X.
Poesia da avanspettacolo
Dice il Nanni che manca dialogo pubblico, come dire?
La parola.
La poesia.
C’erano stati i poeti a Roma e qualche funerale,
un pesce nel fiume, una croce a Tiberina
in attesa di un film, uno spettacolo breve.
La parola.
La poesia, e.
Chinato il capo, spirò.
I.
A Te
A Te che piace recitare e non trovi gli occhi,
a Me che sono stanca di guardarti, dormire,
in un giorno di sole.
Passai vicino al paese, “un comunista frocio” sotto la torre,
nella casa mi chiamava,
poesia.
Al critico piaceva la Grecia e sentì nella voce un angelo,
nelle mani il sudore freddo della morte, nel volto un ammacco futurista:
– una bellissima statua di bronzo caduta da un autotreno e ammaccata dalle automobili che lo seguono.
E, poi.
Il Caravaggio.
II.
Caravaggio, l’eternità e poi…
L’amica Lena china e i seni, la serpe.
Ignudo il bambino e il rosso dell’oro,
l’oscuro che guizza si riprende silente
un pensiero arreso, attento il guardare
della vecchiezza anche le mani, un pregare
sospinto, indifferente, un gesto dovuto
e l’eternità.
Poi.
A vicoli Santi Cecilia l’Arciconfraternita
Maria
dell’Orazione
e Morte
Maria Lena meretrice,
Madonna morta
gonfia e i piedi
nudi.
III.
Leonardo
Chissà come che ti conosco così, da vicino
nella veste impastata dalla polvere e dai pensieri, che regalasti
alla cuoca. Chissà com’è che lo sapevi per vivere
quel riso bambino nel marmo di Desiderio a Vienna
e la crucifera nello specchio alla finestra a l’Ermitage,
La Madonna, le bacche, i Medici, chissà come
ti conosco così “sanza lettere”, solo un suono,
un’immagine, la mia mano nella tua
e Giovanni dentro la piaga, a destra
del Cuore.
IV.
Aphrodite
Una copia romana dall’originale, nel marmo la statua,
il volto distante, la mano sul seno, sul pube:
aperta.
Anfora, acqua, fuoco, incenso e il telo…
eretto più in basso del ventre lo specchio, l’atto,
la nostalgia di te tra i capelli che m’addormentano.
Ogni sera.
V.
A proposito di calchi e barocco
C’era la piccola Katie. Chissà se De Andrea,
John la conosceva… la canzonetta.
“A New York c’è un’aria strana”
te lo dissi nel 2000, “Su quelli torri non ci voglio salire,
assolutamente NO!” E i tori per la strada,
meglio la Katie di De Andrea,
John.
Corpo impulsante, incomunicante,
desiderio, solo simulacro del desiderio…,
“Barocco!”.
Ma se il Golem l’avevan già scritto…,
“Sì, lo lessi, lo lessi tutto, lo in-fiatai,
pure il libro, andiamo via, via di qui…!”
Andiamo via dentro le cascate, giù, su,
via fino a Buffalo, scriviamo una poesia
con queste mani, con queste nostre mani
una poesia scritta col sangue, con il corpo, con il pane,
cuciamo una poesia, cuociamo, viviamo.
“Via, via di qui”.
VI
Natura morta
Clemente Susini,
Modello scomponibile di donna in stato interessante.
Proviamo a guardarlo con gli occhi
e di cera
sì, sì, è proprio di cera
al fuoco si scioglie
La Specola brucia,
Ecco: le stelle!
L’occhio s’addormenta,
il tempo torna indietro
alla meraviglia
di bimba;
un suono.
Prendi l’archetto!
la testa un po’ giù, china, su un lato.
Lo posso mettere anche qui,
suona lo stesso,
senti?
Le dita ti accarezzano piano
VII.
Ha stasera la luce…
Ha stasera la luce del Canaletto i colori
permanenza, non dialettale presenza,
ma un sempre
adagiato sul petto
rispetto a ciò che rimane,
conviene la carezza,
chiara idea
– senza –
opinione.
VIII.
Antibes
Baia nella luce che alluna sul mare
la roccia a picco
i colori nell’aria
lumi di genti
fiamme d’erotiche gesta
su tela
e tutte quelle parole arrotolate sul nastro
all’indietro
nella bocca dell’infinito
un riso sguaiato
pandemonio
umorale
d’orrore
vuoto, sistemico vapore stremato
sull’orlo del senso
negli occhi.
IX.
Canto in maschera
Traballano le dita mentre cammini sulle mani
– bastoncini di shanghai colorati d’invisibile –
arrivi sull’isola dei morti all’ora del risveglio,
ma Boecklin dorme ancora bevendo il caffè
all’ombra dei cipressi e dentro l’urne impara
l’inglese al cellulare “roving bug”, così lo
capiscono meglio
anche i morti,
non solo criminali
vivi
o
morti
al girar di ruota
da immobile
a
mobile
nei secoli dei secoli
cerca quel Sorriso
in un quadro!

belle, belle. originali. poesia coltissima, immaginifica, e “sbadata” in una recitazione da Kabaret.
Sì, colta sull’albero, della vita, nel frutto.
Grazie
*)