle gambe, ma a loro non lo chiedevo se erano reduci e mi domandavo se vendere scarpe ripescate dai container e fumetti dell’uomo ragno fosse tutto quello che avevano. Andai a una festa, Mr. Ferlinghetti e tutti erano lì a bere e nei bar lo stesso e vicino all’Ymca incontrai una ragazza giapponese che vendeva spille e in spiaggia, a Marina, una ragazza sceriffo che sorrideva e a un incrocio, a Castro, una ragazza poliziotto con una divisa strepitosa, la guardavo e anche lei occhio per occhio, mi sembrava di essere al cinema, mi sembrava di innamorarmi subito e mi pensavo in un altro modo ma non era e mi sembra ancora di voltarmi e canto, come allora, a un incrocio di una città che è la città del poeta laureato Lawrence Ferlinghetti, canto una canzone di Lucio Battisti mi ritorni in mente e leggo che rispondevi al Los Angeles Times, che eri il poeta laureato della gente, eri un poeta che scrive le poesie come fanno i poeti e le poesie fanno bene alla gente, si diventa grandi in modo diverso, grandi come in certi sogni che eri un bambino, come quando scherzi sulle cose e puoi amarle, grandi in un modo che non lo sai com’è il futuro, ma del futuro non si sa niente e per questo, soltanto per questo, scrivi poesie laureate, scrivi alla gente e al Los Angeles Times che fai un dispetto a Platone e sei un poeta: “una spina nel fianco dell’imperatore”. *
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“ una spina nel fianco dell’imperatore” da Lawrence Ferlinghetti, Poesia come arte che insorge; pag. 119, Giunti Citylights 2009.
Tutte le citazioni che riporto nella presentazione che segue sono estratti dal libro.
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“Guarda l’eternità negli occhi degli animali”.
Lawrence Ferlinghetti
Il libro Poesia come arte che insorge non dà molte notizie su quando Lawrence Ferlinghetti è stato insignito del titolo di Poeta Laureato della città di San Francisco. La nota biografica riporta la data del 1988 ed è probabile che sia stata la prima onorificenza. Una seconda, da quanto ricostruisco dai testi e dalla scarna datazione, dovrebbe essere stata dieci anni dopo e in internet c’è anche la data del 2006. Il poeta laureato della gente è alle pagine 118 e 119 del libro ed è un breve testo apparso sul San Francisco Chronicle un quotidiano dove Ferlinghetti una decina di anni fa teneva una rubrica sulla poesia. In quel periodo ero a San Francisco e mi capitò di vedere Ferlinghetti casualmente un paio di volte o poco più. Ne riportai una bella impressione e questo scritto, un po’ anomalo, è una dedica a una persona coerente.
Come ha scritto lui stesso in una pagina che accompagna e introduce la seconda parte di questo libro pubblicato da Citylights, i suoi interventi sulla poesia ( Poesia come notizia) sono stati pensati per “ introdurre il lettore di quotidiani alla poesia moderna”.
Lawrence Ferlinghetti si concentra su una poesia che vuole smuovere il lettore perché: “ In genere, e senza considerare troppo i disastri in cui li portano i loro governi, gli americani non vogliono assolutamente essere disturbati nella loro ricerca della felicità”.
Sulla poesia e sui poeti si è scritto molto, si dibatte e qualcuno si accapiglia, rimane il fatto che per i lettori di poesia, per chi non legga casualmente, è importante comprendere cosa muova un autore e quali percorsi intraprenda con fedeltà o infedeltà a se stesso.
Non è necessario cercare somiglianti nella frequentazione dell’opera di un autore.
A volte tanto più si dissomiglia e più se ne comprende il lavoro.
L’impegno poetico, politico ed etico di Ferlinghetti data da decenni e il modo in cui traccia una certa mappa di vita rende la lettura dei suoi testi un’immersione da cui si ritorna con un senso rinnovato di fiducia nella parola . L’entusiasmo del poeta americano è contagioso.
La sua visione della poesia, lo dice lui stesso, potrebbe far sorridere i fautori del post moderno a oltranza, ma merita il dovuto rispetto e attenzione il suo coraggio di stare con i piedi sulla terra, in mezzo alla gente e il non avere rinunciato alla speranza
Ferlinghetti arrivò a San Francisco, abbastanza casualmente, negli anni 50. Non se ne è più andato e nei suoi ricordi c’è la città di un tempo con case bianche vicino alla spiaggia, dove camminare era il modo più semplice (lo è ancora) di conoscere i luoghi.
“ Il poeta – pittore che pensava di essere Stephen Dedalus nel Portrait of the Artist as a Young Man ( “ Ritratto dell’artista da giovane”) di James Joyce e si mise in viaggio per trovare la coscienza non creata della sua razza, vide San Francisco per la prima volta dal ponte di un traghetto da Oakland […]” ; è con queste parole che inizia Cron. # 24 – La città poetica che fu, e per tre pagine lo seguiamo incantati mentre ci racconta cos’è stata San Francisco.
Il poeta – pittore Lawrence Ferlinghetti ci informa che diversi decenni dopo dovrà lasciare il suo appartamento affittato ai bei tempi per 65 dollari al mese e lo studio all’Embarcadero per cui pagava 29 dollari, perché i nuovi investitori provenienti dal pianeta internet vogliono 2.500 dollari mensili più altri 3.000 per lo studio in cui dipingeva.
Ci dice anche che la lotta per la libertà di parola sulle onde radio di KPFA a Pacifica, Berkeley e di WBAI a New York è in parte persa. Anche qui nuove regole e nuovi interessi hanno soffocato o stanno soffocando delle voci libere o quanto meno fuori dal coro.
Non è del tutto casuale che sulle frequenze FM di queste radio la poesia è sempre stata di casa e che l’opposizione al clima reazionario degli ultimi anni negli Stati Uniti ha trovato, in buona parte, poeti e scrittori vigili nel richiamare la comunità intellettuale e i lettori a una resistenza attiva al peggio che il pensiero dell’amministrazione allora in carica e ampi settori della società hanno espresso.
Qualcuno, sugli attacchi alla libertà di parola, potrebbe pensare che non c’è nulla di nuovo sotto il sole. Tuttavia quello che questo poeta, nato nel 1919 a Yonkers, New York, ci fa apparire sempre nuovo è l’impegno di ogni giorno per non essere sopraffatti.

Grande Ferlinghetti. Un anno e un giorno fa pubblicai qui un suo testo di consigli ai giovani poeti:
http://www.lapoesiaelospirito.it/2008/04/21/sfida-per-giovani-poeti/
Sono contento di questo tuo post, cara Nadia 🙂
Dai tempi eroici dell’antologia “Nuovi poeti americani” (se ricordo bene il titolo) curata dalla Pivano in poi, Ferlinghetti è stato, forse, “troppo” laureato. Ma, almeno nella prima parte, il post pone una questione cruciale, ossia fin dove arriva la responsabilità sociale oggettiva di un poeta laureato?
sopravvalutatissimo. dei beat, il più scarso.
le ultime raccolte le avrebbe scritte anche mia zia. meritevole editore, questo sì.
Anche se sono uno lettore scarso di poesia, non credo tu abbia ragione, Franz.
Nadia, per la foto figurati, è di tutti.
beato Franz, con una zia tanto poeta..!! Concordo sull’attività editoriale “meritevole” di Ferlinghetti: salvo Ginsberg forse tutti i poeti beat appaiono datati ma la tensione che li muoveva era autentica e la buona fede, quella possibile agli umani, specie in Ferlinghetti mi sembra indiscutibile. Quel che mi piace di questo post poi sono gli “occhi” di visitatrice di Nadia.. e quel suo “mi” che ricorre e rincorre, quasi a riflettersi in tutti gli occhi di Frisco, un saluto, V.
[ eh… fra i sommersi e i sopravvalutati… non saprai qual meglio o peggio… mah ]
e si festeggi qui il primo speziale occhio rovesciato della Nadia su LPELS
cento di questi altri e di più!!!
così per divertirsi click qui
,\\’
cioè
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@Franz
Franz ma che zie hai?
@Viola
Grazie per l’attenta lettura.
Non entro, come avrai notato, nel merito di tutta l’opera di Ferlinghetti. Sottolineo semplicemente alcune cose.
Parlo del libro “Poesia come arte che insorge” e prima un breve omaggio.
@Mauro
Grazie
@Orsola
Che notizia, l’arresto di Ferlinghetti a Brescia. Avranno visto quel “barbun”…
@ Mauro e a Macondo
Per correggere un refuso ho per poca pratica cancellato il mio commento di risposta. Era il terzo.
Mi scusavo con Mauro per la foto che compariva anche un anno fa nel suo post e ringraziandovi entrambi sottolineavo a Macondo, più o meno, la coerenza di Ferlinghetti, il suo impegno e l’essere vicino alla gente.
Mi scuso di queste difficoltà iniziali.
Un saluto a tutti
forse non sarà neppure un grandissimo poeta ma che importa.Almeno è uno che se ne frega dell’etichetta, e resta fedele a un’etica. è troppo figo. e simpatico come Ungaretti da vecchio .
proprio in questo periodo sto rileggendo le sue poesie sull’italia tradotte dal bravo damiano abeni: ma che bravo lirico che è! ma che dolce sguardo innamorato (e a volte un po’ arrapato, sì) che ha! concordo con manuel per la simpatia verso il vecchio zio geniale e rompiballe e mi piace tanto anche nadia che gli dà del tu.
un saluto caro,
r
“L’impegno poetico, politico ed etico di Ferlinghetti data da decenni e il modo in cui traccia una certa mappa di vita rende la lettura dei suoi testi un’immersione da cui si ritorna con un senso rinnovato di fiducia nella parola . L’entusiasmo del poeta americano è contagioso.
La sua visione della poesia, lo dice lui stesso, potrebbe far sorridere i fautori del post moderno a oltranza, ma merita il dovuto rispetto e attenzione il suo coraggio di stare con i piedi sulla terra, in mezzo alla gente e il non avere rinunciato alla speranza”
Riporto qui sopra una parte della seconda parte del post, quella attinente a “La poesia come arte che insorge”, per far capire che non sono entrata nel merito dell’opera di Ferlinghetti con un lavoro critico, ma parlo di questo libro e faccio qualche semplice considerazione.
A me è simpatico e molto.
E poi è un coerente, cosa non da poco.
Ringrazio Manuel e Renata.
Gran bella pagina, Nadia: uno splendido biglietto da visita.
fm
Un caro saluto Francesco.