si potrebbe profilare una società del controllo totale, Carla: un passo alla volta, insensibilmente.
fides&ratio
il virtuale è già scambiato per vita reale mentre si perdono progressivamente i colori,le sfumature, gli sguardi, le impercettibili trasformazioni di chi crediamo di conoscere
mentre non siamo che pixel lasciati su uno schermo.
basta che manchi la corrente per perdersi …
non so se si ritornerà, o meglio se andando avanti riusciremo a riconquistare il reale:
sperare è quasi una malattia ormai, non se ne può fare a meno, nonostante oggettivamente le speranze siano ridotte a nulla 🙂
il virtuale ha sottratto all’essere umano le tre esse fondamentali: sensorialità, sensibilità, sensualità.
(cfr. tomàs maldonado, reale e virtuale, feltrinelli).
Fides e Lucy, grazie.
ogni tanto bisogna guardarsi negli occhi, se ce li abbiamo ancora.
PerlaNera
Se matrix fosse realtà?
Già è realtà…non perchè ciò che vediamo e tocchiamo è illusione. La natura, gli oggetti, le persone esistono realmente.Quello che non esiste è il potere di essere padroni di se stessi e delle proprie azioni. Certo disponiamo del libero arbitrio, ma questo può operare solo su un reticolato precostituito e prestabilito di percorsi, come in un labirinto. Chi ha disegnato lo schema e guarda dall’alto la pedina, già sa dove andrà a finire a seconda della direzione scelta. La pedina, invece,che si muove non conosce la meta o , peggio, non ha consapevolezza di essere in un labirinto e ha la convinzione di conoscere o di poter programmare la meta. Bhè..le pedine siamo noi…l’autore del labirinto? Di sicuro qualcuno di natura superiore, ad ognuno la libertà di chiamarlo come gli pare.
Ah! Dimenticavo …io sceglierei la verità, la conoscenza, uscire dal virtuale e vivere nel “reale” …anche perchè già l’ho fatto. Non ho la facoltà dell’ingegnere del labirinto, ovvero osservare i percorsi dall’alto, ma almeno ora so che ne faccio parte. Ho scelto la consapevolezza, anche se è una strada difficile e di soffernza. E’ molto più semplice illudersi…il detto “beata ignoranza” non ha torto, ma la mia coscienza insegue la conoscenza.
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terrificante è dir poco…
fortuna che è solo un film
e che ancora esistono i boschi
e tutto il resto…
ciò che è tangibile è reale.
si potrebbe profilare una società del controllo totale, Carla: un passo alla volta, insensibilmente.
il virtuale è già scambiato per vita reale mentre si perdono progressivamente i colori,le sfumature, gli sguardi, le impercettibili trasformazioni di chi crediamo di conoscere
mentre non siamo che pixel lasciati su uno schermo.
basta che manchi la corrente per perdersi …
non so se si ritornerà, o meglio se andando avanti riusciremo a riconquistare il reale:
sperare è quasi una malattia ormai, non se ne può fare a meno, nonostante oggettivamente le speranze siano ridotte a nulla 🙂
buonanotte, fabry
f&r
il virtuale ha sottratto all’essere umano le tre esse fondamentali: sensorialità, sensibilità, sensualità.
(cfr. tomàs maldonado, reale e virtuale, feltrinelli).
Fides e Lucy, grazie.
ogni tanto bisogna guardarsi negli occhi, se ce li abbiamo ancora.
Se matrix fosse realtà?
Già è realtà…non perchè ciò che vediamo e tocchiamo è illusione. La natura, gli oggetti, le persone esistono realmente.Quello che non esiste è il potere di essere padroni di se stessi e delle proprie azioni. Certo disponiamo del libero arbitrio, ma questo può operare solo su un reticolato precostituito e prestabilito di percorsi, come in un labirinto. Chi ha disegnato lo schema e guarda dall’alto la pedina, già sa dove andrà a finire a seconda della direzione scelta. La pedina, invece,che si muove non conosce la meta o , peggio, non ha consapevolezza di essere in un labirinto e ha la convinzione di conoscere o di poter programmare la meta. Bhè..le pedine siamo noi…l’autore del labirinto? Di sicuro qualcuno di natura superiore, ad ognuno la libertà di chiamarlo come gli pare.
Ah! Dimenticavo …io sceglierei la verità, la conoscenza, uscire dal virtuale e vivere nel “reale” …anche perchè già l’ho fatto. Non ho la facoltà dell’ingegnere del labirinto, ovvero osservare i percorsi dall’alto, ma almeno ora so che ne faccio parte. Ho scelto la consapevolezza, anche se è una strada difficile e di soffernza. E’ molto più semplice illudersi…il detto “beata ignoranza” non ha torto, ma la mia coscienza insegue la conoscenza.
credo anch’io che riconoscere il labirinto sia la prima mossa.
Calvino la pensava nello stesso modo, con la sua famosa sfida.