di Maria Pia Quintavalla
Se mi mettessi fuori a testimone,
del tempo e del mercato
che la stessa scena ogni giorno
r i c o n c r e a,
ma per meglio cogliere
nel flusso che si libera,
io lenta navigante che non sporge
più non rema a braccia a nuoto
nuove luci arricchiscono disegnano
i suoi i fianchi flessi come l’iride.
Se testimone fossi dell’intero,
nel verso io potrei smorta,
sì che lo posso, carpire un suono
matido che chiede afferra,
piega a lato in frescura
la bocca benedice non sente più
pianti nolenti
ma bambini lesti nel correre
che ricambiano il suo volo.
II
Rivivi la tua infanzia,
mentre ricrei a Itaca col padre
nel nome tuo famiglia nova che
come l’altra, drammatica insoluta
perché per crescere occorreva
essere amati, io adulta genitrice
della vita che si fa futura,
non méntore soltanto
di occasione-infanzia che si genera
rifà mi pianta intorno a un’ostrica
mi incolla alla matrice unita
al male con il bene un arco soddisfatto,
in sincronia f u t u r a.

RICONCREA! Questo sì che è foggiare parole. 🙂 Brava MP!
“mentre ricrei a Itaca col padre”
da dove si è partiti e dove (non) si torna – il nostos di un costante esilio
(davvero complimenti, grandi versi!)
ciao, e.
sì, grazie Anna e grazie Enrico..
“Ricrei”, “riconcrei”..
oggi, dopo che si è inverato: l’altro polo, quello della spoliazione e perdita,ancora di più ne sento il filo(incredibile quanto la poesia preceda, vada avanti come una guida,letteralmente delle nostre vite. .
…per crescere occorreva / essere amati…
Se non ci si emoziona davanti a queste parole, davanti a cosa allora ?
Sono affermazioni sapienziali ch in qualche modo ci coinvolgono tutti, chi più, chi meno.
Ognuno di noi a fatto il suo viaggio a Itaca, alla ricerca del padre, della madre, della sposa, dei figli o di qualcos’altro.
E poi quella manciata di endecasillabi che ci lega alla nostra tradizione, ma amche quella libertà (sempre colma di ritmi sottintesi, ma non sempre così sottintesi) che ci rimanda alla grande poesia europea.
Chapeau.
la patria a volte è la lingua: appare all’orizzonte con la sua consistenza leggera, come un nido fragile che sembrava perduto.
grazie Maria Pia.
fabry
splendidamente concreata, mMriapia, specie nella chiusa con la sincronia futura….che tutto sia propizio, Viola
Viola, Fabrizio, Roberto: grazie a voi.
Sulla patria della lingua sì, d’accordo Fabrizio( non lo sappiamo quando scriviamo che lì incarniamo alludiamo,sempre). Che quell’ostrica che incolla, e ti pianta! somigli al male con il bene, in sincronia futura.. poi, me lo deve avere dittato la vita lì, seduta stante (non sono così saggia).
Maria Pia
direi che tra invenzioni linguistiche e armonie di suoni ritrovo sempre i tuoi versi di uno splendore unico..
r.m.
Grazie Roberto!
spero di meritare i tuoi complimenti,forse per ricambiarli, ne scriverò altri ed altri..ancora ancora –
Va bene così?Ti abbraccio,
Maria Pia Q.
Maria Pia leggo solo ora, davvero vien da dire lo splendore delle parole.
E qui:
“per crescere occorreva essere amati”
la tenerezza e il dolore insieme, quelli veri.
maria pia sarei felicissimo di una possibile sinergia cn te oltre gli ex libris già fatti…
r.m.
Maria Pia, quel suono che carpisci in un verso si fa canto per noi che l’ascoltiamo. Altri suoni attendono di essere tradotti in versi, sono certa che l’attesa non verrà delusa.
ti abbraccio
jolanda
Jolanda, Nadia! sarò felice di continuare quel canto, ed altri ancora: è la vita che si incarica di questo..Vi abbraccio entrambe.
A Roberto: credo anch’io alle sinergie, le sento bene, scriviamoci allora.
Maria Pia